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Inter, Zanetti: "Nessuna spaccatura nello spogliatoio. Faremo di tutto per tornare grandi"

Il vice-presidente nerazzurro ha ricevuto il Premio Internazionale Emilio e Aldo De Martino

INTER ZANETTI MORTALI THOHIR / MILANO - Ennesimo riconoscimento per Javier Zanetti. L’ex capitano dell’Inter, adesso vice-presidente nerazzurro, ha parlato del momento della squadra di Mancini e non solo a margine del Premio Internazionale Emilio e Aldo De Martino: "C'è stato un grande cambiamento, stiamo cercando di costruire una squadra competitiva con momenti di difficoltà. I tifosi ci saranno sempre di fianco, tocca noi fare l'impossibile per tornare al vertice - ha dichiarato - La squadra è giovane. Non tutti riescono a esprimere subito le loro potenzialità. Quando capiscono cosa vuol dire vestire maglia Inter devono dare il massimo. Spogliatoio in fibrillazione? Tutte invenzioni. Non riesco a vincere con lo spogliatoio spaccato. Spero che torni al più presto ad alti livelli. Ieri eravamo delusi per aver perso. Non abbiamo tempo di lamentarci e dobbiamo pensare alla prossima".

PROSSIMA STAGIONE - "Finiamo al meglio questo campionato, poi dobbiamo costruire squadra ancora più competitiva per tornare al vertice. Tanti giocatori nuovi, non è semplice. Siamo sulla strada giusta. Sono fiducioso per il prossimo anno, vogliamo tornare a essere protagonisti". 

TERZO POSTO - "Dobbiamo ricordarci da dove siamo partiti. Passi avanti ne abbiamo fatti, torniamo in Europa ed è un buon punto di partenza. Europa League snobbata? Noi no. È una competizione europea importante". 

MESSI - Se Messi stenta in nazionale? È il più grande di tutti. Lui risolve le partite".

THOHIR - "Ci sentiamo spesso, in inglese. Abbiamo tanti dirigenti, facciamo il meglio e rispettiamo i tifosi. Moratti ha portato l'Inter in alto e rimarrà sempre, con Thohir. Tutto quello che si farà sarà per migliorare e per tornare grandi".

BANDIERA NERAZZURRA - "Quando sono arrivato ero il quarto straniero: Ince, Rambert e Roberto Carlos. Ero la ruota di scorta. Non pensavo che avrei avuto fin da subito possibilità di giocare. Sono rimasto sorpreso. Tornai dai miei genitori e gli dissi che dovevo andare in Italia. Dovevo lasciare tutto, ero pieno di dubbi, avevo 18 anni. Facchetti e Bergomi? Sì, loro mi hanno aperto la porta dell'Inter. Dopo un mese ho capito che era una società speciale. Io ho avuto fortuna di avere un fisico che mi ha permesso di essere sempre presente, ho avuto solo la rottura del tendine d’Achille. La cultura del lavoro importante".

MORATTI - "Moratti è la mia famiglia. Non è facile arrivare giovane, loro sono stati i primi ad avermi accolto e lo ringrazierò sempre. Fin dall'inizio ho capito che Inter sarebbe stata la mia famiglia. Pensavano alle qualità che uno aveva fuori prima di quelle del campo".

G.M.

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