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Calciomercato > Benessere > Salute - Guerra al sale in tavola, l’Oms fissa l’obiettivo: meno 30% in dieci anni

Salute - Guerra al sale in tavola, l’Oms fissa l’obiettivo: meno 30% in dieci anni

Il sale aumenta la pressione arteriosa e l’ipertensione e moltiplica il rischio di cardiopatie e attacchi di cuore


In cucina (Getty Images)

30/09/2014 21:55

SALUTE SALE OMS INFARTO ICTUS / ROMA – L’Organizzazione mondiale della sanità dichiara guerra al sale in tavola per prevenire infarto e ictus. Ridurre l’assunzione di sale di un terzo nei prossimi dieci anni è uno dei nove obiettivi globali fissati dall’Oms contro le malattie non trasmissibili. Ieri, 29 settembre,  in occasione della Giornata mondiale del cuore, l’agenzia delle Nazioni Unite per la sanità ha lanciato un appello a tutti i Paesi, affinché intraprendano azioni contro l’abuso della principale fonte di sodio nella nostra dieta, il sale in cucina. Quest’ultimo aumenta la pressione arteriosa e l’ipertensione, spiegano dottori e esperti, e quindi si moltiplica il rischio di cardiopatie e attacchi di cuore. In media ogni persona assume 10 grammi di sale al giorno: circa il doppio della dose complessiva raccomandata proveniente da cibi processati, pasti già pronti e pietanze cucinate a casa e cioè meno di 5 grammi al dì (pari un cucchiaino scarso di tè).

“Se riuscissimo a centrare il traguardo di una riduzione dei consumi pari al 30% entro il 2025, milioni di vite potrebbero essere salvate da attacchi di cuore, ictus e altre malattie correlate - ha affermato Oleg Chestnov, esperto dell’Oms in patologie non trasmissibili e salute mentale - Ridurre il consumo di sale è uno dei modi più efficaci attraverso i quali ogni Paese può promuovere la salute dei propri abitanti. Urge quindi che anche l’industria alimentare lavori a stretto contatto con l’Oms e i governi nazionali per ridurre sempre di più i livelli di sale nei prodotti".

UN DECALOGO PER CITTADINI E POLITICI – Al fine di contribuire a tagliare il consumo di sale, l’Oms suggerisce ai politici una serie di interventi mirati:
1.regolamenti e politiche per assicurare che i produttori di alimenti e i rivenditori riducano i livelli di sale in cibi e bevande;
2.accordi con produttori e rivenditori affinché i cibi a basso contenuto di sale siano disponibili e accessibili;
3.promuovere la riduzione di sale in scuole, ospedali, posti di lavoro e istituzioni pubbliche; 4.garantire etichette chiare e trasparenti che permettano ai consumatori di conoscere l’effettivo contenuto di sale di ogni prodotto;
5.attuare le raccomandazioni Oms sulla commercializzazione di prodotti alimentari e bevande non alcoliche ai bambini.

Questi invece i consigli rivolti ai consumatori, da mettere in pratica mentre si è ai fornelli e a tavola:
1.leggere il contenuto di sale in etichetta quando si comprano cibi già preparati;
2.togliere dalla tavola saliere e bottiglie di salse salate;
3. limitare la quantità di sale aggiunto cucinando al massimo un quinto di cucchiaino da tè al giorno;
4.limitare il consumo di prodotti ad alto contenuto di sale;
5.educare i gusti dei bambini abituandoli a una dieta composta in maggioranza da cibi non processati e senza l’aggiunta di sale.
 

LO STUDIO - Più di 1 milione e 650 mila morti all’anno nel mondo, pari a un decimo dei decessi cardiovascolari che si registrano nel pianeta. Responsabile di questo disastro è proprio l’eccessivo consumo di sodio, elemento chiave del sale. I dati dell’effetto della dieta ipersodica arriva da uno studio americano pubblicato sul ‘Nejm’, che ha analizzato i dati relativi a 205 indagini sul consumo di sodio in 187 Paesi del mondo, così da coprire circa i 3 quarti della popolazione adulta globale.

S.C.




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