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Calciomercato > Juventus > Juventus, Pepe: "Cinque anni fantastici, ma l'amarezza per la Champions è troppo grande"

Juventus, Pepe: "Cinque anni fantastici, ma l'amarezza per la Champions è troppo grande"

L'ormai ex esterno bianconero: "Mandzukic un lottatore, Morata ha il dna da fenomeno"


Simone Pepe (Getty Images)

27/06/2015 10:40

CALCIOMERCATO JUVENTUS PEPE MORATA TEVEZ / TORINO - Dopo cinque anni e sette trofei conquistati, Simone Pepe chiuderà tra qualche giorno ufficialmente la sua avventura alla Juventus. L'esterno ne ha parlato a 'TuttoSport'. "Svuotare l'armadietto di Vinovo è stata una tristezza incredibile: alla Juventus ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l'anima e pure una gamba. Il popolo bianconero l'ha capito. Nulla, però, può ripagarmi della finale persa a Berlino: l'amarezza per essere arrivati a un passo dalla Champions era troppo grande. - le sue parole - Eravamo un bellissimo gruppo, abbiamo instaurato legami fortissimi, ma sono certo che se ne formerà uno altrettanto solido. É la forza della Juventus: giocatori e allenatori passano ma la maglia e la mentalità vincente del club restano. Parte in pole per lo Scudetto e in Champions può riprovare. Se dovesse andare in finale a Milano ci sarò anche io a tifare".

TEVEZ - "Un pochino me lo aspettavo. Carlos aveva il grande desiderio di tornare al Boca Juniors e la Juventus è stata brava a rispettare la sua decisione. Di lui mi rimarrà sempre il ricordo di un calciatore fantastico e di una persona umilissima".

MANDZUKIC - "Mario e Tevez hanno caratteristiche diverse, però sono accomunati dallo spirito. Anche Mandzukic è un grande lottatore e quante botte si è dato con Chiellini negli ultimi anni. É uno che si spacca la testa e dopo due secondi riparte".

MORATA - "Ha il dna da fenomeno e da Champions: tecnica, forza e velocità. Alvaro può diventare uno dei primi 5 o 6 più forti del mondo. Gli ho insegnato subito qualche parolaccia per abituarsi alle partite, come ho fatto con Pogba. Paul partiva avvantaggiato perché a Manchester ne aveva imparato da Macheda".




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