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Calciomercato > Altro > SPECIALE CM.IT: Da Bendtner a Ferrero, i personaggi del 2014

SPECIALE CM.IT: Da Bendtner a Ferrero, i personaggi del 2014

Ecco i protagonisti che più di tutti hanno accentrato l'attenzione quest'anno


Massimo Ferrero (Getty Images)
Matteo Torre (@torrelocchetta)

31/12/2014 20:13

PERSONAGGI CALCIO 2014 BENDTNER FERRERO LOTITO / ROMA - L'anno 2014 è stato significativo per il calcio e per i suoi uomini. Il Mondiale ha rubato la scena e le sue conseguenze hanno rivoluzionato il sistema calcistico italiano. Se pensiamo ai personaggi di spicco, infatti, tutto ha inizio con Cesare Prandelli: la sua gestione dell'Italia in Brasile ha diviso il Paese, andando ben oltre i confini del semplice sport. Le polemiche a distanza con Giuseppe Rossi sono state solo il preludio del cataclisma: a inizio anno Prandelli annunciava un prolungamento con la Federazione solo da sottoscrivere, poi la disastrosa spedizione ha portato all'addio suo e del Presidente Abete. C'è chi ha persino paragonato Prandelli a Schettino... Dal canto nostro, evidenziamo 'soltanto' l'enorme impatto mediatico dell'ex Ct azzurro in quei giorni infernali.

L'eliminazione dell'Italia è stata coadiuvata dal gentile Luis Suarez, che ha avuto l'accortezza di sferrare il morso più famoso al mondo in quella partita tra Uruguay e Italia. I denti del 'Pistolero' affondati sulla spalla di Chiellini hanno accentrato l'attenzione in tutto il pianeta, scatenando un'eco mediatica che ancora oggi è possibile sentire, a distanza di mesi. Ne sono stati fatti meme, scritti editoriali; si sono scomodati persino i politici del suo Paese, e la FIFA è arrivata a squalificarlo. Una storia imponente racchiusa in pochi istanti di follia. E di cui, probabilmente, parleremo ancora tra trent'anni.

L'Italia si è rifatta la pelle come un serpente, quando il morso di Suarez le ha strappato in un sol colpo i vertici della FIGC, costretti a dimettersi. Di lì è nata la nuova scorza del calcio nel Bel Paese, rappresentata da Carlo Tavecchio e Claudio Lotito. Il primo, Presidente dei Dilettanti e lanciatissimo alla corsa di nuovo Presidente Federale; il secondo, considerato ad oggi deus ex machina della riforma del calcio italiano, principale promotore della causa di Tavecchio. Albertini ci ha provato, ma non c'è stato niente da fare: per Tavecchio è stato un trionfo. Un programma di rinnovamento in itinere, fuor di dubbio. Ma oggi tutti non ricordano che la sua gaffe più celebre: "Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così". La letteratura su chi sia Opti Pobà è a tutt'oggi di grande interesse sociale.

Lotito, si diceva. O meglio, lui diceva. Ipse dixit, come sarebbe caro al suo amore per il latino. "Io sono consigliere FIGC, posso stare qui". Qui dove? In ritiro insieme alla Nazionale. Alla carta non fa una grinza, ma De Rossi ha espresso perplessità sulla presenza del Presidente della Lazio con l'Italia. Ne è nato un hashtag, #LotitoOvunque, e una serie di fotomontaggi che hanno visto Lotito 'accreditato' in qualsiasi tempo e luogo, dallo sbarco sulla Luna a un selfie romantico tra Rudi Garcia e compagna. Perché lui, lì, ci può stare. Ipse dixit.

I cataclismi non sono finiti: parliamo di Antonio Conte, che prende e lascia la Juventus in un 15 luglio qualsiasi, con l'Italia che ancora si lecca le ferite per il Mondiale. Tavecchio (e Lotito) non se lo fanno scappare, portandolo alla guida della panchina della Nazionale. E i bianconeri fanno loro nientemeno che Massimiliano Allegri, esonerato pochi mesi prima dal Milan. Apriti cielo. E ancora non s'è chiuso.

Chiudiamo con tre guizzi, ognuno per il suo genio. Il primo: Nicklas Bendtner si è 'consacrato' sui social network e, di tanto in tanto, sul campo. Considerato un 'bomber' per eccellenza da tifosi e utenti di ogni squadra, il danese ha segnato una doppietta all'Italia con un taglio di capelli al limite del trash, si è svincolato dall'Arsenal, si è fotografato nudo con un cappello, è andato al Wolfsburg e si è rimesso a segnare a grandi ritmi. Aprite qualsiasi sua foto su Instagram e la troverete sommersa di commenti con il suo più degno soprannome: Lord.

Il secondo: Massimo Ferrero. Nell'anno dei fulmini a ciel sereno, la Sampdoria passa di mano. Dai tranquilli Garrone a... be', lui. Come definirlo? Un Presidente capace di dare ombra al mito di Gaucci. Eccentrico, esuberante, sempre fuori dalle righe e dagli schemi. Non una dichiarazione banale, anzi: ha persino un account Twitter, dove dà sfogo alla sua immensa passione per i blucerchiati. Sarebbe possibile racchiudere tutti i suoi tormentoni (e quelli del suo grande imitatore Maurizio Crozza) in queste righe? No, ma qualcosa lo gettiamo in pasto ai posteri: "Volevo salutare la D'Amico. C'ho il mosquito al dito e la vorrei portare ad Ostia Lido. Ciao D'Amico!". Grazie, Presidente.

Il terzo, che purifica il trash e i fallimenti del 2014: Carlo Ancelotti. Un allenatore italiano che va a Madrid, prende il Real per mano, lo conduce in cima all'Europa e al pianeta. Vince la Decima, ossessione per antonomasia dei 'blancos'. Normalizza un ambiente esacerbato e, con la calma serafica e il genio tecnico-tattico che ne hanno caratterizzato la carriera, costruisce più di una squadra. Quello che ha in mano, oggi, è un impero. Perché l'Italia potrà anche avere i suoi problemi ma, al dunque, è sempre agli italiani che il mondo chiede in prestito il genio. Purché ce lo restituiscano.




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