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Calciomercato > Roma > Roma, Castan: "Ho pensato di morire. Avanti con Garcia!"

Roma, Castan: "Ho pensato di morire. Avanti con Garcia!"

Il difensore brasiliano si racconta dopo l'operazione al cervelletto


Leandro Castan (Getty Images)
Stefano D'Alessio (Twitter: @SDAlessio)

17/04/2015 08:43

CALCIOMERCATO ROMA INTERVISTA CASTAN A IL TEMPO / ROMA - Il difensore della Roma Leandro Castan, attualmente fermo ai box dopo l'operazione alla testa per la rimozione di un cavernoma al cervelletto, ha concesso una lunga intervista a 'Il Tempo' nel corso della quale ha commentato le ultime news Roma con un occhio anche al calciomercato estivo.

L'INIZIO DELL'INCUBO - "La sera della partita contro l'Empoli, in cui avevo avvertito una fitta alla coscia sinistra, ho avuto un giramento di testa. Pensavo di essere stanco, ma quando mi sono svegliato la testa girava ancora. Ho chiamato il dottore della Roma che ha mi portato dall’oculista. La vista era a posto, allora ho fatto una risonanza magnetica e lì hanno scoperto che nel cervelletto c’era questo corpo grande come una fragola. Sono rimasto una settimana ricoverato al Campus Biomedico, i medici hanno studiato il caso. Solo dopo due mesi un radiologo mi ha spiegato esattamente cosa avevo".

LA PAURA - "Ho avuto tanta paura. I medici mi assicuravano che non avevo il cancro, però qualcuno lo scriveva su internet oppure me lo chiedevano i tifosi direttamente sui social network. Io pensavo: 'O mio Dio sto morendo'. Un giorno ho riunito mio padre, mia moglie e i dottori per sapere la verità: 'Se ho un tumore ditemelo perché sto per impazzire e voi mi nascondete qualcosa'. Mi hanno ribadito che non avevo un cancro, poi ci ha pensato il radiologo a chiarirmi tutto".

L'OPERAZIONE - "A novembre i medici mi hanno detto che se non avessi fatto l’intervento non avrei potuto più giocare. La mia prima reazione è stata: 'Grazie, per me è finita, torno in Brasile e basta'. Ho deciso di operarmi dopo che Sabatini mi ha accolto nel suo ufficio dicendomi: 'Prenditi il tempo che vuoi, non fare niente di fretta, in ogni caso questa sarà sempre casa tua'. Il giorno prima dell’operazione è stato il più difficile: provavo a scherzare ma ero molto nervoso. Ho chiesto al chirurgo se potevo mangiare un panino del Mc Donald’s, almeno se fosse stata la mia ultima cena me la sarei goduta! Poi la mattina presto, quando ero sul lettino per andare in sala operatoria, ho dato un’occhiata alla mia famiglia e stavano piangendo tutti. I dieci minuti successivi sono stati tremendi. Ero solo e impaurito ad aspettare. Li ricorderò per sempre".

IL POST-OPERAZIONE - "Ho avuto problemi a tutta la parte sinistra del corpo. Se mi giravo su quel lato per guardare vedevo sfocato. Una volta in piedi ho dovuto imparare da capo a camminare e poi a correre. La gamba destra andava da sola, la sinistra no: serviva che mi concentrassi per muoverla. Per fortuna non ho avuto danni permanenti".

IL RITORNO IN CAMPO - "Ancora non so quando tornerò, voglio fare con calma senza sbagliare e rientrare al 100%. A luglio devo essere al livello dei miei compagni per iniziare la preparazione, se poi dovessi riuscire ad andare almeno una volta in panchina in questo finale di stagione sarebbe una grande gioia. Il derby con la Lazio alla penultima? Sarebbe un sogno giocarlo".

LA CLASSIFICA - "È un periodo difficile ma secondo me il peggio è passato, la partita di Torino l’abbiamo giocata bene e ci dà fiducia. La Lazio vive un momento positivo, ma mancano 8 partite e, come ha detto Garcia, l’importante è chi arriva secondo alla fine. Può essere una rivincita del 26 maggio".

LO SCONTRO PALLOTTA-TIFOSI - "Quello che penso veramente non lo posso dire, ma sono d’accordo con il presidente: nel calcio non deve esserci razzismo o violenza. Il resto lo tengo per me. Qui si deve stare molto attenti perché quando si vince sono tutti fenomeni e quando si perde tutte mer*e. I tifosi vogliono che giochiamo bene, sappiamo che non lo stiamo facendo e allora spetta a noi far tornare la gente dalla nostra parte".

GARCIA - "Cambiato? No, è solo più arrabbiato perché i risultati non arrivano. Non c’è altra cosa da fare che continuare con lui. Quando sono arrivato la Roma non giocava neppure in Champions, ora siamo vicini a farla per due stagioni di fila. E allora non vedo perché dovrebbe andare via l’allenatore".

SABATINI - "Prima che mi acquistasse ha iniziato a chiamarmi da febbraio. Gli sono affezionato perché mi ha portato in Italia e mi è stato vicino in questo periodo".

LO SCUDETTO - "Se vado via senza averlo vinto sarà come se non avessi mai giocato nella Roma. Non voglio che tra 10-15 anni si ricordino di me come un ragazzo che ha fatto l’intervento al cervello, ma come uno di quelli che ha vinto lo scudetto".




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