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L'Inter e i suoi mali: dalla precarietà del progetto tecnico alla società

A monte di tutto c'è Suning, che negli ultimi mesi ha ridotto gli investimenti e in sostanza disatteso i proclami iniziali

CRISI INTER PROGETTO SUNING SOCIETA / Non può essere sempre e solo colpa dell'allenatore, adesso di Spalletti, se l'Inter puntualmente va male o anche peggio. Non poteva esserlo ai tempi di Moratti, né oggi in piena era Suning. Che è da considerare a monte, il problema dei problemi: nell'estate 2016, dopo aver acquisito la maggioranza del club, il gruppo della famiglia Zhang è entrato di prepotenza sulla scena calcistica europea spendendo sul calciomercato la bellezza di 75 milioni di euro (con cui si poteva prendere un campione) per la coppia scoppiata presto Joao Mario-Gabigol.

I cinesi scoltarono i 'consigli' tutt'altro che disinteressati di Kia Joorabchian creando di fatto panico e malcontento all'interno del club: l'unico che ebbe il coraggio di andarsene, respingendo un'offerta di rinnovo, fu Mancini, già in rapporti tesi col vecchio azionista di maggioranza - quell'Erick Thohir tutt'ora inspiegabilmente il presidente (assente) - il quale non accettò di piegarsi al volere di Suning-Kia ovvero alla distruzione di quel poco che si era riuscito a costruire nella stagione precedente.

Da Suning alla squadra: i problemi dell'Inter e l'allenatore per nasconderli

Poi, dopo aver speso nel gennaio successivo 27 milioni per Gagliardini (voluto da Ausilio per iniziare l'italianizzazione della rosa: proposito anche questo andato a monte) e i proclami di primavera pari a quelli iniziali, da Nanchino è arrivato l'ordine di chiudere i rubinetti e, in sostanza, di ridimensionare il progetto di ritorno ai fasti del passato. Si dice a causa del Fair Play Finanziario e del blocco alla spesa imposto dal Governo cinese. Queste sono forse verità che non tengono conto del possibile - deciso liberamente - cambio di strategia, ovvero del passaggio all'autofinanziamento (si compra=zero trofei) come peraltro ha confermato l'Ad Antonello. I mali dell'Inter trovano origine in Suning e si rafforzano nella società. Una società che era e che è rimasta debole, con tre per non dire quattro direttori sportivi e senza di fatto né un direttore generale e, soprattutto, un presidente autorevole (in primis al cospetto dei cinesi) e con una forte identità interista. Pensiamo ad Oriali o meglio ancora a una figura come Rummenigge, che ha per giunta pure grande esperienza da dirigente ai massimi livelli. Dalla proprietà alla società fino alla squadra, che è lo specchio riflesso delle due componenti. Una squadra senza campioni, con giocatori non certo aiutati da questo stato di precarietà perenne. Un giorno sul mercato, se non addirittura a un passo dalla cessione (vedi Brozovic a gennaio), il giorno dopo titolari. I mali dell'Inter non li può quindi risolvere l'allenatore di turno, specie con la rosa attuale, ma cambiarlo è (stato finora) l'unico modo per nasconderli. In attesa del prossimo...

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