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Yakin Murat sul mancato approdo alla Lazio

Il tecnico del Basilea avvicinato ai biancocelesti dopo l'addio dell'ex Sion, spiega i motivi del mancato approdo in Italia

CALCIOMERCATO LAZIO ESCLUSIVO YAKIN / BASILEA (Svizzera) - "Il fatto che il mio nome sia stato inserito nella lista dei possibili successori di Petkovic, è stato un aspetto che mi ha lusingato. La Lazio è una società di primo piano e l'esser stato accostato a una realtà così importante è stata per me l'ulteriore certificazione della qualità del lavoro svolto al Basilea. Seguo il campionato italiano, un torneo che ritengo tra i più competitivi al mondo". Pensieri e parole di Yakin Murat tecnico del Basilea tra gli allenatore più interessanti del panorama calcistico mondiale il quale, in esclusiva ai microfoni di Calciomercato.it, torna sulle voci che lo avrebbero voluto sulla panchina della Lazio come sostituto di Vladimir Petkovic.

Ma allora come mai non è stato sancito il matrimonio con i biancocelesti?

"La questione legata al mio possibile futuro alla Lazio è stata anche un po' ingigantita dai media italiani. Mi lega al direttore Tare un rapporto di grande amicizia, ma sotto il profilo professionale i contatti sono stati meno frequenti di come in realtà siano stati descritti. Personalmente penso anche che non fosse ancora arrivato per me il momento di approdare nel calcio italiano. Per il modo di intendere il mio lavoro è importante la conoscenza della lingua parlata al tipo di campionato da affrontare. Sono una persona coraggiosa ma non ho la tendenza a fare il passo più lungo della gamba e credo che per la Lazio in quel momento sarebbe stato un rischio puntare su di me".

L'Italia resta però nei suoi pensieri in ottica futura?

"In questo momento il mio pensiero e la mia concentrazione sono orientati al Basilea. E' chiaro che essendo un'amante della tattica, le mie caratteristiche ben si sposerebbero con quelle del campionato italiano. Il mercato estivo è sempre abbastanza particolare per gli allenatori, ma essendo per natura una persona flessibile non nego che se dovesse arrivare un'offerta interessante la valuterei con attenzione. Adesso sono soddisfatto del rinnovo con il Basilea e il mio obiettivo resta quello di far bene con la mia squadra".

C'è una squadra italiana che la affascina particolarmente?

"Sono un amante del bel gioco e mi piace osservare con attenzione le formazioni che esprimono un buon calcio. In Italia seguo con grande interesse la Juventus avendo anche parlato diverse volte con Lichtsteiner, ma anche la Roma di Garcia una squadra che esprime un gioco di grande qualità. A mio avviso l'Italia resta una meta molto ambita per un allenatore, per la capacità del suo campionato di regalare grandi margini di crescita a chi come me svolge questo lavoro".

Il Basilea non ha superato la fase a gironi, ma ha battuto due volte il Chelsea

"Giocare la Champions è stato molto emozionante e mi ha regalato delle sensazioni importanti, considerato il fatto che sono anche un tifoso della mia squadra. A livello di risultati non nego che aver battuto in due occasioni il Chelsea è stata una grande soddisfazione, ma avrei barattato uno dei due successi con risultati favorevoli nelle altre partite che ci avrebbero garantito il passaggio del turno. Purtroppo avremmo potuto fare di più con la Steaua e poi contro lo Schalke siamo incappati nella serata negativa del collaboratore dell'arbitro Tagliavento. Pazienza adesso siamo in Europa League siamo concentrati in questa competizione".

Se mi ha fatto piacere esser stato definito 'l'anti Mourinho'?

"Aver superato per due volte una squadra allenata da una tecnico che ha vinto tanto come Mourinho mi ha fatto molto piacere, ma dall'altra parte credo sia stato eccessivo definirmi come il vero antidoto al tecnico portoghese. Non va dimenticato quanto fatto da lui nella sua carriera e i titoli ottenuti. In quel periodo poi il Chelsea non girava nel migliore dei modi e la mia squadra era più in forma avendo iniziato anche prima il campionato. Resta la soddisfazione per aver comunque superato una squadra dalla grande tradizione come quella londinese".

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