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Calciomercato > Juventus > Juventus, Agnelli: "Champions, ecco come si vince. Pogba? Chiedete a Marotta"

Juventus, Agnelli: "Champions, ecco come si vince. Pogba? Chiedete a Marotta"

Il presidente bianconero ha fame di nuovi trionfi dopo l'accoppiata scudetto-Coppa Italia


Andrea Agnelli ©Getty Images
Giorgio Musso (Twitter: @GiokerMusso)

31/05/2016 18:45

JUVENTUS AGNELLI / TORINO - Nuova stagione trionfale per la Juventus, con l'accoppiata scudetto-Coppa Italia. I bianconeri hanno infilato il quinto trionfo consecutivo in campionato, nonostante una prima parte di campionato da dimenticare. Andrea Agnelli traccia a 360 grandi il mondo delle news Juventus: "Abbiamo iniziato e finito la stagione vincendo, conquistando all'inizio la Supercoppa in Cina e alla fine la Coppa Italia a Roma. Dobbiamo ambire a questo, vincere qualsiasi competizione a cui partecipiamo - ha dichiarato a 'Sky Sport' - La parte più difficile è stata da settembre a novembre, fino al derby, un periodo che ci ha spiegato come la compattezza è decisiva nei momenti di difficoltà". Una battuta poi sul calciomercato e Paul Pogba: "Non posso parlare di questo, non ho Marotta al mio fianco, dovete chiedere a lui".

GESTIONE CLUB - "Chiunque gestisca una società ha l'ambizione di vincere. Quando abbiamo inaugurato lo stadio, ho detto 'vincere' in tre minuti per cinque-sei volte. Chi è alla Juventus deve pensare solo a vincere. Gestire la Juventus nel 2016 e nell'ultimo decennio è diverso rispetto a prima. Siamo una grande società, con un fatturato da 350 milioni di euro. Siamo un'azienda in uno dei pochi settori in crescita. Avere un uomo di fiducia della famiglia è importante rispetto ad un manager puro, anche se abbiamo avuto grandi dirigenti che hanno fatto benissimo in Juventus o in altre società. La nostra ambizione è quella di avere autofinanziamento e che ambisca a vincere. Siamo passati da una perdita di 95 ad un risultato dimezzato. Dal mio punto di vista la società è ben impostata per reggere le sfide dei prossimi due-tre anni. Poi è da capire cosa succede nel calcio italiano ed in quello Europeo dove lo scenario può essere diverso".

SERIE A E LEGA - "Il mio auspicio è avere una Serie A che sia un nuovo punto di riferimento. Il calcio negli anni 80' si faceva i Italia. In Europa c'è da capire quale sia il formati migliore. Noi operiamo in questo mercato ponendoci obiettivi raggiungibili. Abbiamo sempre rispettato i piani triennali. Se siamo arrivati a fatturare 350 milioni raggiungendo equilibrio finanziario vuol dire che si può fare. L'importante è capire come non perdere terreno dalle altre realtà europee. Mi sono sentito dire "sei abituato ad innovare, noi dobbiamo proteggere'". Serve capire cosa vogliamo essere, facciamo fatica a guardare al modello inglese. Viene spontaneo guardare alla Spagna, dove con la collettivizzazione dei diritti tv, sono state protette le realtà locali".

RUOLO ALLEGRI - "Sono cresciuto negli spogliatoi e so quanto l'allenatore debba essere supportato nel quotidiano. Paratici e Nedved sono costantemente con Allegri, poi ci sono ruoli delicati come il mio e di Marotta". 

BONUCCI-NAZIONALE - "Un conto è allenarsi con Bonucci, uno con un ragazzo della Primavera. Mandzukic e Dybala si allenavano contro di lui, questo ha un valore. La settimana si pensa che non conti nulla, ma la domenica è figlia del lavoro settimanale. Mi sorprende che questo non venga capito. Averlo con la squadra è un beneficio in vista della Coppa Italia: ha un grande carattere, è un uomo spogliatoio. Per fare cosa? Tre giorni di stage, di test fisici? Non è relativo ad Antonio Conte, alla Federazione, è un discorso generico. Conte e la squalifica? L'ho difeso dal primo minuto, al netto delle pressioni. Visti i cinque anni di grandi successi, la gente si è scordata che abbiamo fatto sei mesi senza allenatore in panchina".

SUDDITANZA ARBITRALE - "I cliché non si cambieranno mai. Non mi scoccia, fa parte della tradizione. Fa parte di quelli che sono i soprannomi. In spogliatoio si dice "è tutto contro di noi". Se stai il 90% del tempo nell'area avversaria, hai più possibilità di avere rigori di chi ci rimane il 10 per cento". 

BANDIERE - "Conte e Del Piero? Qualsiasi azienda deve essere superiore ai suoi uomini, anche nel calcio. E' una questione di cultura: se ti senti più importante dell'istituzione per cui operi, c'è un problema. Passano i presidenti, i giocatori, la Juventus resta. E noi abbiamo 120 anni di storia e di successi".

CHAMPIONS - "Dovessimo riuscire a vincere la Champions League sarebbe bello. Torniamo al discorso di prima: per le italiane, competere a livello internazionale è difficile. Non solo per il fatturato: è una questione di modelli, di programmazione nel medio-lungo periodo. Negli ultimi anni ci siamo andati quattro-cinque volte in finale di Champions. Non è questione di performance del calcio italiano, è che perdiamo la competitività che avevamo. Il mondo sta diventando globale e perdiamo capacità di primeggiare". 




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