Eca, Agnelli: “Giocatori al limite, bisogna guardare l’interesse collettivo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:31

Andrea Agnelli è intervenuto durante l’assemblea dell’Eca, tornando a battere sulla riforma delle competizioni

La riforma delle competizioni e dei campionati resta all’ordine del giorno e soprattutto concretamente nei piani dei massimi organi calcistici. Oggi si è tenuta la 25esima assemblea dell’Eca, l’associazione dei club europei presieduta da Andrea Agnelli. Il presidente della Juventus è intervenuto in collegamento con un discorso: “Non abbiamo ancora i tifosi, i giocatori sono spinti oltre i loro limiti fisici visto il calendario molto congestionato. Le perdite sono state attorno ai 6,5 miliardi e 8,5 miliardi nelle due stagioni, circa 360 club di prima divisione hanno bisogno di soldi per una somma di circa 6 miliardi, i top 20 club per quanto riguarda il reddito hanno fronteggiato una perdita di 1,1 miliardi nella stagione 2019/20″.

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Agnelli © Getty Images

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Agnelli all’Eca: “Dobbiamo guardare all’interesse collettivo”

Alla luce di questi numeri, Agnelli traccia le possibili soluzioni, che vanno tutte nella direzione di una riforma dei tornei, “altrimenti rischiamo di implodere”. Il numero uno dell’Eca continua: “Dobbiamo mettere i tifosi al centro. Ricerche mostrano che i tifosi in giro per il mondo seguono almeno due club, il 10% segue i giocatori e non le società. Due terzi di loro seguono le partite perché attratti dai grandi eventi. Ci sono molte partite che sono non competitive nei campionati e questo non cattura l’interesse dei tifosi, che non possono essere dati per scontati. Dobbiamo offrirgli la miglior competizione possibile, altrimenti rischiamo di perderli”.

“Oggi – prosegue Agnelli – avremo una presentazione sui format per le competizioni internazionali dal 2024 in poi: il famoso sistema svizzero. Voglio riconoscere che questa idea è venuta da uno dei nostri membri, van der Saar dell’Ajax. Dobbiamo pensare a interessi collettivi. Se ogni volta che ci sediamo cerchiamo di portare al tavolo internazionale le problematiche che abbiamo a livello ‘casalingo’, diventa difficile risolvere qualcosa. Voglio chiudere citando Mario Draghi: ‘Se non ci muoviamo, rimarremo soli nella illusione di quello che siamo, nell’oblio di quel che siamo stati e nella negazione di quel che potremmo essere’”.