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Milan, Balotelli: "Non voglio finire la carriera a 28 anni. E sui miei rigori tacete!"

E' andata in onda questa sera l'intervista integrale a 'SuperMario'

MILANO - I canali di Sky hanno trasmesso in serata l'intervista integrale rilasciata da Mario Balotelli dopo la squalifica di tre giornate inflittagli dal Giudice Sportivo all'indomani di Milan-Napoli.

BALOTELLI NEL PRIVATO - "Di calcio non parlo mai a casa e non vedo partite, se non quando sono squalificato e allora mi reco a vedere i miei compagni.
Al massimo vedo qualche video su youtube.
Anche quando mamma se ne esce a tavola, le dico di cambiare argomento.
Ho fissato degli obiettivi difficili, molto difficili.
E poi penso che un grande uomo ha sempre vicino una grande donna.
Io sto bene, sono contento, ho pochi amici ma buoni, e una bellissima famiglia.
Queste sono le basi per essere una brava persona".

SORRISO MANCATO - "Tante persone mi dicono che non sorrido mai.
Ma di Mario vedono solo novanta minuti a settimana.
Allora se queste persone mi avessero visto quando ero piccolo, avrebbero detto che ero pazzo.
Io viziato solo perché ho la macchina? Faccio una mia vita normale e cerco di farmi vedere il meno possibile.
Quasi mai rifiuto una fotografia o un autografo.
Se fai le cose da persona normale, allora dicono che ci si vuole far vedere; se fai cose speciali, dicono che fai il fenomeno...".

IL CALCIO E' VITA - "Posso crescere ancora tanto.
Per me il calcio è il gioco più bello che c'è al mondo.
Mi diverto e senza calcio starei veramente male.
Magari arrivi a fine stagione che sei stanco, ma quando sto in vacanza sto male perché voglio ricominciare a giocare.
La palla tra i piedi ti fa sentire su un altro pianeta".

SFOGO E RANCORE - "Domenica sera dopo la partita sono andato a casa.
il giorno dopo poi mi sono detto che era meglio fare un'intervista.
Non sono un giocatore che tiene rancore contro chi mi fa un fallo.
Però mi arrabbio.
Io ho 23 anni e non voglio finire la carriera a 28.
Contro il Napoli ho subito un fallo brutto, se l'avessi fatto io se ne sarebbe parlato per un mese.
Anche Messi e Ronaldo prendono falli e vedo che si controllano bene, ma anche loro perdono la testa.
E' difficile pensare che Mario non debba reagire perché ci sono i bambini, ma è vero che devo pensare anche a questo perché è giusto che abbiano dei modelli".

NAZIONALE - "Se c'è questo codice etico non andrò.
Scuse a Prandelli? Mi sono lasciato andare a una provocazione, Mario chiede scusa, ma ora non voglio chiedere scusa a tutti quanti...
Non ho mica ammazzato qualcuno.
Ho parlato anche con i miei genitori, mi hanno detto di controllarmi.
Essendo influente devo essere anche responsabile.
Prandelli? Lo ringrazio sempre, darei di tutto per giocare in Nazionale".

VOGLIA DI CHAMPIONS - "Ho un problrma al ginocchio ma spero che passi presto.
Ho voglia di giocare.
La sfida con il Barcellona? Mai dire mai.
Ma prima dobbiamo vincere con l'Ajax".

CRISI MILAN - "Prendiamo gol e ci buttiamo giù.
Noi siamo noi e dobbiamo pensare sempre di imporre il nostro gioco.
Prima di Natale ci servirebbe essere tra le prime quattro.
Bisogna crederci.
Scudetto? Una favorita non c'è.
E' un bel campionato.
Non è come quando c'era Mourinho all'Inter".

IL RIGORE FALLITO - "Mi sono distratto E poi voi giornalisti mi avete portato sfiga.
Altra cosa: chiunque abbia parlato di come calcio i rigori non c'è andato minimamente vicino.
Ma poi perché si deve discutere dei miei rigori? Perché rivelarlo? Metti che un genio capisce come li calcio e poi al Mondiale lo sbaglio...".

RICORDI PREMIER - "Al City non ero molto contento.
Non è vero che non mi impegnavo, però facevo un po' di meno.
E Mancini si arrabbiava".

IL NAPOLI - "Higuain, Insigne, Hamsik...
Hanno grandi giocatori, però come squadra devo dire che non mi ha fatto impressione".

MONTELLA E ROSSI - "Sono contento per lui, è stato sfortunatissimo.
Spero che venga presto in Nazionale perché non ho giocato molto con lui.
Montella? Non capisco perché debba parlare male di me, deve avere qualche problema".

IBRAHIMOVIC - "Avremo pure qualcosa in comune, ma io ho un modo di giocare e lui un altro".

 

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