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Calciomercato > Primo Piano > Juventus, Tevez: "Sono cresciuto dove droga e omicidi erano all'ordine del giorno"

Juventus, Tevez: "Sono cresciuto dove droga e omicidi erano all'ordine del giorno"

Il numero 10 bianconero ricorda la sua infanzia in Argentina


Carlos Tevez (Getty Images)
Silvio Frantellizzi (Twitter: @SilFrantellizzi)

13/03/2015 14:37

JUVENTUS TEVEZ BARRIO ARGENTINA/ ROMA - Carlos Tevez si racconta in una lunga intervista rilasciata a 'Fifa.com'. Il numero 10 della Juventus torna a parlare del suo arrivo a Torino e della sua infanzia, vissuta su un filo sottile che divideva il bene dal male. "Dopo aver passato otto anni a Manchester, ho ricevuto una grande accoglienza a torino, anche se qui la gente è più tranquilla rispetto ad altre parti d'Italia come Roma e Napoli dove la passione è più forte. Mi sono adattato presto anche grazie alla lingua che capisco meglio, in Inghilterra è stato più difficile". 

L'ARGENTINA - "La mia infanzia in Argentina? E' stata difficile, sono cresciuto in un posto dove la droga e gli omicidi erano all'ordine del giorno. Ho fatto esperienze dure, crescendo molto in fretta. Fortunatamente la vita mi ha permesso di fare una scelta. Non so se essere cresciuto in quell'ambiente ha fatto di me un calciatore più battagliero, ho sempre giocato a modo mio ma è possibile".

DARIO CORONEL - "Se penso ancora a Dario Coronel (amico di infanzia di Tevez morto suicida)? Sì, lui è od era il mio miglior amico, eravamo sempre insieme. Lui purtroppo ha scelto un'altra strada, quella della criminalità, forse quella che sembrava più semplice".

FUERTE APACHE - "Una volta a Fuerte Apache ti derubavano e ti lasciavano andare via, oggi ti uccidono pure. Pensano tutti alle proprie vite e non a quelle degli altri. Dobbiamo mostrare alla gente che ci sono anche ragazzi bravi lì, alla Ciudad occulta come nel resto dell'Argentina".

LA 10 DI DEL PIERO - "Cosa significa aver ereditato la maglia numero 10 di Del Piero e Platini? Non ne sento il peso anche se è importante per me, non mi metto addosso altra pressione per sentirmi degno di questa maglia, altrimenti diventerei matto e non potrei fare il mio lavoro nel modo giusto".




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