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Serie A, 5 miliardi sprecati in 5 anni

Nell'era Beretta i ricavi tv spesi senza investimenti per il futuro

SERIA SPRECHI MILIARDI / ROMA - Se è vero che il calcio italiano è da rifondare bisognerà ripartire dalle fondamenta.
Riforma dei campionati, regolamenti ferrei per il calciomercato e sui calciatori stranieri per i nostri club, rivalutazione della pratica delle scuole calcio: tutti punti fondamentali su cui metter mano anche se le vere novità dovranno arrivare dalla base.
Per molti è la Lega il vero nodo cruciale del nostro calcio e lo testimoniano il caos post Mondiale e le continue incertezze sul successore di Abete.
Come scive il 'Corriere dello Sport', nell'era Maurizio Beretta, iniziata nel 2009, oltre 5 miliardi derivanti dagli accordi con le televisioni sono stati persi nel nulla, bruciati e investiti malamente.
O non investiti proprio, visto che nessun supporto economico è stato dedicato alle scuole calcio e alla nascita dei nuovi impianti.

Le società si sono perse nei pagamenti dei loro dipendenti e dei loro numerosissimi tesserati, guardando più agli interessi di oggi che ai prospetti di domani.
E con questo tutto il sistema ne risente, come un cerchio senza uscita.
Pochi talenti cresciuti in casa, poco spazio per i giovani e risultati pessimi in ottica internazionale.
Per questo urgono interventi rapidi e incisivi.
Troppi calciatori a libro paga di cui spesso gli stessi presidenti, a stento, si ricordano di avere.
Poca attenzione allo sviluppo dei centri sportivi, eccezion fatta per qualche società, il tutto a discapito della competività.

Ma quale sarà allora il futuro? E' questo il più grande punto interrogativo che affligge in questo periodo il nostro calcio, in attesa di vedere, o quanto meno avvertire, un deciso cambiamento di rotta.
Il recentre accordo tra le tv e la Lega portetà un enorme introito per il trienno 2015-2018.
Adesso vietato fallire, non sono ammessi sprechi e giustificazioni.
Per fortuna alcuni club di casa nostra hanno capito e si sono messi sulla strada giusta.
Ma gli stadi nuovi non basteranno.
Occorre prendere esempio da chi per anni abbiamo sottovalutato e che adesso ci guarda dall'alto.
Modelli di sviluppo economico-sportivo come quello tedesco e inglese non possono passare inosservati.
Non c'è tempo per l'orgoglio.

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