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Calciomercato > Benessere > Salute, rischio infarto: le regole per evitare quattro casi su cinque

Salute, rischio infarto: le regole per evitare quattro casi su cinque

Lo studio dei ricercatori del ‘Karolinska Institutet’ di Stoccolma e le professioni più a rischio


Fitness (Getty Images)

25/09/2014 16:45

SALUTE INFARTO DIETA E ESERCIZIO FISICA / ROMA – L’80% degli uomini potrebbe prevenire gli eventi coronarici semplicemente con l’adozione di scelte di vita più salutari. Ben quattro su cinque attacchi cardiaci o infarti potrebbero quindi essere evitati se le persone seguissero uno stile di vita più sano. L’avvertimento arriva a seguito di un nuovo studio condotto dai ricercatori del ‘Karolinska Institutet’ di Stoccolma e poi pubblicato sul ‘Journal of American College of Cardiology’. La ricerca evidenzia come seguire una dieta corretta, fare esercizio fisico regolare (anche il semplice camminare moderatamente), mantenere un peso adeguato, non fumare e contenere l’assunzione di alcol può prevenire il verificarsi di eventi cardiocircolatori o coronarici indesiderati. Tra questi, appunto, l’infarto del miocardio e l’ictus.

Uno stile di vita sano evita infatti il subire i potenziali effetti collaterali dei farmaci ed è più conveniente nel ridurre le malattie coronariche nella popolazione. La dott.ssa Agneta Akesson, professore associato presso l’Istituto di Medicina Ambientale, e gli altri colleghi del Karolinska ricordano che “sebbene la mortalità per malattie cardiache sia diminuita negli ultimi decenni – con gran parte della riduzione attribuita a terapie mediche – la prevenzione è fondamentale”.
Con questa ricerca, gli scienziati hanno scoperto una netta riduzione del rischio di attacco di cuore per ogni fattore di stile di vita individuale che i partecipanti praticavano. Un esempio? Seguire una dieta a basso rischio (ricca di frutta e verdura, legumi, frutta a guscio, latticini a basso contenuto di grassi, cereali integrali e pesce), con un consumo moderato di alcol, ha portato a una stima del rischio di infarto del 35% più basso rispetto al gruppo ad alto rischio, ossia quelli che non praticavano alcuno dei fattori riducenti il rischio.

Non è tutto. Si è inoltre scoperto che i vantaggi sono proporzionali al numero di fattori riducenti il rischio praticati. Gli uomini che hanno unito ai primi due fattori (una dieta a basso rischio al consumo moderato di alcol) anche gli altri (non fumare, essere fisicamente attivi e avere una bassa quantità di grasso addominale), hanno poi riscontrato un rischio di ben l’86% più basso. I ricercatori, poi, hanno trovato risultati simili anche negli uomini con ipertensione e alti livelli di colesterolo.
I ricercatori hanno concluso che il numero delle malattie cardiovascolari potrebbe essere notevolmente ridotto attraverso programmi mirati e promuovendo scelte di stile di vita a basso rischio per gli uomini anche in coloro che già assumono farmaci per il trattamento di condizioni cardiovascolari, una riduzione supplementare di rischio è stata osservata nei soggetti con uno stile di vita sano. “E’ importante notare che i comportamenti di stile di vita sono modificabili – ha dichiarato la dottoressa Akesson – e il passaggio da comportamenti ad alto rischio a quelli a basso rischio potrebbe avere un enorme impatto sulla salute cardiovascolare”. Migliorare e prevenire è la scelta migliore, a che età iniziare? La scelta migliore è di iniziare il prima possibile, concludono i ricercatori.

LAVORO – Anche il fattore occupazionale ha un ruolo importante per la salute del cuore. I risultati di una recente analisi, riportati dalla rivista medica americana ‘Jama’, rivelano che negli Stati Uniti le categorie a maggior rischio nella fascia di età fino ai 55 anni sarebbero le persone impiegate nei servizi e i colletti blu, ovvero gli operai. Lo studio attinge ai dati del National Health Interview Survey dal 2008 al 2012, in base ai quali risulta che nel complesso il 2,8% degli adulti sotto i 55 anni hanno una storia di malattia coronarica. In particolare la prevalenza è dell'1,9% tra gli impiegati, del 2,5% tra i disoccupati e del 6,3% tra coloro che per motivi diversi sono fuori dalla forza lavoro.

S.C.




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