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Calciomercato > Benessere > Salute, marijuana a uso terapeutico: sarà prodotta dall’esercito italiano

Salute, marijuana a uso terapeutico: sarà prodotta dall’esercito italiano

La notizia verrà ufficializzata entro settembre ma il via libera è stato dato dai ministri della Difesa e della Salute, Pinotti e Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti


Ad uso terapeutico (Getty Images)
Santa Colella

05/09/2014 12:05

SALUTE FARMACI CANNABIS PRODUZIONE STATO ITALIANO / ROMA -  Lo Stato produrrà marijuana a uso terapeutico e a produrla sarà l’esercito italiano. Dopo anni di dibattito, l'iter per l'approvazione dell'uso della cannabis a scopo terapeutico ha subìto un'accelerazione improvvisa. Era stato infatti istituito un tavolo di lavoro dove la questione è stata esaminata anche con l’istituto farmaceutico militare e adesso, spiegano al dicastero della Salute, sono in via di stesura i protocolli attuativi. Non è escluso che entro il 2015 i farmaci cannabinoidi saranno già disponibili nelle farmacie italiane.  

Oggi reperire farmaci derivati dalla cannabis in Italia è complesso e soprattutto molto costoso. Questa categoria di medicinali è infatti importata dall’estero, con oneri non indifferenti per il sistema sanitario nazionale e con molte difficoltà per i pazienti che ne devono far uso: pazienti oncologici, affetti da HIV o nel trattamento dei sintomi di patologie come sclerosi multipla, sla, glaucoma. Per ovviare a questi problemi la soluzione ovvia era produrre in proprio la materia prima. Una soluzione resa però difficile dall’inevitabile dibattito sulle droghe che a questa si lega inevitabilmente.

ISTITUTO MILITARE FIRENZE – La marijuana ad uso terapeutico verrà coltivata dallo stabilimento chimico militare di Firenze. Le origini dell’istituto farmaceutico risalgono al 1853, quando a Torino fu istituito un deposito di Farmacia militare. Oggi invece lo stabilimento fiorentino, nato con l’obiettivo di produrre medicamenti per il mondo militare, ha esteso la sua attività anche al settore civile. E ora produrrà i farmaci derivati dalla cannabis attualmente importati dall’estero a costi elevati.

VIA LIBERA - La notizia verrà ufficializzata entro settembre, così come rivela ‘La Stampa’, ma il via libera è stato dato dai ministri della Difesa e della Salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti. 

PRO - Pinotti (Pd) aveva dato da tempo il suo ok. Lorenzin (Ncd) è stata più prudente, non solo per un approccio culturale diverso, ma soprattutto perché le questioni che il suo ministero deve affrontare sono diverse e molto delicate dal punto di vista tecnico. La Lorenzin stessa puntualizza di essere una persona "open minded" e lontana da ogni pregiudizio ideologico a patto, però, di trattare la marijuana solamente come un farmaco. Rimane insomma il veto sulla liberalizzazione della cannabis a scopi ricreativi. "La mia impressione è che in questo Paese non si riesca a parlare in termini laici e asettici, senza rincominciare a parlare di liberalizzazione - specifica il ministro - Dal punto di vista farmacologico, non ci sono problemi all’uso terapeutico della cannabis: nessuno mette in dubbio gli effetti benefici, ma va trattato come un farmaco”.

MANCONI E BERNARDINI - Molte diffidenze nei confronti del ministro Lorenzin erano venute da ambienti Radicali e anche del Pd. Era stato detto che la responsabile della Salute frenava, rallentava questa soluzione, che invece aveva visto la sua collega Pinotti subito d’accordo.  Tra i più critici il senatore Luigi Manconi del Pd che rimane ancora diffidente perché vuole vedere se si andrà fino in fondo in questa scelta. Era stato lui a proporre una legge per consentire la coltivazione della cannabis da parte di soggetti autorizzati, come appunto lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. “In condizioni, quindi, di assoluta sicurezza, ma il ministro Lorenzin ha ritardato nel dare una risposta positiva a fronte di una dichiarazione di consenso da parte del ministro Pinotti” ha dichiarato.  
Tra coloro che questi anni hanno insistito per questa soluzione, c'è la radicale Rita Bernardini, ha fatto presente i costi altissimi e la difficoltà di reperire i farmaci cannabinoidi. Infatti solo 60 persone in Italia hanno avuto accesso alla cannabis per uso terapeutico attraverso le Asl.




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