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Liverpool-Roma, ESCLUSIVO Dossena: "Che ricordi a Anfield, pari chances di passare"

L'ex Reds: "Gli inglesi concedono tanto in fase difensiva"

ESCLUSIVO LIVERPOOL-ROMA DOSSENA/ La Roma è la rivelazione della Champions League e, dopo la straordinaria affermazione contro il Barcellona, vuole giocarsi tutte le sue chances per continuare la sua avventura nella più importante competizione europea per club. L'avversario è suggestivo, il Liverpool che evoca brutti ricordi nella storia giallorossa. Sullo scenario di Anfield, le aspettative tattiche della doppia sfida, Calciomercato.it ha intervistato Andrea Dossena, terzino sinistro dei Reds dal 2008 al 2010.

Conosci bene l'"effetto Anfield", che insidie troverà la Roma da questo punto di vista. Come pensi che i giallorossi affronteranno la pressione ambientale nella gara d'andata?

"Anfield per l'Inghilterra e forse per tutta Europa non è semplice da affrontare ma la Roma, anche se non è abituata a giocare una semifinale di Champions, ha tanti Nazionali che sanno comportarsi nei grandi palcoscenici. I giallorossi poi avranno tanta adrenalina dopo la qualificazione storica ottenuta contro il Barcellona"

Uno dei giocatori-chiave della doppia sfida è Mohammed Salah, t'aspettavi che l'egiziano avesse un impatto così importante nel Liverpool?

"Sinceramente no perchè aveva già giocato in Premier League con la maglia del Chelsea senza essere così determinante. A mio avviso, il grande merito è di Klopp che ha valorizzato sempre gli attaccanti con il suo gioco, basta ricordarsi di Reus e Aubameyang nel Borussia Dortmund. Il suo è un gioco molto veloce, con ripartenze devastanti. Salah ha caratteristiche ideali per il calcio proposto da Liverpool a differenza per esempio di Balotelli che in estate veniva spesso accostato ai Reds. Non ho mai creduto che Balotelli potesse andare al Liverpool proprio perchè non si sposa con la filosofia di gioco di Klopp"

Dal punto di vista tattico, che partite t'immagini soprattutto dopo le vincenti mosse tattiche di Di Francesco contro il Barcellona?

"M'aspetto una sfida molto aperta, il Liverpool è devastante in fase offensiva ma concede tanto agli avversari. I Reds sono migliorati in fase difensiva dopo il mercato di gennaio con l'acquisto di Van Dijk ma ci sono le possibilità di fargli male.

La Roma dovrà essere attentissima sulle coperture preventive e colpire nel momento opportuno come sappiamo fare noi italiani. Il Liverpool soffre le giocate viste col Barcellona, la palla in profondità a bucare la linea difensiva avversaria oppure gli inserimenti di Nainggolan sulle sponde di Dzeko, fa fatica a coprire tra le linee. Considero Roma e Liverpool delle squadre simili, dal rendimento altalenante in campionato. Credo che entrambe le squadre abbiano il 50% di possibilità di qualificarsi per la finale"

Che ricordi hai di Anfield e della tua avventura in Inghilterra?

"I ricordi sono tantissimi: l'esordio, le sfide più importanti di Champions League, il gol contro il Real Madrid, il derby di Fa Cup con l'Everton. Si vive certamente meglio il calcio in Inghilterra che in Italia, nel modo in cui ci si approccia alla partita, nell'atmosfera che regalano gli stadi"

Hai anche dei rimpianti per come è terminato il tuo cammino al Liverpool?

"No, non riuscivo ad adattarmi alla cultura del lavoro di Benitez, ho molti più rimpianti riguardo all'avventura al Napoli, se tornassi indietro non me ne andrei da quella città. A gennaio dell'ultima stagione vissuta in maglia azzurra, andai sei mesi in prestito al Palermo, avrei dovuto ascoltare Bigon che mi consigliava di non andare, d'accettare di giocare di meno e di avere un ruolo diverso nello spogliatoio, invece, avevo ancora l'orgoglio di determinare in campo. Dovevo fare come Maggio che è rimasto lì ed ha un peso significativo nel gruppo aiutando i nuovi arrivi a conoscere l'ambiente. Nell'estate successiva ai sei mesi al Palermo, non mi ha aiutato certamente l'arrivo di Benitez sulla panchina del Napoli"

A proposito di Napoli, pensi che gli azzurri abbiano ancora delle chance di conquistare lo scudetto?

"E' evidente un calo di brillantezza negli uomini-chiave, è venuta fuori la differenza tra le panchine e la gestione dei due allenatori. Gli azzurri, però, devono crederci e sono convinto che se la giocheranno fino alla fine, non vogliono avere rimpianti. Bisogna comunque fargli i complimenti perchè stanno lottando con una grandissima squadra"

Hai lasciato il calcio giocato ormai da circa un anno, cosa vuoi fare da grande?

"Ho sostenuto il primo corso da allenatore, quello per il Uefa B, ho avviato delle chiacchierate con alcuni direttori sportivi per trovare progetti interessanti in cui iniziare a lavorare, anche nei settori giovanili"

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