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Calciomercato Inter, Thohir: "Mazzarri puo' diventare un top coach. Compro solo chi gli serve"

Il presidente nerazzurro parla della squadra che verra'

CALCIOMERCATO INTER THOHIR MAZZARRI/ ROMA - Erick Thohir ha concesso una lunga intervista a 'La Gazzetta dello Sport'. Attraverso le pagine della rosea, il nuovo presidente dell'Inter ha svelato tutti i progetti che ruotano intorno ai nerazzurri, svariando dal calciomercato all'idea del nuovo stadio.

SPETTACOLO - "Venendo dal mondo dei media per me è automatico che una squadra debba piacere alla gente. Amo il calcio spettacolo che serve ad attirare nuovi tifosi e far contenti quelli che già ci sono. Ho parlato con Mazzarri e dovrà essere paziente nel mixare questa esigenza con gli equilibri tattici. Per come coniugavano spettacolo e vittorie, il modello da seguire è quello del Los Angeles Lakers di Magic".

ALLENATORE - "Mourinho è uno dei migliori e in Mazzarri vedo un carattere simile. Spero possa cominciare adesso a gettare le basi per costruire una squadra forte nel giro di due o tre anni. Credo che lui sia bravissimo e che possa diventare uno dei top coach mondiali".

ISPIRAZIONI - "In Europa mi piace come si gioca in Bundesliga: Bayern Monaco e Borussia Dortmund hanno dato un segnale importante con l'ultima finale di Champions League. In Inghilterra c'è troppo agonismo, Mazzarri ha reso aggressiva l'idea dell'Ajax di saper difendere a attaccare allo stesso modo"

MODELLO TEDESCO - "La Germania ha creato una propria industria con la Bundesliga come avviene negli Usa co Nba, Nfl etc. Io sono appena arrivato e non posso dare direttive a nessuno, ma quanti paesi hanno conquistato il mondo? In Italia c'è gente furba, c'è la Ferrari, Prada: con lo spirito imprenditoriale si può far tornare la Serie A ai fasti di un tempo".

LA LEGA - "Ho conosciuto i vari De Laurentiis, Agnelli, Guaraldi e Baldissoni e ho detto loro le stesse cose: possibile che di tante squadre si ricordino solo i giocatori di molti anni fa? Più che al passato, bisogna guardare al futuro".

RUOLI - "Per la proprietà è fondamentale lavorare con i dirigenti, serve un lavoro collettivo. Il Dc United l'anno scorso era al top, ora invece è ultimo ma la squadra e gli investimenti sono gli stessi, per questo ho parlato con il coach per capire cosa non avesse funzionato. Io proteggo la squadra ma se non danno tutto si cambia".

MORATTI - "Ho detto subito a Moratti che non veninvo per sostituirlo ma per lavorare insieme a lui, per aiutarlo. Bisogna guardare la realtà: il calcio è un business enorme e non si può competere con chi ricava 600 milioni l'anno quando se ne incassano 140. Alla lunga il ricco prevale, anche nello sport. Abbiamo avanti un piano di cento giorni per capire come agire, quando tornerò a fine novembre dovrò assicurarmi che i dirigenti abbiano recepito il messaggio".

BRANCA - "Non credo al 'one man show' ma in un sistema collettivo. Ho incontrato Angelo Mario, Branca, Ausilio e tutti gli altri per affrontare insieme il discorso del mercato di gennaio. Affiamo fatto alcuni nomi sui quali lavoreremo da domani. Mazzarri era in contatto telefonico dalla Pinetina: così sì lavora. Io potrò dire di voler questo o quel giocatore ma se all'allenatore non serve che senso ha prenderlo?".

LO STADIO - "Lo stadio pesa parecchio nelle entrate dei top-club. All'Inter devo studiare bene cosa è meglio fare, se costruire un nuovo impianto o restare a San Siro, stadio leggendario ma struttura vecchia. Ci sono stato due mesi fa: mancano tante cose, non è come gli altri stadi moderni nei quali i vip box portano quasi il 30% delle entrate".

I GIOCATORI - "Cambiasso mi ha colpito per la sua professionalità, Juan Jesus è molto solido, poi ovviamente mi piacciono anche Alvarez e Palacio. Jonathan non ero convinto fosse così bravo, da Kovacic e Taider voglio più continuità. Icardi? In Indonesia adorano il gossip: io non posso giudicare le cose private ma i giocatori devono capire che con alcuni comportamenti sbagliati possono danneggiare loro stessi e il club".

L'ITALIANO - "Devo ancora imparare l'italiano anche se quando si superano i trenta anni diventa difficile imparare una nuova lingua. Ritirare la maglia numero 18 in onore degli anni di proprietà di Moratti? Sarebbe un bel gesto ma credo che Massimo mi direbbe di non farlo".

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