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Calciomercato > > Italia, Baggio: "Giocavo per far divertire la gente. La finale con il Brasile..."

Italia, Baggio: "Giocavo per far divertire la gente. La finale con il Brasile..."

Il 'Divin Codino' si racconta: dagli infortuni a Mazzone, passando per la delusione di USA '94


Roberto Baggio ©Getty Images
Silvio Frantellizzi (Twitter: @SilFrantellizzi)

07/10/2014 23:47

ITALIA BAGGIO BRASILE MAZZONE/ ROMA - Quando parla la storia del calcio italiano, è difficile non restare a sentire in religioso silenzio. Succede di fronte a Roberto Baggio, uno dei più grandi numeri 10 di sempre. Il 'Divin Codino' ha riavvolto il nastro di una carriera costellata di successi e sconfitte, di magia e sfortune, sempre all'insegna di una classe cristallina che ha fatto innamorare milioni di tifosi. "Il mio sogno quotidiano era quello di andare in campo per far divertire la gente - ha dichiarato Baggio alla trasmissione 'Heroes - Lo Sport nel cuore' di 'Canale 5' - Volevo divertirmi e far divertire, questo era il mio motto". 

ITALIA-BRASILE - "Ho sognato per tutta la vita di giocare una finale dei Mondiali Italia-Brasile - ha dichiarato Baggio, riportando la mente alla 'maledetta' finale di Pasadena del 1994 - Avevo pensato a tutti i finali possibili e immaginabili ma non come è andata a finire. Quello che è successo mi ha aiutato ad essere sempre umile e restare con i piedi per terra. La vita è una lotta continua, l'importante è non farsi abbattere"

MAZZONE - "Lui era una persona che aveva avuto tutto dal mondo del calcio e non aveva quel senso di ambizione che magari avevano gli altri allenatori. Un tempo gli allenatori erano in primo piano, erano considerati superiori ai giocatori e molti credevano di essere depositari della verità del calcio. Per me l'allenatore di una grande squadra deve essere psicologo e coordinatore. Mazzone non aveva nulla da dimostrare e per questo non è diventato antagonista di nessun giocatore".

RITIRO - "Sembrerà strano ma il giorno della mia ultima partita mi sono tolto un peso. Ho giocato sempre con problemi alle ginocchia e quel giorno ho capito che non avrei più sofferto. Sembra assurdo ma è così, purtroppo nella testa mi portavo tutta la sofferenza che avevo dovuto sopportare. Da lì ho fatto un paio fi partite ma non ho praticamente giocato più".

MESSI E MARADONA - "Messi e Maradona? Sono due personaggi diversi. Messi è un calciatore riservato, Maradona invece ama stare al centro dell'attenzione. E' una questione di carattere, di modo di vedere la vita. Forse è anche questione di educazione: Messi ha dovuto lasciare presto l'Argentina per la Spagna, dove ha avuto a che fare con un'altra cultura che ha influenzato il suo modo di essere. Diego invece veniva da un quartiere pieno di difficoltà".

IDOLI - "Ci sono stati tanti giocatori che ho ammirato, ognuno aveva una caratteristica diversa dagli altri. Marco van Basten era il migliore a smarcarsi dai difensori, purtroppo ha dovuto smettere presto per i suoi problemi fisici ma è riuscito comunque a fare la storia del calcio. Crujiff? Io ero bambino a quei tempi e solo sentire parlare di Ajax mi faceva venire la pelle d'oca: lui era il numero uno di una squadra fantastica". 




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