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Calciomercato > > Roma-Bayer Leverkusen, Völler: "Ci serve un pareggio per qualificarci, loro i più forti in Italia"

Roma-Bayer Leverkusen, Völler: "Ci serve un pareggio per qualificarci, loro i più forti in Italia"

L'ex attaccante giallorosso: "Da allenatore fui la persona sbagliata nel posto e nel momento sbagliato"


Rudi Völler (Getty Images)
Marco Di Federico

02/11/2015 08:35

BAYER LEVERKUSEN CHAMPIONS LEAGUE VOELLER / ROMA - Dopo la gara di andata del playoff di Champions League contro la Lazio, Rudi Völler torna mercoledì nella Roma che conosce meglio e che ama come il primo giorno. Con il suo Bayer Leverkusen affronterà i giallorossi dopo il pazzesco 4-4 dell'andata: sulle colonne della 'Gazzetta dello Sport', il direttore sportivo del club tedesco ha parlato del match ma soprattutto di tutte le news Roma, con tutti i ricordi del passato.

PARTITA - "Sono da qualche annetto nel calcio, ho visto di tutto ma quella sera è stata una partita pazzesca, uno spettacolo per i tifosi. - le sue parole - Non è detto che ora ci sarà più prudenza, le dinamiche non sono calcolabili, può finire 0-0 o 1-0 o 0-1, noi quattro giorni dopo abbiamo fatto la stessa gara contro lo Stoccarda, però vincendo 4-3. Se non perdiamo allo stadio 'Olimpico' avremo noi un piccolo vantaggio per la qualificazione, ma sarà un match difficile".

DERBY - "A Brema c'era rivalità con l'Amburgo, se perdevi il derby del Nord però si sentiva la delusione e niente altro. A Roma ho capito cosa sia il derby: dopo un k.o. con gol di Di Canio ci allenammo con la polizia fuori da Trigoria. I tifosi ricordano il gol decisivo nel derby del marzo 1990, ma io ricordo come se fosse oggi quello segnato alla Fiorentina 4-0 nella prima giornata dopo il Mondiale, che avevo vinto proprio allo stadio 'Olimpico': lancio di Desideri, girata al volo da oltre dieci metri, palla sull'incrocio opposto. Che roba".

PASSATO GIALLOROSSO - "La prima stagione fu poco felice, soffrivo per gli infortuni, faticavo, ma alla gente interessa poco se hai i dolori: devi fare gol, è stato difficile. Poi Viola mi disse: 'Lei rimane, ho sempre creduto nelle sue capacità'. Restai volentieri, mi imposi, il gruppo era bello. Da allenatore arrivai dopo il dramma di Prandelli, le dimissioni per stare accanto alla moglie malata. Mi chiamò Totti, mi chiamò Baldini, dovevo decidere in fretta. Se è andata così è solo colpa mia. Ero la persona sbagliata nel posto e nel momento sbagliato. Pensavano arrivasse il tedesco che fa il duro, ma non ne sono capace. Quella Roma aveva bisogno di un allenatore italiano. Era il 2004-05, poi si salvò alla fine con Bruno Conti".

ROMA - "Non cambia mai, era così anche nel 1987, quasi trent'anni fa: vive con il grande cuore dei tifosi. A Brema ero amato dalla gente, certo, ma quando sono sbarcato all'aeroporto c'erano centinaia di persone, poi anche a Trigoria. Era tutta un'altra situazione rispetto a quella tedesca. A Roma mi sento sempre bene. Avrei potuto raccontare l'invidia che provo per il vostro campionato. Vi invidio perché non avete fra i piedi il Bayern Monaco. E la Roma può vincere lo Scudetto, ha dimostrato di essere la migliore in Italia".




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