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Calciomercato > Notizie > Calciopoli, Cassazione conferma associazione a delinquere e prescrive Giraudo: le motivazioni

Calciopoli, Cassazione conferma associazione a delinquere e prescrive Giraudo: le motivazioni

Ecco le motivazioni del terzo grado della giustizia ordinaria sullo scandalo del 2006


Antonio Giraudo (Getty Images)
Michele Furlan (Twitter: @MicheleFurlan1)

30/07/2015 17:08

CALCIOPOLI CASSAZIONE GIRAUDO MOTIVAZIONI / ROMA - Il processo penale per lo scandalo sportivo di Calciopoli del 2006 è arrivato al suo atto finale. Lo scorso 24 marzo, infatti, la Terza Sezione Penale della Cassazione ha posto la pietra tombale su quella che è stata forse la pagina più nera della storia del calcio italiano. Le motivazioni della sentenza circa l'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo (prescitto, ma non assolto) sono state depositate. Sono attese quelle relative al rito ordinario di Luciano Moggi e Massimo De Santis. Il rito abbreviato aveva portato a Giraudo una condanna per associazione a delinquere e frode sportiva di cinque anni in primo grado, un anno ed otto mesi in appello e la prescrizione ora in Cassazione.


MOTIVAZIONI - La Terza Sezione Penale ha respinto i 13 motivi di ricorso portati dai legali di Antonio Giraudo. E' stata confermata l'esistenza di "una strutturata associazione delinquenziale volta all'alterazione o al condizionamento del campionato nazionale di calcio professionistico di Serie A per l'annata sportiva 2004/2005 evidenziando la disponibilità di un sistema di comunicazione tra i vari associati sostanzialmente segreta (...) costituito dal possesso, da parte dei sodali, di schede telefoniche estere reperite in Svizzera e poi distribuite in Italia a numerosi tesserati dell Figc". Nelle motivazioni si legge anche: "L'esistenza di vere e proprie 'riunioni operative' tra Luciano Moggi e Antonio Giraudo e i massimi vertici arbitrali deputati alle designazioni dei direttori di gara per le singole gare". Si può leggere anche dell'ingerenza' di Giraudo negli incontri per predisporre le griglie arbitrali nela duplice veste di dirigente della società calcistica e di consigliere federale, non solo "per il condizionamento di alcune gare in vista del conseguimento di vantaggi per la Juventus ma anche per il salvataggio di altre squadre del massimo campionato (come Fiorentina e Lazio)". Nelle motivazioni si legge anche di "interventi di tipo pressorio" esercitati sulla stampa sportiva e di Giraudo come "soggetto in grado di interferire sul sistema della giustizia sportiva endofederale". "La Responsabilità di Giraudo - si può leggere - è stata confermata limitatamente al reato associativo (con esclusione del ruolo di promotore ideatoreo organizzatore) ed al reato di frode sportiva". Si legge inoltre che "L'esistenza dell'associazione e dell'intraneità di Giraudo nel sistema illecito" è confermato dal sistema delle schede telefoniche svizzere. In conclusione: "I rilievi difensivi diretti a smentire la ritenuta sussistenza dell'associazione a delinquere e il coninvolgimento diretto e consapevole di Giraudo sono infondati ed in parte inammissibili".


LANESE, ROCCHI, PIERI, DONDARINI - Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si legge anche la posizione dell'allora presidente dell'Aia Tullio Lanese e degli arbitri Rocchi, Pieri e Dondarini. Del primo non si può trarre con la dovuta certezza l'appartenenza all'organizzazione delinquenziale. Per Dondarini non viene ritenuta rilevante una conversazione avvenuta prima Sampdoria-Juventus del 21 settembre 2004 e da lui arbitrata con un calcio di rigore assegnato ai bianconeri ritenuto un "errore tecnico di valutazione" che non ha rilevanza penale. Per quanto riguarda Pieri, nonostante la consegna di due schede telefoniche da parte di Luciano Moggi non ha preso parte a nessuna riunione né è risultato "coinvolto nella cogestione del campionato e interessato dal salvataggio della Fiorentina". Per quanto riguarda Rocchi invece la pochezza degli elementi probatori ha indotto la Corte ad "escludere la sua appartenenza al sodalizio".

SISTEMA GRIGLIE DIFFUSO - La Cassazione comunica poi che, come ricordato in Appello, nella stagione 2004/2005 "il sistema delle griglie arbitrali era piuttosto diffuso e sono state evidenziate dal giudice distrettuale alcune intercettazioni tra il designatore arbitrale Bergamo e il dirigente dell'Inter Facchetti ed il dirigente del Milan Meani i cui sviluppi nono stati approfonditi dalle indagini". 




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