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Calciomercato > Hellas Verona > Verona, Toni: "Non esiste un mio erede e avrei voluto essere allenato da Ancelotti. Futuro..."

Verona, Toni: "Non esiste un mio erede e avrei voluto essere allenato da Ancelotti. Futuro..."

L'ariete modenese si è raccontato a 360°: passato, presente e futuro


Luca Toni ©Getty Images

09/03/2016 16:19

HELLAS VERONA TONI INTERVISTA UNDICI / VERONA -  Quarant'anni e non sentirli. sono due decenni che Luca Toni va in giro per campi a gonfiare le reti avversarie e non sembra abbia voglia di smettere: "Se mi vedi qua.. E finché mi vedrai qua al campo, è perché ho voglia di giocare. Se dopo l’operazione mi sono rifatto male di nuovo, è perché avevo troppa voglia di esserci, di giocare. Troppa voglia, è quello che ha fatto rallentare il mio rientro", ha dichiarato l'ariete dell'Hellas Verona in una lunga intervista alla rivista 'Undici'. Di seguito il resto delle sue dichiarazioni. 

RICORDO PIU' BELLO - "Ma se mi chiedi il ricordo più bello, è troppo scontato che ti dica la notte di Berlino del 2006. Non vale, quel titolo è andato al di là di ogni previsione. Torno indietro nel tempo, agli inizi. Venivo da un’annata brutta con il Fiorenzuola dove non giocavo mai, e sono alla Lodigiani. Trovo un allenatore che adesso non c’è più, Guido Attardi, che mi ha dato subito entusiasmo. Lì è stata la svolta della mia carriera. Da lì ho iniziato a fare gol". 

TANTE ESPERIENZE IN CARRIERA - "Quando un giocatore cambia la società riparte da zero. E questo fa parte del mio carattere. Ripartire e riconquistare tutti. Per la mia carriera è stato utile: se uno gioca sempre nella stessa squadra, può esserci l’anno più difficile, ma la piazza ricorda gli anni indietro. Io facendo cosi sono dovuto sempre ripartire da zero. E impormi ogni volta". 

IL MIGLIOR COMPAGNO NUMERO 10 - "Ho avuto la fortuna di giocare con i più forti numeri 10 del mondo: Baggio a Brescia, Totti a Roma, Del Piero nella Juventus e Ribery con il Bayern. C’è l’imbarazzo della scelta". 

NUOVO TONI - "Adesso gli attaccanti non vanno più di moda. Non ci sono più le prime punte come me o come Ibrahimovic. Adesso ci sono tutti questi falsi nove, e pochi italiani che vengono fuori. Non so dirti il nome di un mio erede. Quando ero in Nazionale, tutti gli attaccanti erano titolari e facevamo dai 20 ai 25 gol, adesso non ce ne è uno che gioca titolare in una grande squadra, e se arrivano a 15 gol in società fanno festa. Io pensavo che il problema fosse dei tanti stranieri. Ma allo stesso tempo vedo giovani diversi da quello che ero io da giovane. Una volta avevi più fame, adesso i giovani con tutta l’attenzione che c’è, con i social network, fanno due partite e si sentono giocatori… sono molto distanti dai mei tempi. È un problema di una generazione che va oltre al calcio". 

'SEGRETO' AZZURRO - "La chat segreta? È quella dei campioni del mondo del 2006. Un modo per continuare a sentirci, anche con chi adesso ha smesso".

BAYERN MONACO - "L’Allianz è lo stadio più bello in assoluto ed è bello farci gol dentro. Il calcio è uguale dappertutto, in Italia e in Germania. Ma essere capocannoniere al Bayern Monaco è un obbligo. Devi esserlo per forza, perché giochi nella squadra più forte. Come in Italia, se giochi nella Juve e nel Napoli è normale essere il capocannoniere. I tifosi mi vogliono ancora tanto bene. Ci sono ancora tifosi che vanno allo stadio con la mia maglia. Tanti tedeschi che vengono al centro sportivo dell’Hellas Vengono a chiedermi foto e autografi, mi dicono che gli manco. Sono stato un giocatore diverso dagli altri. Mi piaceva scherzare. Ridere. A differenza dei loro giocatori, più seri. Del Bayern continuo a sentire Franck (Ribery) e anche Hitzfeld per anni mi ha scritto via sms. Ed è sempre stato un piacere

SOGNO IN PANCHINA - "L'allenatore che avrei voluto? Non ho mai avuto Ancelotti, tutti me ne hanno parlato benissimo. 

MOMENTO SERIE A - "C’è stato un periodo in cui la Serie A era anche peggio. Adesso si sta riprendendo. Stanno tornando i grandi campioni. Due, tre anni fa andavano via tutti dall’Italia, ma adesso stanno tornando". 

MOMENTO HELLAS VERONA - "Fino adesso è stato un anno molto difficile. Vediamo se riusciamo a fare questo miracolo, che sarebbe eccezionale; poi a giugno parlerò con la società e decideremo il mio futuro".

D.G.




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