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Calciomercato > Napoli > Napoli, De Laurentiis dà ragione ad Allegri

Napoli, De Laurentiis dà ragione ad Allegri

Il presidente azzurro a tutto campo anche su Sarri e scudetto


Aurelio De Laurentiis ©Getty Images

14/10/2016 15:42

NAPOLI DE LAURENTIIS CONFERENZA ALLEGRI / NAPOLI - Aurelio De Laurentiis in conferenza stampa ha parlato a tutto campo: dal Napoli al mercato, dalle dichiarazioni di Allegri allo scudetto. 

"Quest'estate essere andato tanto tempo fuori e molto in Cina e poi in Inghilterra, mi ha permesso di notare tanto amore per il calcio in questi territori internazionali. A Londra ho incontrato i due presidenti delle Leghe americani e anche in America c'è un grande fermento, un desiderio di fare un calcio in maniera professionale visto che sta prendendo più piede. Anche a Londra ho visto che c'erano modalità diverse: non si cercava mai lo scoop, la battuta, il commento. Non faccio di tutto un'erba un fascio, c'è professionismo e non professionismo. Credo che il calcio sia obsoleto, sia molto vecchio, fatto da persone che non vogliono abbandonare il passato per un futuro che non vedono in maniera chiara. Poi oggi, aprendo il 'Corriere dello Sport', vedo che Walter Veltroni fa una bellissima intervista ad Allegri e si dice una cosa che è anche una mia vecchia idea: "Il giornalismo rischia oggi di essere schiavo di una sindrome pericolose. Non sembra amare più le cronache dello sport né l'analisi tecnica, no conta solo la polemica, l'approssimazione analitica nella quale finisce di meritare 8 in pagella un calciatore che ha fatto una partita di schifo che poi a segnato un gol perché il pallone è finito sul suo stinco...". 

De Laurentiis continua: "Visto che il Napoli mi sta a cuore sono venuto per fare un patto di collaborazione, ma non perché dobbiate parlare bene di me o di Sarri, ma del calcio in genere. Ogni volta che vedo qualunque media, vedo pagine avvelenate sul calcio, come se avessimo un cancro che non ci lascia speranza. Se amiamo il pallone, dobbiamo seminare: se facciamo disamorare i giovani, a me non cambia nulla, però pensate a quanti delusi, quanti innamorati uccideremmo. E' il sistema Italia che non funziona, il sistema Europa, Inghilterra a parte. Appena c'è un signore come Renzi, lo ci crocifigge perché si è autoeletto: ma gli altri dove stavano? Chi ha le p... per governare un paese di anarchici come il nostro? Siamo un paese finto, ricchissimo, con delle possibilità incredibile, ma una copia sbiadita di quello che potremmo essere. Tornando al calcio, mi rendo disponibile a lavorare insieme: non per parlare del Napoli, per migliorare il calcio italiano perché è una cosa che appartiene a noi e a voi". 

SARRI E GLI ARBITRI - "Lui ha risposto a quelle domande fatte in maniera opportuna, le farei anche io, quando si hanno ancora tutti i bollori del mister. Divergenze? No, ho dovuto precisare perché la gente può anche maleinterpretare qualche discorso altrui. Allora abbiamo precisato perché dopo 12 anni di calcio non possono parlare anche di arbitri: lo potevo fare prima, ormai basta, la vittoria l'abbiamo avuto. Tra tre anni avremo una schermo che farà vedere quello che è accaduto o meno..."

BILANCIO - "Si fanno alla fine i bilanci, quando sollecitate il circo o il Colosseo con le belve e i leoni, perché alla terza giornata fate romanzi a puntate, alla settima giornata cosa posso dirti? Abbiamo una rosa competitiva, forse più competitiva dello scorso anno. C'è stato il problema di Milik, ma abbiamo Gabbiadini, abbiamo Callejon, il falso nueve, il mister che è bravo a creare delle nuove soluzioni. Certo che ci vuole tempo per i nuovi, ma al tecnico può anche venire il dubbio che Diawara ha bisogno di tempo: è un suo dovere fare delle scelte". 

MERCATO E ALLEGRI - "Ha ragione Allegri, occorre che si faccia quando non si gioca: farei una pausa di 15 giorni a gennaio. Qui stiamo in un mondo dove accade di tutto e di più". 

SCUDETTO - "Le parole di Sarri devono essere interpretate: la Juventus ha dietro la famiglia Agnelli, la Fiat, la Ferrari, la Maserati. Qui si pensa a questo Napoli come legato a quello di Maradona e invece sono due società diverse. Senza Maradona questa società cosa avrebbe vinto? Teniamoci stretti i 12 anni di questo nuovo Napoli. Ho sempre vinto nella vinta, non farlo mi fa innervosire ma sto in un contesto in cui non mi piace niente. Se vinci uno Scudetto e poi per dieci anni non fai niente che cosa te ne fai. Datemi cento milioni di euro in più di fatturato  e poi vediamo: ma di cosa stiamo parlando? Non voglio fare polemiche: ho accettato di fare questo campionato e me la gioco fino alla fine e se devo andare in uno stadio che non mi appartiene e dove i giornali mi attribuiscono responsabilità non mie, perché sono di chi guida la città e la Regione. Io sono stato fin troppo tollerante in questi anni. Torno allo stadio per amore del Napoli, per amore di Sarri, non per il San Paolo". 

B.D.S.




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