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Calciomercato > Fiorentina > Fiorentina, Gomez: "Mi voleva il Real Madrid ma ho scelto Firenze. Rossi? E' un fenomeno"

Fiorentina, Gomez: "Mi voleva il Real Madrid ma ho scelto Firenze. Rossi? E' un fenomeno"

Il tedesco si racconta: "Dopo quattro anni al Bayern Monaco volevo avere meno pressioni"


Mario Gomez (Getty Images)
Silvio Frantellizzi (Twitter: @SilFrantellizzi)

15/03/2015 00:18

FIORENTINA MARIO GOMEZ REAL MADRID ROSSI BAYERN MONACO/ ROMA - Mario Gomez ha aperto il libro dei ricordi, raccontadosi alla trasmissione 'I Signori del Calcio' di 'Sky Sport'. L'attaccante tedesco ha spiegato i motivi che lo hanno portato a scegliere la Fiorentina, ripercorrendo le tappe salienti di tutta la sua carriera, dallo Stoccarda al successo in Champions League con il Bayern Monaco.

LA FIORENTINA - "Dopo quattro anni al Bayern Monaco vissuti con la pressione di vincere sempre, avevo voglia di andare in una squadra meno forte ma in grado di crescere nel giro di qualche stagione. Avevo tante offerte ma non posso dire perché ho scelto Firenze.  Mi hanno chiesto: come hai fatto ad andare alla Fiorentina quando ti voleva il Real Madrid? Dentro di me c'era qualcosa che mi ha portato ad andare lì".

FIRENZE - "Prima di arrivare, mi avevano detto che tutti cosa mi aspettasse, ma non pensavo di trovare lo stadio pieno alla mia presentazione. Sentire 25 mila persone che cantano il tuo nome è bellissimo, quel giorno lo ricordero per tutta la mia vita. Della Valle? Non è normale nel calcio che ci sia un proprietario così: lui è sempre positivo, vuole sempre il meglio per noi".

GIUSEPPE ROSSI - "Pepito è una persona che vive per il calcio. E' un fenomeno, uno che sa fare tutto con la palla, un giocatore di livello top. Mi dispiace per i suoi infortuni, spero di riuscire a giocare insieme a lui. Quando sono arrivato qui ho guardato la squadra e quando ho visto il nome di Giuseppe Rossi ho pensato che era perfetto per giocare con me".

MONTELLA E L'ITALIA- "L'allenatore vuole sempre che noi attacchiamo e giochiamo con la palla tra i piedi. Per un attaccante questo è molto importante. Il futuro? Voglio solamente che la famiglia stia bene, non chiedo altro. Nel calcio a volte non tutto va come uno si aspetta, adesso però voglio solo pensare a migliorare con la Fiorentina. Dobbiamo vincere un titolo, non parlare: è il campo che dice la verità. Juventus e  Roma al momento sono più forti in Italia".

LO STOCCARDA E TRAPATTONI - "Nessuno si aspettava che lo Stoccarda vincesse il campionato. Eravamo una squadra piena di giocatori che arrivavano dal settore giovanile. Due anni prima c'era Trapattoni: era un gentleman, ha fatto un grande lavoro con i giovani e mi ha aiutato tantissimo a crescere". 

IL BAYERN MONACO - "Andare al Bayern Monaco era un sogno per me, significava giocare per uno dei più grandi club al mondo. Louis van Gaal? E' un allenatore che dice sempre quello che pensa. Appena è arrivato mi ha detto che ero un giocatore come gli altri. L'avventura al Bayern è iniziata diciamo così così, ma è stata una grande esperienza. Lui ha dato al Bayern Monaco una struttura di gioco che c'è ancora adesso, tatticamente era un tecnico straordinario. 

LA CHAMPIONS LEAGUE - "Vincere la Champions League è stato un sogno che si avvera. Lo sognavo fin da bambino quando guardavo le partite del Barcellona in tv. Chi gioca a certi livelli sogna sempre di vincere quella coppa. Dopo aver perso le finali con Inter e Chelsea era difficile battere il Borussia Dortmund: avevamo un'enorme pressione addosso, siamo scesi in campo pensando che non potevamo perdere per la terza volta in pochi anni".

ROBBEN - "Robben è un campione incredibile, ha una mentalità come pochi altri. Nel 2012 sbagliò il rigore nella finale contro il Chelsea e tutta Monaco di Baviera era contro di lui, ma un anno dopo ha segnato il gol decisivo contro il Borussia Dortmund. Altri giocatori non si sarebbero mai ripresi da un colpo del genere. Lui è veramente un grande campione, sia dentro che fuori il campo".

L'INTER - "La finale con l'Inter? Nel 2010 il Bayern Monaco no era pronto per vincere la Champions League, avevamo di fronte una squadra fortissima con giocatori che erano ad alti livelli da tanti anni. Quella sconfitta ci è servita come esperienza per gli anni successivi".

IL CHELSEA - "La finale contro il Chelsea non si può descrivere con le parole, ancora oggi è impossibile dire cosa sia successo quella sera. Giocavamo in casa, tutta la città era con noi, in campo abbiamo giocato benissimo segnando una sola rete, poi è arrivato il pareggio di Drogba al loro primo tiro in porta: fu uno shock per noi. Il calcio è così". 

MONDIALE MANCATO - "Mi ha fatto veramente male non andare in Brasile con la Nazionale tedesca. I miei idoli erano tutti brasiliani, da Ronaldo a Romario e non vedevo l'ora di poter giocare un Mondiale in Brasile: alla fine la Germania l'ha vinto ma senza di me". 




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