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IL PUNTO DI CM.IT - Brutta e antipatica, questa Italia è solo di Conte (se non vince)

Il team che si appresta ad affrontare Euro 2016 in uno dei momenti di minore popolarità nella storia della Nazionale


Antonio Conte © Getty Images
Antonio Papa (Twitter: @antoniopapapapa)

30/05/2016 17:10

PUNTO CM.IT NAZIONALE ITALIA CONTE EURO 2016 - Potete fare gli scongiuri, ma il passato ci insegna che quando la Nazionale italiana è così antipatica poi succede sempre qualcosa di molto, molto simpatico. A quel punto naturalmente saremo tutti pronti a salire sul carro dei vincitori, per saltarci su a ritmo di "Poppoppoppoppo" come nei trionfali Mondiali in Germania nel 2006. Ci conosciamo troppo bene: siamo italiani, su le mani, specialmente se si vince. Intanto Antonio Conte ha più di un grattacapo ed è alle prese con quella che è forse l'Italia meno popolare della storia. Per colpa di tanti fattori, certo, ma fra questi c'è sicuramente anche il commissario tecnico, 'a orologeria' come molti dei suoi scudieri. 

CONTE, TAVECCHIO E UNA GESTIONE 'A TEMPO' CHE NON PIACE - Non si può certo dire che da un paio d'anni a questa parte la Federcalcio abbia iniziato un'operazione simpatia. Dall'elezione di 'Opti' Tavecchio fino alla nomina di Conte, allenatore inviso a mezza Italia (quella non juventina) che da quando ha lasciato il posto ad Allegri è diventato inviso anche all'altra mezza (quella juventina). Nell'arco di questi due anni le scelte del ct hanno sempre sollevato qualche polemica, come ad esempio i 'casi' Insigne e Berardi, per non parlare del suo addio annunciato. Avere in panchina un uomo che ha già la testa altrove, che sta già pensando al calciomercato del Chelsea, potrebbe anche non essere un limite ma è sicuramente una calamita di critiche che fanno da soundtrack a questo pre-Europeo. Una decisione che può solo ritorcerglisi contro, ma ormai è stata presa e si va avanti così. Contro tutto e tutti, dritti per la propria strada. Alla faccia della nazional-popolarità. 

IL MODULO E GLI UOMINI: QUANTI DUBBI SULLE SCELTE DEL CT - Fra le tante critiche piovute in questi giorni sul gruppo in ritiro a Coverciano ci sono quelle sui probabili 23 che prenderanno parte alla spedizione francese. Critiche inevitabili, del resto siamo pur sempre il popolo dei '60 milioni di allenatori', ma stavolta c'è qualcosa in più. Solleva dubbi il modulo, quel 3-5-2 così demodé che infatti vede fra i suoi profeti un altro 'antipatico' di lusso, Walter Mazzarri. Eppure negli ultimi anni questo schieramento è sembrato l'unico in grado di far vincere qualcosa agli italiani, considerati anche gli uomini a disposizione. Già, gli uomini, altra nota dolente. La lista dei 23 sarà resa nota soltanto domani, ma si intuisce già che saranno inclusi alcuni fedelissimi di Conte che non entusiasmano la piazza. Ogbonna, Eder, Giaccherini e anche Pellé, in gol contro la Scozia, tutti calciatori che non solleticano la fantasia degli appassionati. Ma forse con loro il mister leccese ha qualche speranza di stupire, di provare il colpaccio. Senza diventa tremendamente difficile.

IL GRUPPO E LE CONVINZIONI INCROLLABILI: I POSSIBILI PUNTI DI FORZA DI QUESTA NAZIONALE - Già, perché Antonio Conte sa benissimo che se vuole avere una remota speranza di impensierire le big presenti in Francia dovrà essere bravo a sfruttare gli unici punti di forza che può avere questa squadra. Bravo e testardo, perché non sembra minimamente intenzionato a cambiare idea su nulla. Puntare sul suo credo tattico e sui suoi uomini, in barba a tutto e tutti, cementare il gruppo che ha formato e cercare di tirar fuori qualcosa in più del 100% da ognuno. E' l'unica possibilità per poterci almeno provare, anche perché in ogni caso la qualità media della rosa quella è, con o senza Eder e gli altri. Così si spiegano anche alcune posizioni discusse e discutibili: il ct sa benissimo che la sua immagine non è delle migliori, che le sue scelte non piacciono e non piaceranno in ogni caso e sa benissimo pure che comunque vada sarà difficile rivedere questo gruppo così com'è, quando lui sarà andato via. Tanto vale andare all-in, spremere tutto ciò che può dai suoi uomini e cercare di lasciare un segno. Nella peggiore delle ipotesi sentirà l'eco delle critiche dalla lontana Londra, se invece gli dice bene sarà osannato anche per quelle scelte così impopolari, così controcorrente, così sue. In fondo basta 'solo' arrivare in fondo, perché vincere non è importante: è l'unica cosa che conta.




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