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Milan, Gattuso: "Mi rivedo in Conte". Poi svela un retroscena

L'allenatore rossonero fiducioso sul prosieguo della stagione

MILAN GATTUSO - Il Milansi è affidato a Gennaro Gattuso per risalire la china in seguito all'esonero di Montella. Dopo un avvio stentato, l'ex tecnico della Primavera rossonera sembra aver trovato la chiave di volta per il cambio di marcia e rivalutare così l'imponente calciomercato estivo del 'Diavolo': "Sto gestendo i giocatori per cercare di coinvolgerli tutti, serve dare minutaggio a tutti. L'importante è lavorare sul concetto di squadra, conoscere le proprie debolezze per migliorarsi. Difficile non guardare la classifica ma il lavoro ci porterà a migliorarla - le dichiarazioni di Gattuso in un'intervista a 'Premium Sport' - Non punto in particolare su un giocatore ma sulla squadra: quando c'erano Maldini e Nesta potevamo anche permetterci Cafu e Serginho, oggi no e quindi dobbiamo giocare da squadra, mi auguro questo".

NUOVO CONTE - "Mi piace tanto vedere come gioca il Napoli di Sarri e, per come prepara la partita e vede il calcio, mi rivedo un po' in Conte anche se a me ovviamente manca ancora tanto per raggiungere certi livelli.

Allegri? Si fa scivolare tutto addosso, può perdere anche quindici giocatori per infortunio ma non si piange addosso e gestisce il gruppo in modo incredibile. Oggi è completamente diverso, me lo ricordo da giocatore perché era il mio capitano al Perugia e pensava solo a se stesso, non aveva regole. Da tecnico è molto credibile".

DA ANCELOTTI A CUTRONE - "Ancelotti per me non è stato solo un allenatore ma anche fratello, amico e papà: è stato tutto. Nei momenti di debolezza ci appoggiavamo a vicenda, tuttora abbiamo un rapporto incredibile. Kakà? Dall'esterno dava l'immagine di un ragazzo tranquillo ma è uno simpatico e che sa stare al gioco. Cutrone? E' acerbo ma assomiglia a Pippo Inzaghi, ha le sue stesse movenze e il suo stesso veleno".

RETROSCENA - "Nel 2016 avevo firmato un precontratto con la nazionale del Kazakistan ma nelle precedenti esperienze a Creta e Sion la mia famiglia non si era trovata bene. Quindi, ho portato mia moglie ad Astana: ha provato le temperature rigide e ho capito che era meglio fare un passo indietro. Decisione giusta? Sicuramente sbaglia lei meno di me, io non sono un calcolatore. Nella vita mi sono goduto poco le vittorie, ho sempre pensato solo a migliorarmi. I successi non mi hanno cambiato, mi ricordo di più le sconfitte: ho vinto tanto ma ho vissuto male i trofei persi, mi sentivo responsabile".

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