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Inter, Moratti: "Ecco perché ho lasciato il Consiglio d'Amministrazione"

L'ex presidente nerazzurro si toglie qualche sassolino dalla scarpa

INTER MORATTI INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA / MILANO - Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter, ha raccontato nel corso di un'intervista al 'Corriere della Sera' incentrata sulle ultime news Inter i motivi del suo addio al Consiglio d'Amministrazione del club nerazzurro: "Con mio figlio e con Ghelfi abbiamo lasciato le cariche che avevamo perché si era creata una situazione non molto simpatica.
Il silenzio dei dirigenti dopo le parole di Mazzarri su di me non è stato bellissimo.
Sono amico di Thohir e questo episodio non ha incrinato i nostri rapporti che restano ottimi".

LA SCELTA DI MANCINI - "La scelta di Mancini, che è di Thohir, mi è piaciuta, così come mi è piaciuto che Mancini abbia parlato del terzo posto come di un obiettivo anomalo.
Thohir è giovane ma deve spendere di più".

RETROSCENA CANTONA-MANCINI - "La prima idea di calciomercato che avevo avuto, nel momento dell’acquisto della società, era stata quella di prendere Cantona e Mancini.
Poi Cantona la combinò grossa, a Londra, me presente, con quel colpo di kung fu al tifoso del Crystal Palace e volle restare a Manchester.
Mancini
non era cedibile.
Sarebbe stata un’accoppiata fantastica, degna della tradizione dell’Inter".

RETROSCENA TOTTI - "Ero a Roma con il presidente Sensi, nel 2007; stavamo chiudendo per Chivu e gli buttai lì: se per caso vuoi cedere Totti, devi solo indicare la cifra.
Ma lui senza nemmeno pensarci un secondo, mi rispose: 'No, Totti resta qui, non lo cederò mai'.
E aveva ragione, anche se da noi Totti avrebbe vinto il Triplete, perché è un giocatore straordinario, cattivissimo in campo quando ci affronta ma gentilissimo prima e dopo".

RONALDO - "Ronaldo è stato il miglior investimento dei miei 18 anni di presidenza interista.
Ci ha aperto il mondo; era fortissimo, irraggiungibile per talento e velocità e nessuno pensava che ce l’avremmo fatta a prenderlo, visto che era del Barcellona".

IBRAHIMOVIC - "Ibra ha doti straordinarie, ma soprattutto ti fa vincere.
Con noi tre scudetti di seguito.
Prima di prendere l’aereo e di volare a Barcellona per firmare, aveva salutato i compagni dicendo: 'E' stato molto bello con voi, ma senza di me non vincerete più niente'.
Per fortuna non è andata così".

BALOTELLI - "Mi spiace molto che stia attraversando un periodo così; ha avuto grandi opportunità, ma non è riuscito a raccogliere quanto avrebbe potuto.
Si è involuto rispetto a quando giocava con l’Inter".

MOURINHO - "Mi ha sempre ricordato Herrera.
Grande lavoratore, serio, scrupoloso, sempre pronto a difendere la società.
E vincente.
Sarebbe potuto tornare a Milano con la squadra, dopo aver vinto la Champions League, ma nessuno è perfetto.
Il bello è che due giorni dopo, era a cena a casa mia".

 

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