Napoli, Mertens personaggio dell’anno: il belga protagonista assoluto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:14

Gli sforzi del club azzurro giustificati dai numeri fantastici in stagione

NAPOLI SAMPDORIA MERTENS RINNOVO / E' senza ombra di dubbio l'uomo dell'anno in casa Napoli: Dries Mertens ha chiuso il campionato giocando l'ennesima, formidabile partita della sua stratosferica stagione. Il 30enne belga, che ha catalizzato le attenzioni riguardo alle news Napoli relative al mercato per mesi prima di siglare ufficialmente il rinnovo di contratto con la squadra azzurra: proprio Mertens ha detto: “Ho rinnovato per vincere col Napoli” e il giorno dopo ha realizzato un gol bellissimo al 'Ferraris' contro una Sampdoria inerme ed incapace di fermare sia lui che gli altri alfieri partenopei Hamsik, Insigne e Callejon, tra l'altro tutti andati a segno. E se è vero che alla fine il sodalizio azzurro si è piazzato solamente al terzo posto in classifica, corrisponde altrettanto a verità pure il fatto che i top players del Napoli al servizio di Maurizio Sarri hanno incantato gli appassionati di calcio italiani e non con un gioco dalla bellezza senza eguali. Gioco che quando riuscirà a raggiungere picchi di eguale perfezione anche dal punto di vista dei risultati non potrà che portare la compagine campana a raggiungere prestigiosi traguardi sportivi. Mertens nella fattispecie è diventato l'uomo copertina del 'Sarrismo', ovvero di una filosofia di gioco divertente, contraddistinto da una manovra rapida, veloce ed iperoffensiva, che riesce ad andare al di là degli schematismi tipici del calcio italiano. 

Nessuno gioca come il Napoli in Italia e nessuno lo ha mai fatto da anni, eccezion fatta per la ben nota 'Zemanlandia', pur con tutti i parallelismi del caso. Ed il merito è a livello 'atomico', di singoli: Mertens nella fattispecie è stato il trascinatore inaspettato della squadra, una soluzione di emergenza alla quale si è fatto ricorso all'indomani del grave infortunio capitato ad Arkadiusz Milik e diventata poi per Sarri ed il Napoli fattore imprescindibile di successo. Adattare Mertens in posizione di centravanti è stata una idea alla quale tra l'altro Sarri aveva già pensato durante lo scorso ritiro estivo e che poi il tecnico cresciuto a Figline Valdarno ha dovuto giocoforza rispolverare. Ma la tecnica e l'imprevedibilità di Mertens hanno fatto si che il numero 14 si imponesse come un titolare indispensabile ed indiscutibile nell'undici iniziale, tanto da condizionare in positivo anche il rinnovo di contratto annunciato qualche giorno fa, oltre a rendere praticamente insignificante l'innesto di Leonardo Pavoletti nel calciomercato invernale. Il Napoli si è reso conto che pur avendo il giocatore ormai 30 anni – età in molti casi più che matura secondo i consueti tempi calcistici – rinunciare ad un elemento dall'impatto di cui Mertens è stato capace sarebbe stato imperdonabile, a maggior ragione se questo fosse capitato per un cifra irrisoria o peggio ancora a parametro zero, vista la precedente scadenza dell'ormai vecchio accordo col Napoli fissata al giugno 2018.

Napoli, con Mertens l'impossibile diventa possibile

Mertens, che ama visceralmente Napoli anche al di là del calcio, si è legato alla maglia azzurra fino al 2020 e percepirà un compenso che alla luce dei numeri sciorinati in questa stagione appare più che adeguato, persino normale tanta è stata l'eccezionalità del suo apporto agli azzurri. E 28 gol segnati nelle partite della Serie A d'altronde possono valere 4 milioni di euro di ingaggio stando al nuovo contratto, con una media di una rete ogni 91 minuti in 35 presenze di campionato e con anche 11 assist vincenti regalati ai compagni di squadra. A tutto questo vanno poi aggiunti i 5 gol e 4 assist in 8 match di Champions League ed un sigillo in 3 partite di Coppa Italia, per un totale di 46 presenze, 34 gol e 15 assist ed una media gol di una marcatura ogni 95'. Numeri da paura per Mertens, che ha iniziato a carburare con regolarità incredibile sottoporta nella posizione da lui mai ricoperta di centravanti solamente da dicembre in avanti. Ed alla fine poco importa se il romanista Edin Dzeko gli ha soffiato lo scettro di capocannoniere della Serie A: le attenuanti in questo senso per Mertens ed il Napoli non mancano, come il fatto per l'appunto di non essere una punta centrale di ruolo, di non aver mai giocato così vicino alla porta avversaria e di essersi costruito da solo buona parte dei gol segnati, grazie a serpentine, dribbling e prodezze balistiche come non se ne vedono molto spesso.

Salvatore Lavino