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Juventus, Agnelli: "Champions, ecco come si vince. Pogba? Chiedete a Marotta"

Il presidente bianconero ha fame di nuovi trionfi dopo l'accoppiata scudetto-Coppa Italia

JUVENTUS AGNELLI / TORINO - Nuova stagione trionfale per la Juventus, con l'accoppiata scudetto-Coppa Italia.
I bianconeri hanno infilato il quinto trionfo consecutivo in campionato, nonostante una prima parte di campionato da dimenticare.
Andrea Agnelli traccia a 360 grandi il mondo delle news Juventus: "Abbiamo iniziato e finito la stagione vincendo, conquistando all'inizio la Supercoppa in Cina e alla fine la Coppa Italia a Roma.
Dobbiamo ambire a questo, vincere qualsiasi competizione a cui partecipiamo - ha dichiarato a 'Sky Sport' - La parte più difficile è stata da settembre a novembre, fino al derby, un periodo che ci ha spiegato come la compattezza è decisiva nei momenti di difficoltà".
Una battuta poi sul calciomercato e Paul Pogba: "Non posso parlare di questo, non ho Marotta al mio fianco, dovete chiedere a lui".

GESTIONE CLUB - "Chiunque gestisca una società ha l'ambizione di vincere.
Quando abbiamo inaugurato lo stadio, ho detto 'vincere' in tre minuti per cinque-sei volte.
Chi è alla Juventus deve pensare solo a vincere.
Gestire la Juventus nel 2016 e nell'ultimo decennio è diverso rispetto a prima.
Siamo una grande società, con un fatturato da 350 milioni di euro.
Siamo un'azienda in uno dei pochi settori in crescita.
Avere un uomo di fiducia della famiglia è importante rispetto ad un manager puro, anche se abbiamo avuto grandi dirigenti che hanno fatto benissimo in Juventus o in altre società. La nostra ambizione è quella di avere autofinanziamento e che ambisca a vincere.
Siamo passati da una perdita di 95 ad un risultato dimezzato.
Dal mio punto di vista la società è ben impostata per reggere le sfide dei prossimi due-tre anni.
Poi è da capire cosa succede nel calcio italiano ed in quello Europeo dove lo scenario può essere diverso".

SERIE A E LEGA - "Il mio auspicio è avere una Serie A che sia un nuovo punto di riferimento.
Il calcio negli anni 80' si faceva i Italia.
In Europa c'è da capire quale sia il formati migliore.
Noi operiamo in questo mercato ponendoci obiettivi raggiungibili.
Abbiamo sempre rispettato i piani triennali.
Se siamo arrivati a fatturare 350 milioni raggiungendo equilibrio finanziario vuol dire che si può fare.
L'importante è capire come non perdere terreno dalle altre realtà europee.
Mi sono sentito dire "sei abituato ad innovare, noi dobbiamo proteggere'".
Serve capire cosa vogliamo essere, facciamo fatica a guardare al modello inglese.
Viene spontaneo guardare alla Spagna, dove con la collettivizzazione dei diritti tv, sono state protette le realtà locali".

RUOLO ALLEGRI - "Sono cresciuto negli spogliatoi e so quanto l'allenatore debba essere supportato nel quotidiano.
Paratici e Nedved sono costantemente con Allegri, poi ci sono ruoli delicati come il mio e di Marotta". 

BONUCCI-NAZIONALE - "Un conto è allenarsi con Bonucci, uno con un ragazzo della Primavera.
Mandzukic e Dybala si allenavano contro di lui, questo ha un valore.
La settimana si pensa che non conti nulla, ma la domenica è figlia del lavoro settimanale.
Mi sorprende che questo non venga capito.
Averlo con la squadra è un beneficio in vista della Coppa Italia: ha un grande carattere, è un uomo spogliatoio.
Per fare cosa? Tre giorni di stage, di test fisici? Non è relativo ad Antonio Conte, alla Federazione, è un discorso generico.
Conte e la squalifica? L'ho difeso dal primo minuto, al netto delle pressioni.
Visti i cinque anni di grandi successi, la gente si è scordata che abbiamo fatto sei mesi senza allenatore in panchina".

SUDDITANZA ARBITRALE - "I cliché non si cambieranno mai.
Non mi scoccia, fa parte della tradizione.
Fa parte di quelli che sono i soprannomi.
In spogliatoio si dice "è tutto contro di noi".
Se stai il 90% del tempo nell'area avversaria, hai più possibilità di avere rigori di chi ci rimane il 10 per cento". 

BANDIERE - "Conte e Del Piero? Qualsiasi azienda deve essere superiore ai suoi uomini, anche nel calcio.
E' una questione di cultura: se ti senti più importante dell'istituzione per cui operi, c'è un problema.
Passano i presidenti, i giocatori, la Juventus resta.
E noi abbiamo 120 anni di storia e di successi".

CHAMPIONS - "Dovessimo riuscire a vincere la Champions League sarebbe bello.
Torniamo al discorso di prima: per le italiane, competere a livello internazionale è difficile.
Non solo per il fatturato: è una questione di modelli, di programmazione nel medio-lungo periodo.
Negli ultimi anni ci siamo andati quattro-cinque volte in finale di Champions. Non è questione di performance del calcio italiano, è che perdiamo la competitività che avevamo.
Il mondo sta diventando globale e perdiamo capacità di primeggiare". 

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