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Torino-Juventus: il gol di Quagliarella, gli incidenti e la bomba carta: il racconto di un derby 'storico'

I granata tornano al successo dopo 20 anni in una domenica tesa dentro e fuori dal campo


Darmian a segno (Getty Images)
Marco Di Federico

27/04/2015 12:00

JUVENTUS SERIE A INCIDENTI DERBY BOMBA CARTA VENTURA ALLEGRI / TORINO - Era il 9 aprile del 1995. Una doppietta di Ruggiero Rizzitelli permise al Torino di battere 2-1 la Juventus e vincere il derby della Mole. Da quel momento il popolo granata non era più riuscito a festeggiare per una vittoria contro i cugini bianconeri. Fino a ieri. Allo stadio 'Olimpico' la squadra di Ventura compie il 'miracolo', rimontando la magistrale punizione di Pirlo con le reti di Darmian e dell'ex Quagliarella. Almeno per un giorno Torino torna granata. Ma la vittoria del Torino nel derby contro la Juventus è stata macchiata da gravi episodi di cronaca, accaduti prima e durante il match, che da ieri sono al centro delle news Serie A. Dai sassi tirati al pullman della Juventus all'arrivo allo stadio fino alla bomba carta lanciata dal settore ospiti verso i tifosi granata: un derby da ricordare, ma non solo per quanto fatto in campo dai giocatori di Torino e Juventus.

PER IL TORINO UN SUCCESSO ATTESO 20 ANNI: DARMIAN E QUAGLIARELLA GELANO LA JUVENTUS

In campo lo spettacolo è stato degno di un grande derby. La Juventus arriva alla stracittadina con il quarto Scudetto consecutivo praticamente già cucito sul petto e con la chance di festeggiarlo sul campo del Toro in caso di successo e concomitante ko della Lazio in casa contro il Chievo Verona. Allegri lascia in panchina Tevez a rifiatare e sceglie Matri al fianco di Morata: il sorteggio ha messo di fronte alla Juventus il Real Madrid nella semifinale di Champions League e l'Apache sarà l'uomo a cui si affidano i bianconeri per battere la corazzata spagnola. Per Ventura formazione tipo, con la coppia Quagliarella-Maxi Lopez davanti. É la Juventus la prima a colpire: punizione capolavoro di Pirlo, che decise allo scadere anche il derby d'andata, e Padelli che non può fare altro che vedere la palla insaccarsi. Ma il Toro sa che può essere la giornata giusta per tornare finalmente a vincere. Prima Darmian si insinua nell'addormentata difesa bianconera e batte Buffon, poi è l'ex di lusso Quagliarella a superare da due passi il portiere della Nazionale. La Juventus è sotto, preme per trovare il pareggio, ma alla fine è festa granata.

SASSI CONTRO IL PULLMAN DELLA JUVE E BOMBA CARTA SUGLI SPALTI: LA VIOLENZA MACCHIA IL DERBY DI TORINO

Quello che è successo in campo viene purtroppo messo in secondo piano dai gravi fatti di cronaca che hanno contraddistinto il derby della Mole. Il primo episodio si è verificato all'arrivo della Juventus allo stadio 'Olimpico': il pullman bianconero è stato danneggiato da lanci di pietre, delle quali qualcuna ha rotto un vetro, con alcuni supporters granata che hanno anche preso a calci il mezzo. Tanto spavento tra i giocatori bianconeri, con Beppe Marotta che ha attaccato anche la stampa per il clima che si respira attorno alla Juventus. Durante la partita, poi, petardi, fumogeni e soprattutto una bomba carta che viene lanciata dal settore ospiti verso la curva Primavera, dove si trovano i tifosi del Torino: il bilancio parla di undici persone ferite, una in modo più serio, e di cinque arresti. Allegri è stato molto duro nel commentare gli episodi di Torino-Juventus, sulla stessa falsariga anche il collega Ventura. Fatti che riportano in prima pagina il problema della violenza nel calcio, a solo una settimana dall'aggressione subita dai calciatori del Cagliari ed in concomitanza con la rissa negli spogliatoi di Bergamo tra Denis e Tonelli dopo Atalanta-Empoli. Tifosi, calciatori e tutti gli addetti ai lavori sono chiamati purtroppo troppo spesso ad una riflessione su temi che non dovrebbero centrare nulla con il calcio. Urbano Cairo oggi ha rincarato la dose, attaccando Pallotta per le parole che ha usato contro la frangia più estrema dei tifosi della Roma. Difficile pensare ad un futuro immediato migliore se neanche chi si trova ai vertici delle società riesce ad avere una posizione comune.




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