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  • Roma, Sabatini si racconta: "Fui tentato di non venire. Da calciatore ero limitato cerebralmente. Zeman..."
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Roma, Sabatini si racconta: "Fui tentato di non venire. Da calciatore ero limitato cerebralmente. Zeman..."

Il direttore sportivo ha ripercorso le tappe della sua avventura nella Capitale

ROMA SABATINI INTERVISTA ZEMAN PALLOTTA/ ROMA - Lunga intervista di Walter Sabatini a 'Slide Show', trasmissione di 'Roma Tv'.
Il direttore sportivo ha ripercorso le tappe del suo arrivo nella Capitale: "C'è stato un momento in cui sono stato tentato di non venire a Roma - riporta 'corrieredellosport.it' -, quando la trattativa per il passaggio di proprietà non si chiudeva.
Ma ormai avevo dato la mia parola.
Baldini mi aveva chiamato ma mi ero infatuato della Sampdoria di Garrone". 

L'ADDIO DI BALDINI - " E' stato detto che sono diventato bravo senza Baldini  ma lui aveva fatto un grande lavoro nei suoi due anni di Roma.
Solo che io ho bisogno di spazio per realizzarmi.
Poi si è dimesso e ho pensato di farlo anche io.
Magari se fosse rimasto, sarei andato via perché c'era bisogno di un evento dirompente e di una vittima da sacrificare."

PRESIDENTE PALLOTTA - "E' una persona affettuosissima, di un'intelligenza veloce e guizzante: realizzerà tutto ciò che si è messo in testa perché è un uomo tenace".

FALLIMENTI - Sabatini parla delle scelte di affidarsi prima a Luis Enrique e poi a Zeman - "Luis non merita elogi, è l'allenatore del Barcellona oggi.
E' stata una scelta esclusiva di Baldini.
Uomo onesto, di una rettitudine non replicabile.
Questo lo ha condannato nella nostra realtà.
Su Zeman c'è grande rammarico.
Pensavo potessimo fare grandi cose, però ci ha aiutato a crescere diversi calciatori".

SORPRESA GARCIA - "Avevo bisogno di serenità combattiva, di andare in trincea con la tranquillità di analisi.
Lo seguivo da sempre.
E mi ha colpito perché ha interrotto una vacanza per venire a incontrarmi a Milano.
Poi mi disse 'Io amo la mia squadra': parole decisive".

COMMOZIONE - Il ds giallorosso si commuovo davanti all'immagine di Renato Curi - "E' l'unica che tengo della mia carriera.
Mi ricorda il dolore".

RIMPIANTI - "Da calciatore ero formidabile tecnicamente ma molto limitato cerebralmente.
Il mio posto giusto era la panchina, a 21 anni quando arrivai alla Roma già mi sentivo vecchio".

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