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Calciomercato > Milan > Milan, 70 anni di Sacchi: "Il mio calcio, Berlusconi, Baggio, Ancelotti e van Basten: vi racconto tu

Milan, 70 anni di Sacchi: "Il mio calcio, Berlusconi, Baggio, Ancelotti e van Basten: vi racconto tutto"

L'ex tecnico dei rossoneri e della Nazionale ha parlato a 360° nel giorno del suo compleanno


Arrigo Sacchi ©Getty Images

01/04/2016 08:30

MILAN SACCHI BERLUSCONI BAGGIO / MILANO - Oggi Arrigo Sacchi compie 70 anni. E per celebrare il compleanno di un tecnico che ha rivoluzionato il calcio italiano e non solo, 'La Gazzetta dello Sport' lo ha intervistato ripercorrendo la sua carriera in 70 domande. Di seguito i passaggi più significativi: "Il calcio è entrato nella vita nell’estate 1954: ero in vacanza con i miei genitori a San Mauro a Mare. I miei idoli sono stati fin da subito Di Stefano, Schiaffino e Pelè. Io invece ho iniziato come ala destra, poi mediano, quindi terzino destro. Ma non ero un granché". 

E la squadra del cuore? "Tifavo per l'Inter. Un giorno il presidente Moratti mi regalò una medaglia d’oro dei tempi di suo padre. Lo ringraziai e gli dissi: 'Io ho allenato il Milan, ma non sono un pentito. Stia attento, i pentiti sono i peggiori'". Proprio alla guida dei rossoneri si è consacrato, affinando al meglio il concetto di 'calcio totale' espresso dall'Olanda negli Anni '70: “Dirigevo il calzaturificio di mio padre, ero in Olanda per lavoro. Fu allora che mi innamorai del calcio totale. Vedere le partite dell'Ajax era come andare a un concerto. Musica armoniosa".

Il 'Mago di Fusignano' si è poi soffermato sui ricordi delle news Milan, in particolare al rapporto con van Basten: "Si è romanzato molto, ma la verità è che tra di noi c’era una grande stima. Dopo una sconfitta i giornalisti andarono da Marco e gli chiesero che cosa pensasse. Lui, abituato alla stampa olandese, si mise a parlare a ruota libera, a dire qual era il suo calcio ideale. Il giorno dopo, le prime pagine dei quotidiani titolavano: 'Van Basten contro Sacchi'. Lo presi da parte e gli spiegai come funzionava in Italia il rapporto con la stampa. La domenica lo tenni in panchina e gli dissi: ‘Visto che ne sai tanto di calcio, oggi stai vicino a me così mi aiuti…'".

Poi il primo incontro con Berlusconi: “Con il Parma affronto il Milan in amichevole e in Coppa Italia. Giochiamo bene. Berlusconi è stupito. Parla con il presidente Ceresini e gli chiede di conoscermi. Il Cavaliere mi dice: "La seguirò per tutto il campionato". Poi mi chiamò al Milan". 

C’è spazio anche per qualche aneddoto di calciomercato: “Il presidente voleva Borghi, io Rijkaard. Ma lo convinsi. Anche in quel caso Berlusconi dimostrò di essere intelligente e lungimirante. Ancelotti? Berlusconi mi disse: 'Non posso acquistare un giocatore che ha il 20 per cento di invalidità a un ginocchio'. Gli risposi: 'Mi preoccuperei se l’invalidità ce l’avesse al cervello'. E Ancelotti venne acquistato. L’avversario più difficile da affrontare? Maradona. Unico, irripetibile. Una personalità pazzesca". 

Infine, impossibile non rievocare la parentesi alla guida dell'Italia: "Fu un periodo molto intenso, sentivo una grande responsabilità. Perché Baggio in campo nella finale di Usa '94? Perché i medici e i preparatori mi dissero che poteva giocare. Il mio rapporto con lui era teso? Sciocchezze. Io lo convocai anche se non stava giocando bene con la Juve".

Conclusione dedicata ai suoi possibili eredi: "I migliori al momento sono Ancelotti, Guardiola e Mourinho. Carlo è un maestro nei rapporti. Pep è un professore sul campo. Mou è carismatico e ha metodi innovativi".

D.G.




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