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Calciomercato > Napoli > Napoli, il 'profeta' Sarri fa discutere: sotto accusa turnover e interviste

Napoli, il 'profeta' Sarri fa discutere: sotto accusa turnover e interviste

Lo strano caso dell'allenatore azzurro, che strabilia l'Europa e viene criticato a casa sua. Dopo la prima sconfitta...


Maurizio Sarri ©Getty Images
Antonio Papa (Twitter: @antoniopapapapa)

05/10/2016 10:43

NAPOLI SARRI SOTTO ACCUSA / NAPOLI - Incompreso. Negli ultimi tempi quando parla Maurizio Sarri c'è sempre qualche polemica di troppo. Basti pensare a Genoa-Napoli, quando il mister si appellò agli errori dell'arbitro e fu puntualmente smentito (e bacchettato sonoramente) da Aurelio De Laurentiis, trovando però l'appoggio dei tifosi, tutti schierati dalla sua parte. Stavolta però è diverso. Stavolta le sue dichiarazioni non hanno trovato risposta dal presidente ma hanno avuto un riscontro piuttosto negativo fra appassionati e addetti ai lavori. Una situazione agrodolce per il mister azzurro, considerato un po' un profeta per il calcio-champagne che propone ma criticato soprattutto per il turnover e per il suo approccio troppo poco mediatico. Giusto per usare un eufemismo.  

SARRI PROPHETA IN PATRIA - Toscanaccio nato a Napoli e per sua stessa ammissione tifoso del Napoli, Maurizio Sarri è riuscito a portare la sua squadra dove forse era arrivata solo ai tempi di Maradona: osannata e ammirata in tutta Europa per un calcio spumeggiante che riesce a irretire anche formazioni più blasonate. Lo si è visto in Italia negli ultimi dodici mesi, ora lo stiamo vedendo anche fuori dai confini dopo le strabilianti vittorie con Dinamo Kiev e Benfica. Un parco giocatori valorizzato oltre ogni immaginazione, Higuain portato a livelli mai raggiunti neanche al Real Madrid, poi venduto per 90 milioni e dimenticato in un amen dopo l'arrivo di Milik, che grazie alle alchimie del suo allenatore si è ritrovato grande finalizzatore di una macchina quasi perfetta. Il quasi è riferito ai punti persi per strada, che hanno parzialmente compromesso la corsa alla Juventus. Va detto che i due pareggi precedenti sono stati caratterizzati dalle proteste di Sarri per alcuni errori arbitrali, ma con l'Atalanta il Napoli si è sbriciolato e ha incassato una sconfitta che ha ben poche attenuanti. E via al valzer delle polemiche, perché per alcuni tifosi ormai il Napoli deve vincere, vincere e basta, senza neanche un passo falso. Non importa se è la prima volta dopo 25 anni che si divertono così. 

TURNOVER E MEDIA, LE SPINE DI SARRI - E allora ecco salire sul banco degli imputati l'allenatore che fino a Bergamo era ancora imbattuto, unico in Italia, e che invece ora sembra quasi diventato un brocco presuntuoso. In primis gli si imputa il turnover: alcuni calciatori (Hysaj, Callejon, Hamsik, Jorginho) sono apparsi spompati e scarichi e in panchina ci sono fior di milioni spesi sul mercato (Rog, Diawara, lo stesso Maksimovic prima che si infortunasse Albiol) che non hanno giocato neppure un minuto. Il tecnico è stato chiaro e ha detto che i nuovi arrivi hanno bisogno di un po' prima di entrare nei suoi meccanismi, codificati e difficilmente assimilabili. Ma in un paese di 60 milioni di allenatori sono in tanti a sindacare perfino sulla rotazione dei calciatori. Altra grossa spina è la gestione delle interviste, specialmente dopo la sconfitta di Bergamo e dopo quelle frasi sulla corsa al titolo. Sarri ha parlato di Juventus irraggiungibile, ha ridimensionato le ambizioni del Napoli e del suo pubblico lasciando intendere che gli azzurri potranno competere al massimo per il secondo posto. "Sei un provinciale e non sai comunicare", a occhio e croce questo è il commento più gettonato sulle parole del tecnico, reo di aver spento sul nascere i sogni dei tifosi. Ma probabilmente il tecnico fa anche bene a volare basso, a cercare di dare equilibrio a una piazza che vive sull'ottovolante. A fine agosto tutti depressi per la Juve cannibale sul mercato. Poi sono arrivate le vittorie, e fino a qualche giorno fa si parlava di vincere la Champions. Ora basta una sconfitta e ci si torna a stracciare le vesti. Di sicuro ad inizio ottobre è presto per mettere le mani avanti, e se il Napoli è davvero competitivo per il "coso", come lo chiama Sarri, lo scopriremo solo vivendo. Magari a Torino, il 29 ottobre, quando lo scontro diretto potrà dirci qualcosa in più sulle possibilità degli azzurri. Juve permettendo.  

 




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