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Calciomercato > Milan > Milan, mercato sbagliato e nervi tesi: contestato Galliani, salvo Mihajlovic. Ma...

Milan, mercato sbagliato e nervi tesi: contestato Galliani, salvo Mihajlovic. Ma...

L'Ad al centro del tifone, il tecnico non intende dimettersi. Ma spuntano i nomi di Spalletti e Donadoni


Sinisa Mihajlovic ©Getty Images
Lorenzo Polimanti (@oldpoli)

05/10/2015 13:31

MILAN CALCIOMERCATO CONTESTAZIONE GALLIANI MIHAJLOVIC NAPOLI / MILANO - Doveva essere l'anno del rilancio, del grande ritorno ai vertici, della lotta per i posti che contano. Ed invece, dopo sole sette giornate, la classifica e l'umore dell'ambiente invitano a rivedere al ribasso le stime e ridimensionare i sogni. Il Milan, dopo il tonfo interno contro il Napoli di Sarri, incassa la quarta sconfitta stagionale ed il pubblico di 'San Siro' contesta duramente l'Ad Adriano Galliani, mentre 'salva' il tecnico Sinisa Mihajlovic. Nel mirino, soprattutto, le scelte in sede di calciomercato estivo. L'allenatore si dice ben saldo, anche se, raccontano le news Milan, girano già voci sul possibile erede.
 

 

DA BACCA A LUIZ ADRIANO: SOTTO ACCUSA IL MERCATO DEI (TROPPI) ATTACCANTI
 

Serviva una rivoluzione e rivoluzione, alla fine, è stata. L'ultima sessione ha portato ben otto colpi, più il rientro di M'Baye Niang che è andato ad infoltire un reparto offensivo che ha accolto anche Bacca, Luiz Adriano e Mario Balotelli. E contando pure i già presenti Honda, Suso, Menez e Cerci, la batteria di attaccanti a disposizione di Mihajlovic, senza impegni europei, è subito apparsa più che sufficiente, per usare un eufemismo. Al contrario invece di altri reparti, dove da tempo i tifosi invocano investimenti importanti. Ne sono arrivati due: Romagnoli in difesa per 25 milioni e Bertolacci a centrocampo per altri 20. Talento e futuro assicurati, ma a chi voleva risposte immediate ed una squadra competitiva da subito, forse, è venuto il dubbio che si sarebbero potuti investire in altri modi i circa 100 milioni spesi in estate.

Ed i numeri di questo avvio portano ulteriori indizi a conferma di questa tesi. Il Milan è undicesimo con nove punti in classifica, la metà di quelli della capolista Fiorentina e sette in meno dei cugini interisti. L'attacco ha fruttato fin qui un bottino di otto gol (la Roma ne ha fatti 17, il Napoli 16 e la Fiorentina 14), mentre la difesa cede il poco invidiabile primato di peggior reparto del campionato solo al Carpi, che ha incassato fin qui 16 reti contro le 13 subite dal Milan. Quattro sconfitte dopo sette giornate: un po' troppe, visto come viaggiano le altre, per puntare ai primi tre posti.
 

 

DA SPALLETTI A DONADONI: MIHAJLOVIC NON TREMA, MA...
 

"Non mi dimetto, nel mio vocabolario non esiste questa parola. Non lo farò mai, ho la mia dignità ed il mio orgoglio - ha 'gridato' Sinisa Mihajlovic nel post-partita di 'San Siro' - Provo sempre a dare il massimo, poi tocca alla società decidere cosa fare. Sono pronto a spiegare tutto a Berlusconi". E qualcosa al presidente dovrà dire presto. Perché il numero uno milanista, che ad inizio estate aveva accarezzato e poi abbandonato l'idea di portare Sarri sulla panchina del 'Diavolo', guarda caso, di certo si aspettava qualcosa in più. I tifosi rossoneri, per il momento, assolvono l'allenatore serbo scagliandosi in particolare contro Galliani, e con Seedorf ed Inzaghi sempre ben saldi nel libro paga, l'idea di allontanare l'ex blucerchiato, al momento, sembra poco praticabile. Ma il peso di uno 0-4 interno, in un momento del genere, invita a non escludere a priori nessuna ipotesi. Anzi, c'è chi dice già che il tecnico sia in bilico, tanto che ieri sera sarebbe andato in scena un importante faccia a faccia tra Mihajlovic e Galliani. Galliani che proprio prima della partita si era detto "contento di Mihajlovic come il Napoli è contento di Sarri". Ma novanta minuti, e quattro gol, possono cambiare tante cose.

Ed allora occhio a tutti i possibili scenari, con i primi nomi dei possibili eredi della panchina milanista che non tardano ad arrivare. C'è Spalletti e, pista forse più intrigante, Donadoni. Mentre a Firenze c'è un Montella che aspetta ancora una chiamata...




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