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Champions League, Sacchi vota i migliori allenatori: "Allegri non si accontenti. Ecco chi scelgo"

L'ex allenatore ha parlato dei migliori tecnici presenti in Europa

CHAMPIONS LEAGUE SACCHI ALLEGRI CONTE ANCELOTTI / C'è attesa per il sorteggio di Champions League che decreterà gli incontri dei quarti di finale.
Tanti saranno i grandi allenatori che si sfideranno per la vittoria della competizione. Arrigo Sacchi ha fatto il punto sulle ultime news Champions League e sui migliori tecnici in Europa.
Il primo commento non può che essere su Guardiola, al centro di polemiche dopo l'eliminazione dagli ottavi del suo Manchester City, costruito per andare lontano nel calciomercato estivo: "Può darsi che stia attraversando un momento d’ombra, capita anche agli scrittori e agli artisti - spiega Sacchi alla 'Gazzetta dello Sport' - Tornerà il suo momento.
Ancelotti e Conte tra i migliori? Mi piacerebbe aggiungere un altro italiano: Allegri.
Ma vorrei che non si accontentasse, ha tutto per fare di più".

ANCELOTTI - "Uomo intelligentissimo e saggio, tecnico di grandissimo valore.
Un difetto? Parte con l’handicap, perché ovunque vada prende quello che c’è.
Una volta al Milan chiese un difensore e gli portarono Rivaldo.
E' un prestigiatore, un comunicatore.
Nessuno può animare meglio di lui una squadra in deficit di motivazioni, nessuno gestisce un gruppo meglio di lui.
E potrebbe essere anche un innovatore, se non prendesse sempre quello che c’è".

CONTE - "Alle sue squadre manca soltanto un pizzico di equilibrio, ancora sono propense più alla copertura che alla fase offensiva.
Deve togliersi di dosso un po’ di italianità, ma lo stimo moltissimo.
Ha una passione travolgente che i giocatori percepiscono e una grande sensibilità alla correzione.
Se in una azione ci sono cento cose che non vanno, le vede tutte.
Antonio è formidabile, nella tattica e nella didattica".

ALLEGRI - "Grande tattico, ma non ha l’ossessione del calcio che avevo io o che hanno altri, Guardiola, Conte, Simeone.
Ha la cultura della vittoria e ha tutto per fare di più, compreso un grande club alle spalle e un gruppo che gestisce benissimo.
Quello che ha fatto con Bonucci e Dybala è stato importante: ha ristabilito gerarchie, ha messo ordine.
Però in Europa si vince impostando, non subendo, la storia lo dice.
Comunque ho fiducia in Allegri e spero che si ricordi sempre che fra subire ed essere padroni c’è una bella differenza".

Champions League, Sacchi sceglie i migliori allenatori europei

SIMEONE - "Tattico formidabile, sta facendo miracoli.
Diceva il filosofo Rolland: “Un eroe è uno che fa tutto ciò che può”.
Le sue squadre mi emozionano perché in ogni occasione fanno tutto quello che possono.
Il suo Atletico è come il boxeur che nessuno vuole incontrare perché anche se lo batti esci con le ossa rotte.
La sua squadra meriterebbe di vincere una Champions vista la sua storia fatta di dispiaceri".

ZIDANE - "Il Real Madrid è una realtà strana.
Al centro della filosofia madridista c’è il giocatore, però si pretende qualità di gioco.
L’unica volta che non sono stati ingaggiati giocatori star è stato nel periodo di Mourinho, e questo dimostra il carisma del portoghese, che scelse gente come Khedira e Ozil, che non erano stelle.
Ma a Madrid bisogna soprattutto saper gestire e Zidane lo sta facendo".

LUIS ENRIQUE - "Nella rimonta con il Psg ha tirato fuori l’orgoglio e lo stile del club e dei suoi fuoriclasse.
Luis Enrique ha la passione che i grandi trasmettono, infatti anche lui avrà bisogno di un periodo di distacco dal calcio, ed è un buon tecnico.
Però al Barcellona ha portato più normalità".

MOURINHO - "Uomo intelligente e grande tattico.
E' uno stratega, in tutti i sensi.
Comunicatore, istrione, motivatore.
Un personaggio e un bravissimo allenatore.
Guardiola è un innovatore, José no, ma dà un’impronta forte alla squadra.
Per lui però è ancora più importante non sbagliare i giocatori, perché da lui contano i singoli più del gioco".

GUARDIOLA - "Immaginate Spielberg che ha in mente un film drammatico e gli propongono i comici più bravi.
Pep si è ritrovato con giocatori individualisti come Aguero, bravi ma non funzionali al progetto e non complementari.
Ha una visione e vive per il calcio.
Ha un’ossessione e senza ossessione non c’è arte.
Quando arrivò alla guida della prima squadra del Barça disse che non voleva quattro giocatori, che poi erano quelli più talentuosi: Deco, Ronaldinho, Henry, Eto’o.
Il presidente rispose: “Ne cediamo tre, almeno Eto’o teniamolo.
E gli altri con chi li vuoi sostituire?”.
Lui disse che avrebbe portato in prima squadra Pedrito e Busquets.
Pep ha permesso al calcio di evolversi".

 

M.D.A.

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