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Calciomercato > Milan > Milan, Meani: "Per Calciopoli ho pagato solo io. I rapporti con Galliani e Berlusconi..."

Milan, Meani: "Per Calciopoli ho pagato solo io. I rapporti con Galliani e Berlusconi..."

Parla l'ex dirigente rossonero a 10 anni dallo scandalo che cambiò il calcio italiano


Adriano Galliani ©Getty Images

19/05/2016 12:51

MILAN MEANI CALCIOPOLI GALLIANI BERLUSCONI / MILANO - Sono passati 10 anni dallo scandalo che travolse il calcio italiano, tristemente noto con il nome di Calciopoli. Intervistato dal 'Corriere della Sera', l'ex dirigente rossonero Leonardo Meani ha voluto raccontare la sua verità sulle news Milan di quel periodo. Calciomercato.it vi propone i passaggi più interessanti: "Durante i processi mi hanno dipinto come un delinquente. Arbitri e assistenti erano persone che conoscevo da tempo, ho fatto a lungo l’arbitro anche se mi sono fermato ai Dilettanti. Con i guardalinee Babini e Puglisi ero amico. Collina l'ho conosciuto a un raduno. Ci sentivamo spesso. Le intercettazioni distorcono tutto perché chi deve interpretare non conosce il contesto in cui due persone che si frequentano parlano tra loro. Tra gli uomini di calcio è così: le spariamo grosse, ma sono solo boutade. Come nacque tutto? Un giorno mi chiama un signore e mi chiede se sono Leonardo Meani, dirigente del Milan. Se e quando può incontrarmi a Lodi. Gli chiedo chi sia e mi risponde: carabinieri di Napoli, devo notificarle un avviso di garanzia... Da allora la mia vita si è ribaltata. Cominciarono a uscire le mie intercettazioni. Poi andai a Roma per essere interrogato dall'Ufficio indagini della Procura federale. Nove ore di audizione, ne uscii distrutto. All'inizio non fui isolato dal Milan. Dovevamo andare a Parma per l’ultima trasferta di campionato e i giocatori mi prendevano in giro: 'Leo, occhio che arrivano le manette'. Molti di loro erano di casa nel mio ristorante: Shevchenko fece una festa, Kakà organizzò il fidanzamento con la sua futura moglie. Ancelotti pranzava da me tutti i giovedì e con lui ogni tanto ancora mi sento. Con Galliani avevo rapporti cordiali, mentre Berlusconi l'ho incrociato tre volte in tutto. Durante le indagini e i processi per tutti ero 'quello delle intercettazioni del Milan'. Mi arrivarono minacce. Telefonavano al ristorante e mi dicevano: 'Ti ammazziamo, ti bruciamo il locale'. Per una settimana la questura mi ha lasciato la scorta. Alla fine ho pagato solo io, ma quelli con il Milan sono stati dieci anni splendidi, con due scudetti vinti, una Champions, una Coppa Italia e una Supercoppa Europea. E anche cocenti delusioni. Quella maledetta finale di Istanbul. Nella rivincita di Atene due anni dopo non c'ero più. Lo scandalo era scoppiato. Ma almeno una mano a vincere gliel'ho data anch'io. In che modo? Lasciamo perdere...".

M.R.




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