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Calciomercato > Il punto di CM.IT > IL PUNTO DI CM.IT - Conte, Sabatini e gli addii 'teatrali': all'estero non (sempre) è così

IL PUNTO DI CM.IT - Conte, Sabatini e gli addii 'teatrali': all'estero non (sempre) è così

La teatralità degli addii italiani e le reazioni nei campionati esteri: la storia di Guardiola e Heynckes è emblematica...


Antonio Conte © Getty Images
Antonio Papa (Twitter: @antoniopapapapa)

23/03/2016 15:01

PUNTO CMIT ADDII ALLENATORI DIRIGENTI / NAPOLI - Much ado about nothing, così direbbero gli inglesi. Anzi, lo direbbe William Shakespeare, che ha chiamato così una sua famosissima tragicommedia. Molto rumore per nulla, come quando stiamo mesi ad azzuffarci sul futuro di un dirigente nostrano mentre al di fuori dei nostri confini spesso è tutto un po' più normale, meno isterico. Ecco, diciamo meno tragicomico. Sarà che siamo sempre un po' più mammoni, o forse solo più teatrali, ma per noi una separazione sembra sempre un pizzico più dolorosa di quelle degli altri. Che poi questo sia un bene o un male lo lasciamo al vostro giudizio soggettivo. 

LA TEATRALIZZAZIONE DELL'ADDIO - In Italia abbiamo tanti esempi di saluti burrascosi, diventati quasi psicodrammi col passare dei mesi. Napoli, ad esempio, che in quanto a pathos ha pochi eguali al mondo. Lo scorso anno Benitez ha annunciato l'addio a fine anno, ma già da mesi ci si ricamava su al punto che la squadra è finita schiacciata dalle pressioni e lo stesso allenatore si è accartocciato su se stesso, buttando al vento Europa League e qualificazione Champions. Sta accadendo la stessa cosa a Roma con Totti, il cui 'caso' ha dato qualche grattacapo alla squadra, impegnata in una rincorsa spettacolare alle prime posizioni; per fortuna il carisma di Spalletti ha impedito che la situazione degenerasse. La polemica sul suo possibile ritiro, a 39 anni suonati, monopolizza e monopolizzerà i giornali da qui ai prossimi sei mesi, nella migliore delle ipotesi. Ma il capitano giallorosso è in ottima compagnia, e proprio nella sua (è proprio il caso di dirlo) città. Ora non si fa che parlare di Sabatini e del suo addio annunciato: è difficile trovare altrove una piazza che discuta tanto non di un allenatore ma addirittura di un dirigente. Il siparietto del Ds giallorosso col tecnico Spalletti ha assunto connotati che in una pièce teatrale avrebbero meritato un atto interamente dedicato a loro. Intanto in Francia incassano col sorriso la querelle fra Ibra e la Tour Eiffel, in Germania i big passano da un top club all'altro senza batter ciglio. In Spagna invece sono più 'calienti', come noi: chi dimenticherà mai la famosa testa di maiale lanciata a Figo appena passato dal Barcellona al Real

CONTE, GUARDIOLA E WENGER: LE DIFFERENZE DI UN ADDIO - In questi mesi sui giornali ci sono tre dei più grandi allenatori al mondo a monopolizzare le speculazioni mediatiche. Con approcci completamente diversi. In Italia si parla tanto della partenza annunciata di Antonio Conte, destinato al Chelsea, al punto che sembra quasi che il prossimo Europeo sarà solo un enorme psicodramma, con i calciatori che scenderanno in campo piangendo pensando al giorno in cui il loro ct li lascerà. Per non parlare di Tavecchio e delle sue dichiarazioni sul futuro della panchina dell'Italia: la gestione mediatica del 'caso' non è stata il massimo, va detto, ma del resto proprio il presidente federale ci ha abituati in passato a dichiarazioni che su un palco avrebbero fatto parecchio scalpore. Non è esattamente così che funziona, o che dovrebbe funzionare, basti vedere come metabolizzano i cambiamenti in Germania. Guardiola è del Manchester City praticamente già dall'estate scorsa, e lo sapevano tutti, ma intanto ha già praticamente vinto il campionato e 'rischia' seriamente di imbroccare il Triplete, così come fece qualche anno fa Jupp Heynckes, vincitutto con i bavaresi sebbene avesse annunciato il suo pensionamento da una vita. L'Inghilterra invece si divide a 'causa' dei tabloid, che vivono per vivisezionare la notizia fino all'inverosimile. Emblematica la questione Wenger, dato per partente dall'Arsenal 10 anni ma poi sempre saldamente al suo posto. Questo sembrerebbe essere l'anno giusto per il suo addio e infatti i rotocalchi stampano copie su copie con il volto del francese in copertina. Sicuramente sul piano giornalistico gli inglesi un po' teatrali lo sono, ma noi abbiamo sempre quel qualcosa in più: immaginate cosa sarebbe accaduto alle nostre latitudini per la separazione dal manager dell'Arsenal o (peggio ancora) da Ferguson? Sarebbe ancora ricorrenza nazionale!




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