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L'Editoriale di Marchetti - Mancini-Inter, è finita. Sicuri di voler sapere cosa sia successo?

Consueto appuntamento con il nostro editorialista

EDITORIALE MARCHETTI CALCIOMERCATO / MILANO - Tanto tuonò che piovve... Nessuno può dire di non essere stato avvisato, da questo temporale. Gli ombrelli erano aperti da almeno due settimane, durante la tournée americana, quando i malumori di Mancini erano venuti allo scoperto. 

Chi ha seguito le vicende del mercato Inter in questo ultimo periodo non ha bisogno di un riassunto. Conosce benissimo le posizioni dell'ex allenatore nerazzurro e conosce altrettanto bene le certezze societarie. Mancini si è sentito delegittimato. Non ha potuto fare mercato come avrebbe voluto. Aveva il contratto in scadenza ma soprattutto non trovava un interlocutore che potesse chiarirgli tutti i dubbi. La società non ha mai messo in discussione il lavoro sul campo ma ha avuto altri input per il mercato, non ha voluto rinnovare il contratto in scadenza, non ha fugato (almeno non abbastanza) i dubbi di Mancini. Ha cercato di mantenere le promesse (nessun big ceduto, investimenti sul mercato secondo le nuove linee guida), ma non è bastato. Almeno non è bastato a Mancini.

Ora potremmo stare qui a parlare sulle ragioni dell'uno e dell'altro per giorni interi. Potremmo cercare di capire quale sia la radice della frattura, di chi sia la colpa, navigando a ritroso nella storia dei rapporti personali di Mancini con l'Inter e dell'Inter con Mancini. Non sarebbe corretto (visto che non possiamo conoscere tutti i risvolti di un rapporto complesso) né tantomeno rispondente a verità. Come quando finisce una storia d'amore: se parli con uno dei due ha sempre torto l'altro. Anche qui ci sono voluti gli avvocati per risolvere una situazione ingarbugliata. Anche qui ci sono i soldi di mezzo, anche qui (probabilmente) non si è pensato in tempo alle conseguenze dei panni sporchi da lavare per tempo. Si dice che gli argini si siano rotti quando Mancini è venuto a sapere che Ausilio aveva incontrato De Boer. Circostanza smentita (l'incontro), ma poco importa. Fosse anche vero cosa avrebbe dovuto fare Ausilio? Non incontrare un candidato e quindi trovarsi senza allenatore se Mancini si fosse veramente dimesso o se fosse stato esonerato? O avvertire Mancini? Insomma la sensazione (al di là dell'ultima arrabbiatura manciniana) è che se non fosse stato per questo sarebbe stato per altro. O da una parte o dall'altra, per carità...

Mancini voleva avere più peso sul mercato perché si vede come manager e perché è lui al centro del progetto tecnico mentre gli veniva risposto (più o meno) che negli ultimi mercati non era andata benissimo. Mancini voleva fiducia nei fatti (e non a parole) e quindi un contratto più lungo da chi comunque aveva un contratto a scadenza come lui. Mancini non voleva dimettersi, nonostante tutte queste problematiche, la società non voleva esonerarlo perché sarebbe stato un salasso.

E allora ecco che dopo settimane di tensioni, di altalena dei rapporti, di risultati appannati nel precampionato si è arrivati alla mediazione: nessun esonero, nessuna dimissione: transazione. Una bella stretta di mano e nemici come prima.

Chi ci rimette è l'estate dei tifosi dell'Inter e la preparazione della stagione durante il calciomercato. Fra 15 giorni si inizia, con un allenatore nuovo e straniero, la cui squadra è stata costruita senza il suo parere. Ma almeno si inizia senza incomprensioni e tensioni da dover sciogliere.

La stagione deve ancora partire e già si ha la sensazione della rincorsa. Di sicuro, dopo questa vicenda, l'Inter deve dimostrare di essere solida come società, per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco e recriminazione. Alla fine il giudice supremo è sempre il campo e l'obiettivo sempre la qualificazione in Champions...

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