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Calciomercato > Serie A > Serie A, Delio Rossi: "Screzio alla Lazio. Quei caschi da parrucchiere..."

Serie A, Delio Rossi: "Screzio alla Lazio. Quei caschi da parrucchiere..."

Il tecnico italiano si racconta in una lunga intervista


Delio Rossi © Getty Images

24/09/2016 10:17

SERIE A DELIO ROSSI LAZIO PALERMO / ROMA - Intervistato dal 'Corriere dello Sport', Delio Rossi ha parlato della sua storia nel mondo del calcio, tra esperienza da calciatore alla carriera da tecnico: "Al primo anno dei dilettatni ero in un limbo. Non sapevo se continuare ma dovevo dar da mangiare alla mia famiglia. Intanto ero un professore di educazione fisica ma rispondevo sempre no alle supplenze. Volevo fare l'allenatore ma nessuno me ne dava l'opportunità. Mi arrivò poi la chiamata di unamico che faceva il direttore sportivo lì vicino. Allenavo dalle tre del pomeriggio alle undici di era. In quegli spogliatoi c'erano i caschi per parrucchieri, non so perché".

PROFESSIONISTI - "Al mio primo anno tra i professionisti dovevo restare due mesi alla Salernitana, con la società in vendita. Era ungruppo raccogliticcio di ragazzi ma vincemmo il campionato".

LAZIO - "Entrai inpunta di piedi. Non ho mai saputo come ci sono arrivato. Il direttore sportivo mi disse che non m'aveva scelto. Ero stato un'idea del presidente. Sapevo d'essere in una squadra importante, congiocatori come Liverani, Oddo e Peruzzi. La storia finì perché ci fu uno screzio. Superammo le qualificazioni di Champions, per poi passare ai gironi. Mi furono promessi dei rinforzi ma prendemmo solo Vignaroli, svincolato del Bari. Ho detto al presidente ciò che pensavo, ovvero che disputare una Champions non all'altezza avrebbe gettato al vento il lavoro fatto. Sapevo che la mia storia alla Lazio era finita lì".

PALERMO - "Zamparini è diversa da Lotito e da tutti quelli che ho avuto. Dopo un po' però pensano tutti di capirci di calcio. A volte è vero ma la differenza è che, se anche un presidente, guardando una gara, notasse gli stessi difetti che noto io, il suo lavoro termina lì".

SOLITUDINE - "L'allenatore è sempre solo, anche quando ritira un premio. Deve sapere che verrano altri momenti, duri, in cui nessuno ti sarà vicino".

LJAJIC - "E' una storia chiusa lì. Credo sia chiaro e non voglio tornarci. Non mi va che quell'episodio venga ricordato più di una Coppa Italia vinta".

LIVERANI - "E' il giocatore più intelligente cheabbia allenato. Cavani era l'attaccante più forte, Vucinic coiniugava tecnica e velocità, mentre Pastore era estro puro. Liverani però era unallenatore in campo".

L.I.




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