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Calciomercato Juventus, Buffon lascia: "Domenica l'ultima, ho varie proposte. Nazionale? No"

Il portiere bianconero incontra la stampa all'Allianz Stadium

CALCIOMERCATO JUVENTUS BUFFON / Ci siamo. Nella sala stampa dell'Allianz Stadium di Torino, il portiere della Juventus Gianluigi Buffon incontra la stampa in quella che salvo clamorosi (ed al momento impensabili) colpi di scena sarà la sua ultima conferenza da calciatore bianconero. Come raccontato da Calciomercato.it, infatti, Buffon è diviso tra il futuro da dirigente oppure ancora in campo, ma altrove. Ecco le sue parole raccolte dall'inviato di Calciomercato.it.

Gigi Buffon ed il presidente Andrea Agnelli sono appena arrivati in conferenza stampa. Si parte.

Ecco Buffon: "Dopo questa introduzione volevo sicuramente ringraziare il presidente che a parte il ruolo istituzionale per me è realmente qualcosa di più. In questi anni abbiamo condiviso un rapporto unico di vicinanza e amicizia, i fattori che hanno fatto sì che tutto ciò accadesse penso siano quelli dell'onestà, della lealtà e della lotta feroce all'ipocrisia. E questo secondo me è un comun denominatore che ci ha unito. Il fatto che lui sia presente insieme ai vertici della Juventus, il mio agente e Giorgione Chiellini che prenderà i miei gradi di capitano, mi fa veramente piacere. Perché siete necessari anche voi, avete un ruolo importante per veicolare determinati messaggi e al netto delle polemiche e delle incomprensioni dico grazie anche a  voi. Per me è una giornata particolare, ma ricca di emozioni ed alla quale arrivo con tanta serenità e tanta felicità e appagamento. Questi sentimenti sono figli secondo me di un percorso straordinario e bellissimo che ho avuto la fortuna di poter condividere con tante persone che mi hanno voluto veramente bene e questo bene io l'ho percepito giorno dopo giorno e per questo bene ho lottato e ho cercato di fare del mio meglio. Sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus e credo che sia il modo migliore per finire questa grandissima avventura, finirla con altre due vittorie secondo me veramente importanti e finirla secondo me con la vicinanza e l'accompagnamento di Andrea, tutti quanti e il popolo juventino. La mia paura era di arrivare alla fine della mia avventura alla Juve da sopportato o da giocatore che aveva fuso il motore. Posso dire che non è così e sono veramente orgoglioso fino a 40 anni di aver potuto penso esprimere non dico il mio meglio, ma aver espresso sempre in campo prestazioni all'altezza del mio nome e del nome della Juventus. Per me è una grandissima gratificazione e per questo arrivo al saluto in modo tranquillo. Non è scontato per uno sportivo arrivare così. Concludo ringraziando la famiglia Juventus. Io credo che la Juventus abbia preso all'epoca, nel 2001, un talento straordinario. Però devo anche dire che se questo talento si è tramutato in il campione è perché la Juve ha fatto sì che ciò accadesse. Mi ha fatto fare un ulteriore step nella consacrazione. Se a 40 anni sto ancora qua, in campo in questo modo, è solo merito della Juventus che ha un modo di fare totalmente diverso. Questa filosofia l'ho fatta mia e sono sicuro che la userò e la adopererò in futuro anche nel dopo-calcio se dovesse servire, perché è l'unico modo che conosco per arrivare ai risultati e con la felicità di aver nel frattempo gettato il cuore oltre all'ostacolo, questo al di là dei soldi e delle coppe, è stato il più bell'insegnamento che mi ha dato la Juventus e la ringrazierò di tutto".

FUTURO - "L'unica cosa certa è che giocherò sabato una partita. Andrea è a conoscenza di tutto ciò che sta accadendo intorno a me, e anzi è un consigliere del quale non voglio privarmi. Fino a 15 giorni fa era acclaratemente risaputo che avrei smesso di giocare. Adesso penso che sono arrivate delle proposte e delle sfide stimolanti sia in campo che fuori. E la più importante fuori dal campo me l'ha fatta pervenire proprio Andrea Agnelli. Credo che dopo questi tre giorni pregni di emozioni, la prossima settimana dopo due-tre giorni di riflessioni in modo sereno prenderò la decisione definitiva e certa che alla fine sarà quella di seguire un po' ciò che urla la mia indole e la mia natura".

STAGIONE - "Come dicevo prima è stata un'annata snervante, stancante dal punto di vista emotivo anche perché iniziata troppo presto e le emozioni più forti di solito le stagioni le riservano da marzo in poi. Invece già da novembre ci siamo presi un carico enorme con il fallimento del Mondiale. Poi è stata una stagione con dei bassi clamorosi inaspettati e dei picchi incredibili. Tutto questo ha fatto sì che anche la razionalità qualche volta sia venuta meno. Ed è normale che qualche perplessità riguardo lo scudetto dopo Juve-Napoli ci fosse. Dovevamo capire se eravamo ancora noi o se magari questa sensazione di esserci disuniti si sarebbe protratta anche nel finale. Invece penso che per l'ennesima volta abbiamo dato dimostrazione della nostra forza".

FISICO INTEGRO - "Per quanto riguarda un altro anno ancora, ho detto che la prossima sarà la settimana delle decisioni definitive che non cambieranno la mia testa. Fino a 15 giorni fa ero un ex giocatore e l'avevo accettato. Qualsiasi cosa dovesse capitare continuerò ad essere felice e sereno, l'importante era non intaccare questa mezza vita con la Juventus e deludere le aspettative. Per quel che concerne il discorso se potevo continuare o no, avendo fatto mio il modus operandi della Juventus ed avendo condiviso tutto l'anno le nostre impressioni, io sono fermamente convinto che la Juventus, una società seria, debba programmare il futuro. Io sono il primo che lo capisce ed il primo che ha pensato che fosse giusto così. La Juve, non scordiamoci, ha un portiere di un valore eccelso che è almeno quanto il mio e ha 13 anni meno di meno. Questa la Juve più grande di sempre? Non lo posso dire io, non posso mancare di rispetto a quelle che hanno vinto qualcosa di più importante di noi. Però che sia la più testarda e solida sì, lo dicono questi anni di vittorie ininterrotte".

FUTURO IN ITALIA - "Tifo per il Genoa? Non se ne parla. Poteva essere, ma sono cose romanzate tipo il ritorno al Parma, ma niente di più".

SVOLTA - "Nel momento nel quale tutti pensavano che Buffon avesse finito la sua grande carriera, ho deciso dentro di me la forza per dire io voglio che questa grande carriera diventi unica, però bisogna darsi da fare e c'è da voler ancora soffire e durare anche se ho 32 anni, vinto il Mondiale e ho fatto tante cose. Questa sfida ha fatto sì che adesso a distanza di 8 anni siamo qua con tanti trofei in più vinti e tanta soddisfazione in più rispetto ad otto anni fa. All'epoca era impensanbile anche per me. Però sono una persona che si nutre di ambizioni e sogni, però per me l'essenza della vita è quella. Trovare una sfida, poi non importa se vinci o perdi. L'essenza è battersi per un obiettivo".

SENTIMENTO - "C'è grande gratificazione per sentire tutta questa vicinanza da parte della società, ex compagni e persone vicine a me. Poi per il futuro è un'incoscienza, ma non ho paura. O meglio c'è una paura ma moderata, come succede a tutti quando si prospetta un cambio di abitudini. Ma vivo per togliermi anche dalle zone di comfort per trovare avventure in cui misurarmi.

E le sfide non mi hanno mai fatto paura, anzi mi hanno sempre stimolato".

FUORI DAL CAMPO - "Penso che un periodo di formazione per capire cosa vuol dire stare all'esterno del prato verde significa secondo me anche vagliare quelle che possono essere gli interessi predominanti e quindi il tipo di indirizzo specifico da prendere"

NAZIONALE - "Ho detto che se Buffon era diventato un problema tre mesi fa, non oso pensare cosa sia diventato ora ed in futuro. Diventa qualcosa di estremamente complicato e dal quale voglio tenermi lontano perché non penso di meritarlo. E penso che la Nazionale abbia già grandi, giovani portieri che hanno bisogno di fare le loro esperienze".

COSA TI DEVONO OFFRIRE PER GIOCARE ANCORA? - "Si va in base a percezioni, ciò che ti trasmette, l'importanza che puoi avere in un certo progetto, gli stimoli che potreste avere e poi il mio stato anche di forma fisico. Sono tante le riflessioni che devo fare, senza lasciarmi prendere all'impeto del momento. Sicuramente non sono uno che vuole o pensa che sia giusto andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza-quarta fascia perché sono un animale da competizione ed in quel contesto non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio".

PROPOSTE FUORI DAL CAMPO - "Mi inorgoglisce, ma per il tipo di carattere che ho non voglio mai dare delusioni a chi crede in me. Il giorno in cui avrò la certezza di intraprendere un altro ruolo, lo voglio fare con la pienezza della conoscenza del ruolo. Sento forte la responsabilità di non tradire la fiducia degli altri".

SQUALIFICA DOPO MADRID? - "Penso sia anche giusto. Non il comportamento in campo perché anche l'arbitro penso abbia decretato un'espulsione per la quale non si conosce la ragione, anche voi dovreste porre un interrogativo a un'azione che non trova un riscontro coerente. Mentre per quello che ho esternato fuori dal campo l'ho detto anche qualche giorno dopo. È evidente che abbia trasceso e di quello ne sono estremamente dispiaciuto perché in 23 anni di Champions non sono mai stato espulso o squalificato e penso di aver avuto sempre una condotta educata e sportiva con tutti. Era una situazione particolare. A distanza di giorni ho detto che il Buffon di quella sera, con i sentimenti e l'animo dilaniato di quella sera, non poteva non dire quelle cose. Passati quei giorni, è chiaro che mi sia dispiaciuto aver offeso l'arbitro, che è un essere umano che fa un lavoro difficile. L'avessi visto due giorni dopo, lo avrei abbracciato chiedendogli comunque di essere un po' più calmo. Ma niente di più. Io non sono uno che porta rancore ed in situazioni normali sono più tranquilli".

SOGNO DI DIVENTARE DIRIGENTE JUVENTUS - "Che la Juve per me rappresenti famiglia, penso sia sotto gli occhi di tutti. Che io possa essere onorato di essere percepito come uno della famiglia in questi anni e giorni, penso che Andrea me l'abbia fatto sentire con tanta forza. Però devo dire anche che la Juventus è una società che programma il futuro che è un futuro come il presente e il passato, ovvero vincente. Se un giorno sarò considerato un elemento sul quale si può fare affidamento, è chiaro che per me la Juventus ha la precedenza su tutto. Però questa non può essere un'imposizione o una cosa che posso sentire di diritto. Io con la Juve mi sento in pari e un gesto in più sarebbe una cosa ulteriore nei miei confronti".

FUTURO - "Se ho pensato a qualcosa lontano dal calcio? Beh, sì. Analizzando la stagione prima mi sono dimenticato un dettaglio. Anche emotivamente mesi come febbraio, marzo sono stati molto pesanti. Perché l'elaborazione del ritiro è una cosa molto difficile da elaborare. Poi da aprile veramente sono tornato come nei giorni migliori. Grazie veramente all'appoggio di tutte le componenti. E in quel periodo ed in questo periodo ho pensato che se dovessi smettere di giocare, probabilmente anche sei mesi sabbatici non mi farebbero male e poter ripristinare una situazione sentimentale normale che invece in questo momento è presa un po' d'assalto".

PREMIER LEAGUE - "È inutile continuare, come giusto che sia il vostro mestiere. Ho ricevuto qualche proposta molto interessante, per il campo e fuori. La prossima settimana, a bocce ferme e in una situazione emotiva tranquilla, deciderò quella che è la soluzione migliore per me. Ora fare il toto-squadre non ha senso. Ha senso che se decidessi di continuare, è perché ho voglia di continuare a lottare".

SZCZESNY - "Cosa gli lascio in eredità? È un ragazzo veramente intelligente. Dal primo giorno era anche un po' incuriosito dal modo in cui si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. Però oltre me ha avuto tanti esempi da cui attingere".

ULTIMA PARTITA - "La voglio vivere normalmente, come sono abituato a vivere io i grandi eventi e le situazioni pregne e dense. Io non credo niente se non quello che già mi è stato dato. Il rispetto, la stima, l'affetto, il sentire che sono stato sempre percepito come uno della Juve e uno da Juve e per me questa è la più grande vittoria. Poi per le celebrazioni non sono un soggetto adatto. Già da bimbo mi scocciava fare il compleanno per non essere al centro dell'attenzione. Alle persone va fatto sentire l'amore, il sentimento, il rispetto quando sono vive non quando sono morte. E per me tutto quello che c'è stato e ci sarà fino a sabato è tra le cose che mi porterò via. Altri tipi di manifestazione non ne ho bisogno perché ne ho già avute".

UN ANNO DA VICE? - "Con Agnelli ho parlato veramente di tutto. Però un giocatore come me che si è sempre professato juventino e ha sempre sottoscritto con forza il modo di pensare e programma della Juve, secondo me è cosa buona e intelligente capire quando è il momento. Questo è importantissimo. La Juve ha un portiere che vale me e ha 27 anni. La mia presenza metterebbe solo problemi, paragoni, e io non posso vivere situazioni di disagio. La fine è stata talmente bella e condivisa, che più di così... Mi sento veramente fortunato ad aver avuto questo tipo di fine".

FINE DI UN CICLO? - "Se pensassi una cosa simile sarebbe grave, vorrebbe dire che non ho capito nulla in questi anni di Juve. La Juve ha avuto talmente tanti grandi portieri che se io avessi solo la minima idea di pensare che la Juve chiuda un ciclo senza di me, sarei da rinchiudere. C'è una famiglia che da 95 anni guida questa squadra con questi risultati, penso che abbia dalla sua la forza della storia. Io sono stato solo una piccola parte. La Juventus è una società che programma con largo anticipo le stagioni. Sapeva che ci sarebbe stato il mio addio prima o poi e non si sono fatti trovare impreparati. Continueranno e vinceranno magari anche di più. Perché gli obiettivi più ambiziosi arriveranno".

CHIELLINI - "Abbiamo vissuto in simbiosi per 13 anni nello spogliatoio ed in campo. Sappiamo perfettamente, abbiamo sviluppato la modalità con la quale si raggiungono i risultati. Giorgio rappresente quello che deve essere il capitano della Juventus. Gli faccio un in bocca al lupo speciale e pieno d'affetto. È sempre stato un punto di riferimento e sono sicuro che farà il meglio per rispondere alle esigenze della Juventus".

NAZIONALE - "No, il 4 giugno non ci sarò. La Nazionale è un'altra parentesi che ha rappresentato la mia vita calcistica.  Non ho bisogno di altro tipo di attestati di stima, affetto e celebrazioni varie. Come detto prima, le persone vanno rispettate e onorate se si pensa che abbiano un valore quando son vive e non morte".

CASILLAS - "Se ci ho parlato? Non l'ho sentito. Però ci tengo a sottolineare che probabilmente, magari per difetto mio, mi sembra una valutazione un po' diversa. Nel senso che qui hai persone che realmente sono vicine e che pensano che quello che accadrà dopo sabato sarà la cosa più giusta per tutti. Iker col Real non so come si siano lasciati".

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