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'Italians', Speciale Paris Saint-Germain: il punto annuale su Ibra, Verratti, Thiago Silva e Lavezzi

Un riassunto sulla prima stagione affrontata in Francia, culminata con la vittoria del campionato

ITALIANS SPECIALE PARIS SAINT GERMAIN IBRAHIMOVIC THIAGO SILVA VERRATTI LAVEZZI / ROMA - Li abbiamo monitorati settimanalmente.
Delle loro gare abbiamo dato voti, giudizi e opinioni cicliche.
Siamo arrivati alla fine del campionato (mancano due partite alla conclusione della Ligue 1) ma oramai il dado è tratto e possiamo anticipatamente riassumere le prestazioni degli ex giocatori del campionato italiano, protagonisti con il Paris Saint-Germain.


ZLATAN IBRAHIMOVIC (32 presenze, 27 gol, 9 assist): nonostante tutto, lo svedese ha fatto la differenza.
Lo ha fatto anche in quel di Parigi, settimanalmente.
Dalla Madonnina del Duomo di Milano ai Gargoyles di Notre-Dame, il passo è stato piuttosto breve.
Il gigante Ibra, sul piano tecnico-tattico, si è ambientato subito.
Lui ha preso per mano la squadra, distribuendo gol a destra e a manca.
Nonostante le prime tre gare stagionali culminate con tre pareggi abbiano lasciato un po' di perplessità iniziale, dalla quarta gara del campionato il ritmo è cambiato: la vittoria 2-1 a Lille dà la dimensione effettiva del gigante svedese, autore di una doppietta scaccia-crisi.
Il picco di rendimento lo ha avuto tra la quattordicesima e la diciassettesima giornata: 7 gol e 3 assist in 4 partite.
Impressionante, come la paura che incute ai difensori avversari che, contro di lui, sanno già di dover fare del lavoro extra e mai ben ripagato.


MARCO VERRATTI (26 presenze, 0 gol, 4 assist): è il giocatore che destava maggiore curiosità.
Passare dal campionato di Serie B alla Ligue 1 non è facile, anche per un diciannovenne di bellissime speranze.
Il suo potenziale è stato espresso degnamente nelle prime giornate del campionato, in cui forse ha dato il meglio di sé.
Col passare dei mesi, l'asticella del rendimento si è proggressivamente abbassata, livellandosi a cavallo della sufficienza.
Un calo fisiologico sì, ma non solo quello.
In mezzo si sono interposti problemi di spogliatoio, complice il carattero piuttosto introverso del giocatore.
A ciò si è unita una mancata interpretazione sul campo delle indicazioni di Carlo Ancelotti, il quale ha sempre invocato una gestione più veloce della palla senza troppi virtuosismi.
Il peso del doppio impegno campionato-Champions ha dato sicuramente qualche difficoltà in più.
Di certo c'è che Verratti ha comunque ben figurato alla sua prima stagione in un top club.
La presunzione di aver un campione già fatto e formato è stata ridimensionata.
Il suo potenziale, invece, è ancora lì, tutto da esprimere.

THIAGO SILVA (22 presenze, 0 gol, 0 assist): Prima le Olimpiadi e poi l'infortunio alla coscia, hanno minato la sua prima - per molti unica - stagione al Psg.
Il brasiliano, tuttavia, è il giocatore che più ha portato equilibrio alla difesa parigina.
La costante classe e l'innata attenzione tattica non sono mancate al Parco dei Principi, così come negli altri stadi di Francia.
Poco importa se il suo errore dal dischetto, contro l'Evian, ha interrotto il cammino nella coppa nazionale.
Grazie a lui, tutti i compagni di reparto hanno fatto bella figura.
Solo in rarissime occasioni non ha centrato il 6 in pagella.
Per il resto, i 40 milioni spesi la scorsa estate, sono stati ben ripagati, dal primo all'ultimo centesimo.


EZEQUIEL LAVEZZI (26 presenze, 3 gol, 7 assist): i suoi più acerrimi detrattori gli criticavano l'assenza di una vena realizzativa.
In Francia, alla sua prima stagione, è andata complessivamente peggio da questo punto di vista.
Dopo un avvio non facile (con conseguente stop di tre turni) e un po' di tribuna, l'argentino ha ritrovato la giusta linfa.
Le sue prestazioni si sono attestate al di sopra della mera sufficienza fino a febbraio concluso.
Col mese di marzo, dopo aver contribuito al passaggio del turno di Champions League contro il Valencia, l'ex Napoli si è perso.
La condizione atletica ha iniziato a mancare, compromettendo così la sua resa in campo.
Il solito perpetuo movimento si è reso nullo, praticamente fine a sé stesso.
Nonostante tutto, Lavezzi ha sempre goduto della fiducia di Ancelotti che, anche nell'ultimo periodo, lo ha sempre schierato titolare.

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