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Calciomercato > Il punto di CM.IT > IL PUNTO DI CM.IT - Milan, da Diego Lopez al capitano: così inizia la rifondazione

IL PUNTO DI CM.IT - Milan, da Diego Lopez al capitano: così inizia la rifondazione

I motivi di un flop interminabile e i punti fermi da cui ripartire: ecco come può rinascere il Diavolo


Diego Lopez (Getty Images)
Antonio Papa (Twitter: @antoniopapapapa)

04/05/2015 19:19

PUNTO CM.IT CRISI MILAN / ROMA - Non è un'eresia affermare che quella di ieri è stata la miglior partita del Milan degli ultimi tempi. Vero ma paradossale, se pensiamo al passivo finale e se pensiamo che nei 70 minuti precedenti i rossoneri hanno giocato una gara 'da Chievo Verona', con 10 uomini dietro la linea della palla. Con tutto il rispetto per il Chievo eh, ci mancherebbe. Per tutto il match la sensazione è stata che dopo il primo gol il Napoli poteva dilagare, e se quel gol fosse arrivato prima chissà di cosa staremmo parlando oggi. E no, il parallelo con la beffa di Istanbul non regge: in comune con quei 3 gol lì c'è solo l'allenatore avversario e i 6 minuti in cui sono maturate le reti. In 10 anni ne è passata di acqua sotto ai ponti, un fiume in piena che sta spazzando via ricordi e gloria. 

COSE CHE CAPITANO... SENZA CAPITANO - Era il 2007, anno di grazia di Ricardo Kakà. Il talento brasiliano ritirò il Pallone d'Oro e dichiarò testuali parole: "Il mio sogno è diventare una bandiera del Milan e indossare la fascia di capitano, ma ora prima di me ci sono tanti altri campioni che la meritano". Sono passati sette anni e mezzo da quelle dichiarazioni e la fascia era saldamente sul braccio di Paolo Maldini, poi a turno l'hanno avuta Ambrosini, Gattuso, Seedorf e compagnia. Kakà l'ha indossata l'anno scorso, quando è tornato a svernare per un triste amarcord dopo la parentesi madrilena. L'ha ereditata da Montolivo, insignito qualche giorno dopo il suo arrivo senza neanche un mese di cursus honorum, ed è tutto dire. Quest'anno per l'ex viola tanti problemi e quindi la fascia è finita sul braccio di chiunque. Ieri sera ce l'aveva De Jong, che a fine partita sghignazzava come se non fosse neppure sceso in campo. Una fascia che non è mai stata scontata e che ora va via in liquidazione: ecco, magari il termometro di ciò che sta accadendo ai rossoneri può anche essere questo qui. 

COSA RESTA DA SALVARE - Non è certo da ieri che il Milan si schianta contro il muro della mediocrità. Il prossimo anno potrebbe (il condizionale è d'obbligo) rivedersi uno spiraglio di rifondazione e più che pensare chi sia da mandar via è bene focalizzarsi su chi tenere a bordo per il nuovo corso. Diego Lopez, migliore in campo anche col Napoli, può essere sicuramente un pilastro del Milan che verrà, idem Poli e Bonaventura che quantomeno continuano a sputar sangue. Dei talenti a disposizione va tenuto stretto Menez nonostante la follia di Milan-Genoa è l'unico in grado di fare la differenza. Honda per questioni di marketing (ieri al San Paolo c'erano almeno 6-7 giornalisti giapponesi, ndr). Fra i 'nuovissimi' hanno convinto solo Suso e Antonelli, per tutti gli altri si impone un'attenta riflessione. E De Sciglio? Protagonista in negativo del match di ieri. forse è il caso di dargli un'altra chance. Di sicuro adesso sarebbe svalutatissimo e fino a prova contraria resta il prodotto del vivaio più promettente degli ultimi anni. Non sarà Maldini, ma se supera la fragilità psico-fisica che lo sta affliggendo può tornare protagonista in positivo. E chissà, un giorno magari anche capitano. 

 




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