Milan, Ibrahimovic alla Last Dance: lo svedese pronto all’addio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:17

Pioli non vuole lasciarlo, ma Ibrahimovic sembra essere arrivato alla chiusura del ciclo, con l’obiettivo di rifare il Milan grande raggiunto

La partita con il Sassuolo per Zlatan Ibrahimovic ha avuto il sapore di ultimo ballo a San Siro. Ha quel sapore perché lo svedese è arrivato ai 40 anni e la stagione che va a concludersi lo ha falcidiato con numerosi infortuni, con più tempo trascorso fuori dal campo che dentro. Una condizione che non sta bene a lui, che vorrebbe essere sempre protagonista e pronto a dare tutto per la squadra e per la maglia, ma che potrebbe pesare anche alla società. Un reparto offensivo già di per sé ridotto ai minimi termini non può continuare ad appoggiarsi su un giocatore che deve fare i conti con l’età che avanza e gli acciacchi che aumentano.

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La storia d’amore tra Zlatan e il Milan, una delle più belle del calcio moderno, potrebbe quindi chiudersi tra una settimana, quando il verdetto lo darà il campo, quando Ibrahimovic potrà, sazio, ritirarsi per un nuovo ruolo, per una nuova vita.

Perché Ibra è tornato al Milan

Nell’autunno del 2019 Ibrahimovic aveva già pensato di dire basta, di appendere gli scarpini al chiodo: l’esperienza in MLS con i Los Angeles Galaxy era arrivata al traguardo, non c’era più niente da chiedere a sé stesso, tantomeno al movimento calcistico. A convincerlo, quella volta, era stato Mino Raiola, il suo agente, col quale ha avuto un rapporto fraterno: lo convince che Zlatan Ibrahimovic non può salutare il calcio dagli Stati Uniti, che può dare ancora tanto nei campionati che contano, in Italia. Gli chiede solo sei mesi ancora, poi potrà smettere.

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Ibrahimovic quella richiesta la prende sul serio e decide di impegnarsi nella più importante delle sfide: riportare il Milan a essere il Milan, trasmettere a tutti i giovani che indossano la maglia rossonera la sensazione di essere scesi in campo per una gloriosa società da difendere. Lo fa da condottiero, lo fa distribuendo saggezza e grinta in tutto il campo, fermandosi a parlare con tutti invece di esultare per un gol appena segnato, lo fa con poche parole, ma tutte efficaci.

L’anabasi del Diavolo

In due stagioni e mezzo, un lockdown da gestire e una pandemia da superare, Zlatan ha portato il Milan a lottare per lo Scudetto per due stagioni di fila, prendendosi il titolo di campione d’inverno nella stagione 2020/2021 e arrivando a un fotofinish da urlo con l’Inter nella successiva, che li ha poi visti trionfare. L’unica pecca su questa meravigliosa storia resta l’esperienza europea, con una Champions League giocata sottotono, a volte in maniera sfortunata, ma salutata da ultima del girone, senza l’occasione di poter dire la propria nemmeno in Europa League.

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Sazio, ripetiamo, Ibrahimovic potrebbe essere arrivato alla sua Last Dance, conscio di aver ottenuto quei record dei quali, molto probabilmente, non si è mai preoccupato. Dopo il 2-0 alla Lazio alla prima presenza quest’anno, è diventato lo straniero più anziano ad aver mai segnato in Serie A, per poi ripetersi il 23 ottobre diventando il quarto giocatore nella storia del nostro campionato ad andare a segno dopo i 40 anni (con lui Costacurta, Piola e Vierchowod), per chiudere poi con il record dell’assist più anziano d’Italia, per quel 2-1 contro la Lazio siglato da Tonali che ha galvanizzato un ambiente che desiderava una cavalcata finale così. Grazie a Ibrahimovic, che pur avendone vestite di maglie in carriera, sembra essersi cucito addosso quella del Diavolo.