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Calciomercato > Milan > Milan, Menez: "Grazie al calcio non sono in galera, Totti e De Rossi nel cuore"

Milan, Menez: "Grazie al calcio non sono in galera, Totti e De Rossi nel cuore"

L'attaccante rossonero: "A 16 anni mi voleva il Manchester United, ma io sono rimasto al Sochaux"


Jeremy Menez (Getty Images)
Marco Di Federico

20/12/2014 10:33

MILAN MENEZ ROMA MANCHESTER UNITED / MILANO - Questa sera Jeremy Menez ritroverà la Roma, un pezzo importante di un passato fatto di calcio e di fama, ma anche di sofferenza e dolori. L'attaccante francese, il grande colpo del calciomercato estivo del Milan, si è racontato in una lunga intervista  a 'La Gazzetta dello Sport': non solo news Milan, tanti i temi toccati dall'ex giallorosso. "Forse se non avessi avuto il calcio sarei finito in galera. Del resto, ci sono finiti un sacco di miei amici: furti, droga. Ho continuato a sentirli anche quando erano dentro e ogni volta era come rendersi conto di quanto sottile sia il filo che divide una vita felice da una vita buttata via. Una volta che ce ne siamo date un sacco con un gruppo di un altro quartiere, io ne ho prese più di quante ne ho date e qui in fronte ho ancora una bella cicatrice",

FERGUSON - "A 16 anni mi voleva al Manchester United, ma io sono rimasto al Sochaux perché pensavo non fosse il momento giusto, non ero pronto. Magari avrei fatto una carriera anche migliore, ma non mi sono mai pentito".

FUTURO - "Non mi immagino da vecchio, oggi per me l’età che passa è soprattutto quella che mi avvicina al momento di smettere con il calcio. Ed invece voglio giocare ancora 78 anni, perché come ha detto da poco Ibrahimovic anche io mi sento un vino: più invecchio e più sono buono".

TOTTI - "Mi ricorda Roma, e per me è un bel ricordo. Lui e De Rossi ce li ho nel cuore"

ROMA - "Quando smetterò di giocare avrò la panzetta, ci metto già la firma perché mi piace troppo mangiare. Soprattutto una bella raclette o i dolci, e lì noi francesi vi battiamo, ma anche la pasta, e qui ovviamente non c’è storia. Quando giocavo a Roma gli amici che mi erano venuti a trovare mi telefonavano dalla Francia mica per sapere come stavo, ma per parlare degli spaghetti".




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