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Calciomercato > Il punto di CM.IT > Roma, Garcia e il rischio esonero: via come Spalletti, Zeman, Conte e Lippi?

Roma, Garcia e il rischio esonero: via come Spalletti, Zeman, Conte e Lippi?

Il francese potrebbe ripercorrere le orme di tre suoi illustri colleghi


Rudi Garcia (Getty Images)
Silvio Frantellizzi (Twitter: @SilFrantellizzi)

24/09/2015 19:16

ROMA GARCIA ESONERO SPALLETTI CONTE LIPPI/ ROMA - La sconfitta rimediata dalla Roma contro la Sampdoria, complica ulteriormente la situazione di Rudi Garcia, allenatore alle prese con un ambiente sempre più indispettito nei suoi confronti. In casa giallorossa, sono in tanti a sostenere che la società abbia messo nelle mani del tecnico francese una squadra da titolo che non riesce a compiere il salto di qualità a causa di scelte discutibili. Il massiccio turn-over adottato dall'ex allenatore del Lille nelle ultime settimane, non ha dato i frutti sperati, collezionando un pareggio interno con il Sassuolo ed il ko in casa della Sampdoria dopo l'incoraggiante 1-1 in Champions League con il Barcellona. Parlare di esonero, alla quinta giornata di campionato, forse è troppo, ma la posizione di Garcia non è mai stata così scomoda da quando nel 2013, ereditò i cocci di una Roma dilaniata dalla sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio. Ad un anno e mezzo di distanza, il gioco latita e i giallorossi non riescono più ad esprimersi sui livelli della sua prima esperienza italiana, conclusa con un incoraggiante secondo posto dietro alla Juventus dei record di Antonio Conte.

La sensazione è che le dichiarazioni lasciate la scorsa stagione dopo il match contro il Palermo, quando Garcia sostenne che non c'erano i mezzi necessari per competere alla pari con la Juventus, abbiano lasciato un segno indelebile nel rapporto con la dirigenza americana. Parole forti e pesanti che in passato hanno portato all'esonero di diversi allenatori. Successe del 2001 a Lippi dopo la sconfitta rimediata dall'Inter contro la Reggina. L'allenatore viareggino invitò la società ad "appendere tutti i giocatori al muro" un messaggio che Moratti incassò di buon grado, decidendo tuttavia di allontanare il futuro campione del mondo. Destino simile accaduto a Spalletti nel 2009. Dopo due sconfitte nelle prime due giornate di campionato contro Genoa e Juventus, il tecnico toscano fu protagonista di uno duro sfogo in conferenza stampa, accusando diversi giocatori di non essere concreti in campo. La gestione Sensi prese la palla al balzo e sostituì il tecnico con Ranieri che lottò fino alla fine con l'Inter per lo scudetto. Restando nella capitale, anche a Zeman, uno che storicamente non le manda certo a dire, costarono care tante dichiarazioni schiette e sincere, soprattutto nel 1999, quando alla guida della Roma, fece esplodere il caso-doping nei confronti della Juventus. Ultimo, in ordine cronologico, Antonio Conte, via proprio dalla Juventus dopo tre scudetti di fila e quella famosa dichiarazione all'indomani dell'eliminazione in Champions League con il Galatasaray: "Non si può andare in un ristorante da 100 euro con 10 euro". Spalletti, Lippi, Conte e Zeman, allenatori vincenti e meno vincenti che hanno pagato forse a caro prezzo certe dichiarazioni. Perché aldilà dei risultati in campo, spesso e volentieri a fare la differenza sono anche le parole: Garcia potrebbe imapararlo a proprie spese.




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