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  • Roma, conferenza Totti: "Lascio non per colpa mia. Dico la verità, qui non posso stare"
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Roma, conferenza Totti: "Lascio non per colpa mia. Dico la verità, qui non posso stare"

Al Coni la 'Bandiera' giallorossa ha annunciato il divorzio dal club capitolino

ROMA CONFERENZA TOTTI / E' il Totti-day. Al Coni  la 'Bandiera' giallorossa ha annunciato il divorzio dal club capitolino dopo 30 anni - e 18 anni dopo il gol scudetto al Parma - rispondendo inoltre alle domande dei numerosi cronisti presenti, tra cui l'inviato di Calciomercato.it che ha seguito in diretta l'evento:

Entra Totti in sala presentato da Paolo Condò: "Vorrei ringraziare il presidente Malagò per avermi dato questa possibilità in questo bel luogo. La comunicazione è meno bella: alle 12.41 del 17 giugno 2019 ho mandato una mail al CEO della Roma dove scrivo alcune frasi per me impensabili, inimmaginabili. Ho dato le mie dimissioni dall'AS Roma e speravo che questo giorno non arrivasse mai, invece è arrivato. E' un giorno brutto e pesante per me ma viste le condizioni era giusto prendere questa decisione brusca: non ho mai avuto la possibilità di lavorare nell'area operativa con la Roma. E una decisione pensata tanti mesi ma è la più giusta perchè davanti a tutti deve esserci la Roma: oggi non devono esserci fazioni pro Totti, pro Pallotta, pro Baldini. Ci deve essere un unico obiettivo: è normale che presidenti, allenatori, giocatori passano, le bandiere no! Non è stata colpa mia prendere questa decisione". 

"Non ho mai pensato chi me l'ha fatto fare, Roma è una seconda casa, quasi una prima visto il tempo passato a Trigoria. Ho sempre voluto portare in giro questi colori, per far fare bella figura alla Roma". 

"Non è mai stata colpa mia perché non ho mai avuto la possibilità di esprimermi. Il primo anno ci può stare, il secondo già avevo capito cosa volevo fare e non ci siamo mai trovati. Sapevano le mie intenzioni, sapevano che volevo dare tanto a questa società ma loro non hanno mai voluto, mi tenevano fuori da tutti". 

MESSAGGIO ALLA GENTE - "Alla gente di Roma devo dire solo grazie per come mi hanno sempre trattato, c'è stato reciproco rispetto in campo e fuori. Posso dire di continuare a tifare questa squadra, è la più importante del mondo. Vederla in questo momento di difficoltà mi rattrista, mi dà fastidio. La Roma è Roma. Da fuori continuerò a tifarla: è un arrivederci, non è un addio. Da fuori, da Francesco non è possibile vedere Totti fuori dalla Roma: mi dà fastidio. Nel momento in cui un'altra proprietà punterà forte su di me, io sarò sempre pronto. In questo momento ci sono diverse cose che posso fare, valuterò tutte le offerte che ci sono sul piatto e quella che mi farà staare meglio la prenderò con tutto il cuore: se prenderò una decisione, sarà quella definitiva. Non c'è stato un colpevole: è stato fatto un percorso, non è stato rispettato e alla fine c'è stata questa scelta". 

CONTRATTO - "Tutto sanno che mi hanno fatto smettere. Avevo un contratto di sei anni da dirigente, sono entrato in punta di piedi. Promesse sono state fatte tante, ma non sono mai state mantenute. Con il passare del tempo poi giudichi, valuti, anche io ho un carattere, una personalità, non sto a fare quello che mi dicono di fare. L'ho fatto per la Roma ma con il passare del tempo non mi andava di mettermi a disposizione di persone che non hanno mai voluto che io facessi questa cosa". 

ROMANI - "E' stato un pensiero fisso di alcune persone levare i romani dalla Roma. Alla fine è prevalsa la verità, sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da otto anni a questa parte, da quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. Hanno voluto questo e ci sono riusciti". 

BALDINI  - "Il rapporto non c'è mai stato e mai ci sarà. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io: troppi galli a cantare non servono in una società, sono troppe voci che fanno solo danni. Ognuno deve fare il suo. L'ultima parola spettava sempre agli altri". 

ROMA - "Tutti sappiamo i problemi reali di questa società, soprattutto il FFP con giocatori da vendere entro il 30 giugno. Hanno fatto la scelta di vendere i giocatori più forti, più blasonati: è più facile prendere soldi con loro. Bisogna essere trasparenti con i tifosi: bisogna dire la verità, l'ho sempre detto ai dirigenti. Un anno fa ho detto che la Roma sarebbe arrivata 4-5 e la Juve avrebbe vinto il campionato a dicembre: mi hanno detto che sono incompetente e di togliere i sogni ai tifosi. Se dici la verità non puoi essere attaccato: siccome sono trasparente non posso stare qua dentro". 

PESO - "Mi è pesato tantissimo perché il giocatore trova sempre una scusa. L'assenza, la lontanza della dirigenza crea un danno: il presidente deve essere più sul posto. Quando vedono il capo, i giocatori, i direttori, tutti stanno sull'attenti. Lavora come dovrebbe lavorare. Quando non c'è il capo, fanno tutti con chi gli pare". 

PERCORSO DI CRESCITA - "Se ho preso questa decisione è perché non ho potuto fare niente, non mi sono sentito operativo nel progetto, soprattutto nell'area tecnica dove penso di capire un po' di più rispetto ad altre persone che stanno a Trigoria. Io non voglio fare altre cose: penso che questo lo so fare bene, anche sbagliando. La faccia l'ho sempre messa e continuerò a farlo anche quando le cose vanno male, come è successo quest'anno". 

FONDO QATAR - "Ho girato spesso vari continenti, soprattutto gli emiri, ci sono tante persone che vorrebbero fare tanti investimenti. Ma io finchè non vedo nero su bianco non ci credo. Ma posso dire che la Roma è amata e stimata in tutto il mondo e tutti la vorrebbero prendere. Ma non mi posso esporre perché non so niente di tutto ciò". 

ULTIMA GOCCIA - "Ormai il vaso si era riempito. Tante cose mi hanno fatto pensare, solo quando erano in difficoltà mi chiamavano. In due anni avrò fatto 10 riunioni: come se mi volessero accantonare. Ho cercato in tutti i modi di mettermi a disposizione, ma vedevo che dall'altra parte era diverso il pensiero". 

COSA SERVE PER TORNARE - "Serve un'altra proprietà, poi dipende se quest'altra proprietà mi chiama, crede nelle mie potenzialità. Non ho mai fatto e mai farò del male alla Roma che viene prima di tutto, anche in questo momento. Staccarmi dalla Roma per me... oggi potevo anche morire, era meglio. Per il bene di tutti è meglio che mi stacco io: tanti dirigenti hanno sempre detto che sono troppo ingombrante per questa società". 

OFFERTA DIRETTORE TECNICO - "Di soldi non ho mai parlato e non ho mai chiesto niente. Ho chiesto di fare il direttore tecnico perché su questo ho competenze. Non ho mai detto di voler fare tutto: ho chiesto di metterci la faccia, di decidere... ma se poi decidono . Non sono andato a Londra perché mi hanno avvertito due giorni prima, con allenatore e direttore sportivo già fatto: che vado a fare? L'unico allenatore che ho chiamato è stato Antonio Conte, gli altri non li ho mai sentiti. Ho fatto parlare, ho sentito... una persona sola ho chiamato: Antonio Conte. Che dicono che ho chiamato Gattuso, ecc e tutti mi hanno detto di no e l'unico che non ho chiamato hanno fatto allenatore, io per stupido non ci passo. Tornare senza Baldini con questa proprietà? No! Quello che è successo e succeso: se volevano fare questa scelta, potevano farla prima. Non ho niente contro Pallotta o Baldini: è una scelta che a malincuore, rispetto". 

PAROLE PALLOTTA - "L'unico allenatore che ho chiamato è Claudio Ranieri. L'ho fatto con Fienga che ringrazio pubblicamente perché è l'unico della società che ha messo la faccia e mi ha detto che se dovesse comandare avrei fatto il DT. Se non ci fosse stato lui, sarei rimasto come al solito. Ringrazio Ranieri che ha fatto il massimo: è un uomo vero, appena l'ho chiamato mi ha detto "domani sono a Trigoria". Penso sia doveroso ringraziarlo oggi. Io dico la verità, non mi serve dire bugie". 

FIENGA - "Me l'ha detto tre mesi fa che mi avrebbe fatto fare il direttore tecnico. Quando hai dall'altra parte una ersone che ti mette il bastone tra le ruote sempre... io non sono scemo. Hanno scelto tutto loro, se le cose vanno male io che faccio? Con Conte sarei rimasto, ma lo avrei fatto anche se mi avessero chiamato prima di scegliere l'allenatore, se mi interpellavano e dimostravano di aver fiducia in me. Con Conte ho successo perché lo abbiamo fatto io e Fienga, prima di interpellare Pallotta. Antonio ci aveva dato l'ok, lo avevamo visto e sentito parecchie volte e poi ci sono stati di problemi e ha cambiato idea. Ma è stata una cosa mia e di Fienga". 

DE ROSSI - "A settembre gli ho detto: se volete che smetta, diteglielo subito, perché è una bandiera e va rispettata.

Poi le cose si sono complicate, il problema di Trigoria: le cose vanno fatte subito, la genta ha paura di prendere decisioni. Deve esserci uno solo che comanda. Con De Rossi ci ho parlato da amico: gli ho detto guarda oltre perché penso che questo è il tuo ultimo anno. In quel momento ero amico di Daniele e gli davo dei consigli per fargli capire che poteva esserci un problema e, infatti, il problema è arrivato. Questa cosa non capisco se è voluta o perché non ci pensano: ma da quello che ho capito, era quello che hanno semrpe voluto, levare i romani dalla Roma". 

SARRI - "Mai contattato. Era il pallino di qualcuno. Non è venuto? E' una domanda da fare a chi lo voleva. Sarri era il pallino di quella persona che tu stai dicendo. E' un grande allenatore, che avrebbe fatto comodo se fosse venuto. Anche per lui c'erano un po' di problemi con il club, ma stiamo parlando del nulla. Parliamo dell'attualità: Fonseca deve trovare un ambiente sereno, una strada percorribile, ma senza intoppi. Deve essere bravo, è un grande allenatore, ha fatto bene. Spero che possa fare bene con questa squadra". 

CONTE NO ALLA ROMA - "Conte ha detto no perché doveva fare rivoluzione e lui voleva invece una continuazione. Qua ci sarà una rivoluzione: bisogna vendere e fare una squadra dal quarto posto in più. Stadio? Verrò: rimarrò tifoso della Roma, può darsi anche che andrò in Curva Sud. Magari la partita non la vedrò, mi metto una parrucca. Prendo Daniele e insieme andiamo in Curva Sud a vedere una partita". 

RIMPROVERI -  "Totti non poteva cambiare la Roma, poteva dare un contributo. Sono state fatte tante promesse, reali pochi: da tifoso mi dispiace, perché da tifoso ho dei sogni, competere ad alti livelli, anche se non vincevi il campionato lottavi. Purtroppo ci sono dei problemi economici e bisogna vendere giocatori importanti non quelli della primavera e la squadra si indebolisce". 

ROMANI IN SOCIETA' - "Se io fossi presidente della Roma e ho due bandiere come Totti e De Rossi, gli darei in mano tutto: per quello che hanno fatto, per comportamento, perché sanno che cos'è la romanità. Lui si contorna di persone sbagliate: ma se sbaglio per otto anni, una domanda me la posso fare da solo? In questo momento non ci sono altre risposte". 

PUGNALATO - "Sì, mi hanno pugnalato dentro Trigoria. Ci sono ersone che fanno il male della Roma. Pallotta certe cose non le sa e si fida sempre di queste persone. Conosco tutti gli spostamenti di tutti, dall'usciere al vicepresidente, so come va gestita Trigoria, ma non perché sono più bravo ma perché ci sono cresciuto. Ognuno fa il bene di se stesso... come fa andare avanti una società. Poi a Boston arriverà un decimo di verità". 

BALDISSONI - "E' stato un dirigente della Roma, ha cercato di dirizionarmi non so dove ma mi ha direzionato. Mi ha aiutato sotto alcuni punti di vista. E' vicepresidente, è una carica importante". 

TOTTI POCO PRESENTE - "Loro quando io faccio partite nel mondo, loro lo sanno e mi hanno dato la disponibilità dicendo che era una cosa importante perché faccio girare il nome della Roma. Anche gli altri dirigenti vanno in vacanza, ma non li conosce nessuno e non hanno di questi problemi. Sono stato fuori tre giorni: lunedì era riposo, martedì e mercoledì sono stato fuori, giovedì ero a Trigoria... nella settimana del derby. Mail? Io mi fido al 100% di Daniele De Rossi, che lui non sia stato a dire certe cose. Ci metto la mano sul fuoco. Verità? Qualcosa mi tengo, altrimenti avrei altro da dire". 

RAPPORTO DIRETTO CON PALLOTTA - "Le ultime settimane ha cercato in tutti i modi di trattenermi, sempre indirettamente. In due anni non ho mai sentito nessuno: né Pallotta, né Baldini. Tu cosa penseresti?"

VINCERE - "Se restano 10 anni? Speriamo che vincano qualcosa. Se lui un giorno dovesse diventare presidente della Roma, mi chiamerà: tutti dicono che è mio amico, avrò un po' più di potere. Quando dicono io una cosa, non va bene perché gli altri non stanno davanti a tutti. A me non serve stare davanti a tutti".

PESO - "Sono stato un peso per questa società, mi hanno detto che sono troppo ingombrante, sia da calciatore che da dirigente". 

STADIO - "Pallotta è qui per lo stadio o per la Roma? E' una domanda da fare a lui. E' una risposta sua personale, non posso entrare nel suo pensiero. Per rispetto non rispondo". 

DIRETTORE TECNICO IN UN ALTRO CLUB - "Non resto disoccupato. Valuterò alcune offerte che ci sono state da squadre italiane, una stamattina. Prendo in considerazione tutto. Direttore tecnico di Juve e Napoli? Ora non esageriamo. Fifa e Federazione mi hanno contattato. Tante cose le ho sapute leggendo i giornali... di alcuni giocatori, di alcuni allenatori: pensa un po' che considerazione!"

GRAZIE PALLOTTA - "Grazie perché mi ha dato la possibilità di poter restare alla Roma, di far conoscere un'altra realtà. Facendo il dirigente ho potuto conoscere tante altre cose che mai avrei potuto conoscere. Io non sputo nel piatto dove ho mangiato. Lui è il presidente e spero che porti la Roma più in alto possibile. Ora deve essere bravo a riconquistare la fiducia della gente e spero che chi sta vicino a lui possa dargli indicazioni giuste". 

PERCHE' NON VIENE PALLOTTA - "Non so perché non viene: gli ho parlato solo una volta, quando ho smesso che sono andato a Londra dove c'erano lui e Baldini". 

17 GIUGNO - "E' una data casuale". 

EFFETTO - "Deve essere un effetto positivo, deve capire quali sono i problemi. Speravo di poterglieli dire, ma non c'è stata la possibilità. Non sto qui per andare contro Pallotta, la Roma è la Roma". 

FLORENZI E PELLEGRINI - "Florenzi non l'ho sentito, ho sentito Lorenzo e gli faccio i complimenti per ieri. Non ci credeva, ma ci crederà. A lui gli ho promesso tante cose e spero che queste cose possano avverarsi. E' un ragazzo speciale, forte, una persona pulita che può dare tanto a questa maglia. E' tifoso della Roma e qualche romano in squadra serve sempre perché a vedere dopo una sconfitta un giocatore ridere, girano le p..., o a vedere qualche dirigente che è contento che si perde. Se sei unito non deragli, vai diritto fino alla fine".

NAZIONALE - "Mancini ti saluta, ringrazia (scherza, ndr). Ha una grande Nazionale e deve essere bravo a portarla sul tetto d'Europa. E io che faccio l'ambasciatore, spero di portargli fortuna". 

LEVARE IL CUORE ALLA ROMA - "Per me non si rendono conto, non vivono la quotidianità. Non sanno niente di Roma. Stando qua sul posto è totalmente diverso. Loro che stanno dall'altra parte del mondo, gli arriva l'1% di quello che succede qua". 

RABBIA - "Non ho nessuna rabbia. Sto spiegando perché mi sono dimesso. Se dovessi avere la possibilità di rientrare con un'altra proprietà, sarò dirigente a 360°. Mi dispiace dirlo qua, che non c'era bisogno: se avessero fatto quello che avevo chiesto non mi sarei dimesso". 

FEDE - "Quella non la posso cambiare per la Roma. La fede viene prima di tutto: ma non farò come altre persone e non mi espongo più di tanto. Rispetto al 100% verso il mio popolo perché resterà sempre il mio popolo".

CORDATA - "Non so niente io". 

MONCHI - "Tornavo dalle vacanze, il primo anno che ho smesso, mi hanno chiesto un parere su un giocatore e io gli ho detto che non andava bene per la Roma, perché non era adatto al 4-3-3 di Di Francesco e perché era reduce da troppi infortuni. E ho detto che pensavo si dovesse andare a prendere un altro giocatore e alcuni dirigenti hanno detto che io andavo sempre contro... non mi chiedete il nome del giocatore che mi sembra brutto. Io avrei fatto un'altra scelta e sicuramente ci avrei azzeccato... è dell'Ajax. Monchi non l'ho più sentito". 

PROGETTO - "Dopo una semifinale di Champions, l'anno successivo penso che dovresti andare in finale. Di Francesco ha chiesto 4-5 giocatori, non glieli hanno mai presi. Non sto difendendo l'operato del mister, ma le cose si deve sapere. E' troppo facile nascondersi. Il mister avrà sbagliato, ma dopo la semifinale di Champions ha chiesto 4-5 giocatore: non è arrivato nessuno".

NUOVI ACQUISTI - "Io direi la verità, cosa troverebbe venendo qua. Io dico le cose belle e le cose brutte, poi la decisione spetta a te. Le cose belle? La città, la Roma, mare, montagna, sole e i tifosi della Roma perché sono i più belli di tutti". 

 

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