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Calciomercato > Napoli > Addio Pino Daniele, 'Napoletano' maiuscolo che metteva d'accordo tutti

Addio Pino Daniele, 'Napoletano' maiuscolo che metteva d'accordo tutti

Il cantautore partenopeo è scomparso la scorsa notte


Pino Daniele (Getty Images)
Antonio Papa (@antoniopapapapa)

05/01/2015 16:39

NAPOLI, ADDIO PINO DANIELE / NAPOLI - Ci sono davvero poche persone, in questo nostro pazzo Paese, che sono in grado di mettere d'accordo tutti ma proprio tutti. Una di queste era Massimo Troisi, genio universalmente riconosciuto in quanto tale anche ben prima della sua morte, autentica rarità nel mondo del "Morto Troisi, viva Troisi". Un altro di questi uomini straordinari si chiama Pino Daniele, e di Troisi era una sorta di gemello, la faccia musicale di quella incredibile medaglia al valore partenopeo che fu il grande Massimo da San Giorgio a Cremano. Un'amicizia artistica speciale, che solo la morte poteva interrompere e che forse solo la morte unirà. Chissà se è così, ma oggi di certo ci piace pensarlo.

Pino Daniele se n'è andato stanotte e con lui se n'è andato un altro grande pezzo di Napoli. Quella Napoli colta, ironica e autoironica senza dover necessariamente far chiasso, la Napoli languida e malinconica che emerge giorno per giorno in tutta la sua straripante genialità ma nel contempo si guarda dentro e si scopre impotente nel fronteggiare l'altra napoli, quella con la lettera minuscola, quella che non piace a nessuno se non a chi la rappresenta. La Napoli con la lettera maiuscola è la Napoli di Massimo e di Pino. E' la Napoli di Napul'è, è la Napoli di Terra Mia. Comm'è triste, comm'è amaro sta assettato pe guardà tutt'e ccose tutt'e parole ca niente pònno fà. In un giorno così le parole hanno senso solo se accompagnate dalla musica di Pino, quella musica così leggiadra e quei testi così profondi, che tanto stridono con le sguaiatezze neomelodiche e le ballerine glitterate dell'ultimo Capodanno. La Napoli che oggi piange uno dei suoi simboli solo qualche giorno fa cantava e ballava al cospetto dell'antitesi di Pino Daniele, mentre lui regalava la sua ultima apparizione, fugace e delicata come sempre, alla Valle D'Aosta. Così, giusto per acuire un po' la appocundria a posteriori.

Ma non è il momento di entrare in stupide polemiche. Oggi siamo tutti uniti nel dolore, e il dolore va sempre rispettato. Le persone famose quando muoiono lasciano sempre dietro di sé una scia di cordoglio pari quasi a quella dei dibattiti (sterili) su chi abbia più il diritto di star male. La legittimità del lutto, una delle derive più stupide del nuovo mondo social. Beh, oggi aprendo i vari network mi sono ritrovato un'umanità compatta, unita nel profondo rispetto ad un artista riconosciuto come un personaggio storico praticamente da tutti, quelli belli e quelli brutti, i maiuscoli e i minuscoli. Un piccolo miracolo che capita solo a quelli davvero grandi. Come Daniele, come Troisi. Come Maradona, da qua a cent'anni.

Già, perché non è un caso neppure che Pino e Massimo siano legati a doppio filo anche a Diego Armando, un altro a cui Napoli si è stretta in maniera viscerale anche dopo la sua partenza. Una città così, fatta di emigranti per necessità, i suoi figli più belli non li dimentica mai, a maggior ragione quando vanno via. Negli ultimi lustri Pino Daniele aveva virato verso traiettorie decisamente meno blues e sicuramente più "leggere", ma soprattutto aveva lasciato Napoli, più per scelta che per necessità, assecondando quell'indole mite e riservata orrmai incompatibile con ciò che era diventato a casa sua, cioè una specie di mito. Un mito che i napoletani non hanno mai dimenticato, neanche in questi decenni di lontananza. Un mito che i napoletani celebreranno a dovere domenica prossima, al 'San Paolo', dove prima della Juve ci sarà occasione di cantare di nuovo Napul'è tutti insieme, come quella volta lì ma abbracciati e con le lacrime agli occhi, napoletani e Napoletani per una volta uniti insieme. Prima però c'è il Cesena, che domani più che mai a tanti tifosi ricorderà solo quella famosa scena di "Scusate il ritardo". Quando Massimo, Pino e Diego erano grandi tutti insieme. Forse non è un caso neanche questo qui: oggi di certo ci piace pensarlo.




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