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Calciomercato > Milan > Calciomercato Milan, Di Francesco: "I complimenti di Berlusconi? Vi rivelo cosa mi ha detto"

Calciomercato Milan, Di Francesco: "I complimenti di Berlusconi? Vi rivelo cosa mi ha detto"

L'allenatore del Sassuolo: "Io in una big? Se uno non prova, non lo sa"


Eusebio Di Francesco ©Getty Images

12/11/2015 08:53

CALCIOMERCATO MILAN INTERVISTA EUSEBIO DI FRANCESCO A LA GAZZETTA DELLO SPORT / SASSUOLO - L'edizione odierna de 'La Gazzetta dello Sport' propone una lunga intervista all'allenatore del Sassuolo quinto in classifica Eusebio Di Francesco, che ha parlato anche del suo futuro in chiave calciomercato Milan. Calciomercato.it vi propone i passaggi salienti dell'intervista.

FUTURO IN UNA BIG - "Se uno non ci prova, non lo sa. Quando arrivai qui, mi chiesero: 'Si sente all’altezza del Sassuolo?'. Tutto è relativo. Berlusconi mi ha parlato per un minuto negli spogliatoi di San Siro, si è complimentato, ha detto che avremmo meritato di pareggiare, non di vincere, ma non mi ha offerto il Milan. Dalla Roma non ho sentito nessuno. Siamo alle chiacchiere e io ho in testa soltanto il Sassuolo. Sono contento che Sarri stia facendo molto bene a Napoli: viene dalla gavetta, ha spazzato via lo scetticismo che lo circondava".

I PRINCIPI DI GIOCO DI DI FRANCESCO - "Palla, organizzazione e corsa, in ordine di importanza. Il mio sistema è il 4-3-3 che però in non possesso diventa 4-5-1. Si attacca in ampiezza, perché le difese vanno aperte per rendere efficaci i tagli verso il centro. Si difende 'dentro'. Trent’anni dopo restano validi i precetti del grande Sacchi: corti e intensi, minima distanza possibile tra i reparti. Zeman? E' il mio maestro. Ci 'messaggiamo'. L’altro giorno mi ha scritto: 'Bravo'. Nient'altro, però un 'bravo' di Zeman ha un valore enorme. Differenze tra me e lui? Per Zdenek gli avversari vanno aggrediti sempre, comunque e ovunque. Io ritengo che in dati momenti non si debba cercare di rubare palla agli avversari. Un altro mio allenatore di riferimento è Guardiola, perché le sue squadre giocano sempre al limite".

IL 'NO' ALLA NAZIONALE - "Calma, non facciamo confusioni. Io non andai al torneo di Francia del 1997 perché dovevo affrontare lo spareggio salvezza con il Piacenza contro il Cagliari. Avevo il permesso della federazione e dell'allora c.t. Maldini. Un mese fa Berardi ha lasciato Coverciano perché stava male, a Empoli in campionato non aveva giocato. Giustificati tutti e due".

BERARDI - "E' soltanto un ragazzo chiuso, introverso, particolare. In spogliatoio però fa gruppo. Soffre i cambiamenti improvvisi, va accompagnato, assecondato. Deve crescere nella comunicazione, ma sta migliorando. E' il nostro Robben. Non è andato alla Juve per sua scelta, perché vuole completare il suo percorso con noi. Non ho dubbi che diventerà un grandissimo".

FEDERICO, IL FIGLIO CHE GIOCA AL LANCIANO - "Dice che non vuole essere allenato da me perché faccio lavorare troppo i giocatori. Federico, sai che ti rispondo? Che un giorno vorrei allenarti per farti correre di più. Lasciamolo crescere".

S.D.

 




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