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Calciomercato > Serie A > Serie A, Ranieri: "Roma favorita. Juventus, ecco perché è finita"

Serie A, Ranieri: "Roma favorita. Juventus, ecco perché è finita"

L'allenatore del Leicester rivela anche alcuni retroscena sul suo passato


Claudio Ranieri ©Getty Images
Stefano D'Alessio (Twitter: @SDAlessio)

11/10/2015 10:07

SERIE A INTERVISTA CLAUDIO RANIERI AL CORRIERE DELLO SPORT / ROMA - L'attuale allenatore del Leicester Claudio Ranieri è il protagonista di una lunga intervista pubblicata oggi sul 'Corriere dello Sport', di cui Calciomercato.it vi riporta alcuni estratti sulle ultime news Serie A e non solo.

BILANCIO CARRIERA - "A volte ho l'impressione di essere un allenatore giusto arrivato in alcuni posti al momento sbagliato. Per esempio, all'Inter ho dovuto vendere Coutinho e Motta. Credo di essere stato l'unico allenatore a vendere giocatori all'Inter".

LEICESTER - "Ho fatto 15 punti e con altri 25 mi salvo. La Premier League quest'anno sembra aperta e incerta. Il Manchester City dovrebbe fare la parte del leone ma non penso che van Gaal sbagli due stagioni di fila così facilmente. Piacere nello stare sopra al Chelsea di Mourinho? No, per carità. Guardo con simpatia alle squadre che ho allenato e la storia con Mourinho è antica".

SERIE A E PREMIER LEAGUE - "Il calcio italiano è in grande ripresa, stiamo tornando competitivi. Il calcio inglese è più intenso, è sempre stato così. Ci si allena diversamente: nella testa dei miei calciatori al Leicester non  esistono allenamenti, sono tutte partite. Il campionato di Serie A è bello, c'è più equilibrio rispetto al passato. La Roma è favorita perché ha mantenuto l'allenatore ed è migliorata dove doveva farlo. Il calcio inglese è il migliore che ho visto, è il più mio".

CUADRADO, SALAH, PELLE' - "Il calcio inglese va a mille all'ora e la velocità di Cuadrado non si esaltava come avrebbe dovuto, come in Italia. Salah, egiziano, uomo del Sud, non ha trovato probabilmente a Londra quel calore che ha poi trovato a Firenze e Roma. Pellè ha tutte le carte in regola per continuare a crescere ancora. Se è pronto per tornare in Italia? Sì, chi segna così in Premier può giocare ovunque".

FUTURO - "Se è chiusa la mia esperienza nel calcio italiano? Mai dire mai. Io il 'dopo Conte' in Nazionale? No, devo avere un rapporto quotidiano con la squadra. Mi sento più portato a fare l'allenatore rispetto al ct, ma anche in questo caso mai dire mai. Quello della Nazionale è un lavoro diverso che a me non è piaciuto. Con la Grecia ho fatto 4 partite, ora ne hanno fatte 9 e non mi pare stiano volando (ride, n.d.r.)".

LA 'SUA' JUVENTUS - "La Juve è il club in cui ho respirato grandezza assoluta. C'era aria di rinnovamento, ma il peso della società lo respiravi tutto. Non è finita male, è finita quando io ho deciso che finisse. Non eravamo più d'accordo sui piani di mercato. Arrivò una scelta su cui non concordavo e dissi 'Vado via io'. Poi che mi esonerarono a due giornate dalla fine conta poco. Quel giocatore era Cannavaro, era un grande calciatore ma non mi sembrava giusto il suo acquisto".

LA JUVENTUS DI OGGI - "La Juve è una grandissima squadra, con una grandissima dirigenza ma non si possono perdere 3 calciatori come Pirlo, Vidal e Tevez e non risentirne pur rimpiazzandoli bene".

TOTTI, DE ROSSI E LA ROMA - "Francesco è una persona stupenda. Altafini entrava un quarto d'ora e faceva gol. Totti ha una grande intelligenza e sa che dovrà gestirsi così. De Rossi è un grandissimo giocatore e se fosse andato via da Roma avrebbe vinto di più. Quella partita col Genoa da 3-0 a 3-4? Non successe niente di niente, prendemmo un gol e andammo in barca. Il gol di Pazzini? Perdemmo tanti punti, come col Livorno che poi retrocedette".

 




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