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Calciomercato > Serie B > Calcio, Panucci show: dal Livorno al modello italiano ne ha per tutti

Calcio, Panucci show: dal Livorno al modello italiano ne ha per tutti

Il nuovo tecnico della Ternana: "Non voglio parlare di Capello"


Christian Panucci ©Getty Images

18/07/2016 11:11

CALCIO PANUCCI LIVORNO MILAN ROMA JUVENTUS CAPELLO / TERNI - Christian Panucci è pronto ad iniziare la sua avventura alla Ternana. In Serie B troverà tanti ex milanisti sulle panchine delle avversarie, da Gattuso a Brocchi, con Oddo che invece ha fatto il salto in Serie A: "Dico in bocca al lupo a Oddo per la A, Rino e Brocchi sono contento di rivederli. Il Milan è una grande scuola, di calcio e di vita, insegna tanto: la cultura del lavoro, il rispetto, la cura dei particolari. A noi è servito, ora non è più un Milan così - ha detto l'ex terzino rossonero alla 'Gazzetta dello Sport' - Da quando il presidente non è più stato presente e non ha più potuto investire come prima... Il mio Milan resta irripetibile: con noi non giocava il Pallone d'oro Papin...Come lo vede il suo maestro Capello se va all'Inter? Non ho voglia di parlare di Capello. Per quanto riguarda la Roma, invece, sta nascendo una bella squadra con un tecnico bravo, ma sempre sotto la Juve. E' anni luce avanti a tutti, complimenti, è imbattibile in Italia e tra le big d’Europa".

Panucci ha parlato anche dell'ultima tribolata stagione al Livorno conclusa con la retrocessione in Lega Pro: "La prima volta avevo lasciato la squadra in zona playoff, la seconda stavamo comunque facendo bene. L'obiettivo era salvarsi e stavamo facendo un miracolo: mi è rimasto un grande rimpianto per non aver potuto lavorare bene, ho sofferto tantissimo. Se sbaglio io mi prendo le colpe: sono orgoglioso per aver allenato lì, ma dispiaciuto per non aver potuto farlo serenamente. La società è troppo instabile". Infine una stoccata al modello calcistico italiano: "Nei settori giovanili non sappiamo lavorare: quando abbiamo vinto gli Europei Under 21 con Cesare Maldini eravamo i più forti giovani in circolazione. Il problema in Italia è troppo grosso. Non si può parlare solo di motivazioni. Serve più tecnica, è sbagliato il modo di far crescere i giovani e deve tornare a essere importante il ruolo dell’allenatore. Ci sono troppe persone che lavorano nel calcio e non hanno mai giocato, gente che fa altri lavori e si inventa direttore sportivo. Tanti si sentono scienziati, non si può far fare tattica a ragazzini che non sanno calciare il pallone".

M.R.




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