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Calciomercato > Italia > Italia, amarezza Lippi: rifiutato il ruolo di direttore tecnico azzurro. I motivi

Italia, amarezza Lippi: rifiutato il ruolo di direttore tecnico azzurro. I motivi

L'ex ct della nazionale era al centro delle critiche per la possibilità incompatibilità tra il suo ruolo e quello del figlio


Marcello Lippi (Calciomercato.it)

24/06/2016 10:19

ITALIA LIPPI RIFIUTO RUOLO DT / ROMA - Marcello Lippi ha deciso: non accetterà il ruolo di direttore tecnico della nazionale italiana. A svelarlo è il 'Corriere dello Sport', che rivela la chiamata di ieri tra lo stesso Lippi e Carlo Tavecchio, numero uno della Federazione, nel corso della quale il primo ha spiegato di non essere più disponibile ad accettare l’offerta. Il perché? L'ex ct azzurro è rimasto amareggiato dalle critiche sulla possibile incompatibilità tra la sua futura posizione ed il lavoro del figlio Davide, noto agente: una situazione che andava in contrasto con l’attuale regolamento per i servizi di procuratore sportivo (articolo 3, comma 2) entrato in vigore l’1 aprile 2015 che impedisce di svolgere l’attività di manager se si ha un familiare con un ruolo federale. 

"Mi piaceva tanto l'idea di fare il dt, la sentivo mia però non può essere che ci sia un prezzo che deve pagare mio figlio. Resta tutto molto, molto strano… mi pare che ci siano casi anomali, diciamo così, che non interessano… io so che sono stato ct due volte, sono diventato campione del mondo, non ho mai dato un vantaggio a Davide, che non volevo neppure nell’albergo della squadra… e allora meglio fare chiarezza in questo modo", il succo del discorso tra Lippi e Tavecchio riportato dalla testata romana. 

Tavecchio stava cercando una scappatoia per permettere a Lippi di entrare a far parte del futuro staff di Ventura, ma quest'ultimo, alla fine, ha preferito tirarsi fuori per evitare modifiche alla norma che potessero essere interpretate come favore ad personam. "Se qualcuno aveva nel mirino me, sappia che ha sbagliato perché la mia storia resta scritta; se qualcuno aveva nel mirino mio figlio, non posso permettere che paghi lui un prezzo che sarebbe assurdo da pagare. Per questo, parlando col presidente Tavecchio, ho deciso io di chiudere questa vicenda", ha concluso. 

D.G.




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