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Calciomercato > News > L'Editoriale di Marchetti - La dura vita del calcio in provincia: un viaggio a Parma e Cagliari

L'Editoriale di Marchetti - La dura vita del calcio in provincia: un viaggio a Parma e Cagliari

Consueto appuntamento con il nostro editorialista ed esperto di SkySport24


Luca Marchetti
Luca Marchetti

06/06/2014 14:36

EDITORIALE MARCHETTI PARMA CAGLIARI / MILANO - Com'è duro fare calcio in provincia. Anche in quelle province solide, quelle che hanno sempre (o quasi) detto la loro in campionato. O addirittura in Europa, è dura fare calcio, forse in Italia, visto che Roma e Inter hanno investitori stranieri, il Milan è diventato molto più oculato. E così succede che a Parma si viva una situazione paradossale. Il mancato ingresso in Europa a causa delle strette norme Uefa ha spinto Ghirardi a dire 'mollo tutto', e lo avevamo anche commentato, proprio qui. Ora sembra proprio che non sia una minaccia vuota. A Parma sembra abbiano deciso di ridimensionare, molto. Per abbassare i costi, per rendere la società più appetibile e meno cara. Quindi già in lista di partenza Parolo (oggi appuntamento con i procuratori per parlare di contratto) che andrà alla Lazio. E anche Donadoni è corteggiato dalla società di Lotito. Il discorso è che però Donadoni potrebbe andarsene a prescindere. È un'idea, ancora. Tutt'altro che una certezza. Ma se questo è il corso del nuovo Parma forse meglio guardarsi negli occhi e decidere di lasciarsi. Non necessariamente per accettare la corte di Lotito. Anche soltanto per rimanere liberi e vedere che succede. Per gli altri (da Paletta a Biabiany, da Cassano ad Amauri) saranno valutate le offerte. Non ci sono saldi, ma l'espansione del Parma molto probabilmente si è fermata qui.

Qualche chilometro più in là, a Bologna, succede che Zanetti, il signor Segafredo, che un po' di calcio negli anni scorsi proprio grazie al Bologna lo aveva assaggiato, si tira indietro. Ringrazia per l'opportunità, ma non è la miscela giusta. Poi naturalmente il discorso Cagliari. Cellino è uno dei personaggi più incredibili che io abbia mai conosciuto. Intelligente, scaltro, scaramantico, poliedrico, passionale, lunatico. È in grado di manipolare persone e situazioni come nessun'altro. Parlando con lui innanzi tutto ti diverti perché non ha peli sulla lingua (a meno che tu non sia l'oggetto delle sue ire, allora non ti diverti proprio) poi però devi riuscire a districarti in mezzo a una serie di trabocchetti che ci devono essere per forza. Come in questa vicenda della cessione del Cagliari. Tutto fatto con Giulini. Anzi no. Tutto fatto con gli americani. Incontro a Miami, il gruppo Giulini rilancia pure, ma l'accordo con gli americani è totale, manca solo la vicenda stadio: servono 16 mila posti. Tutto fatto? Macché... Tutto da rifare. Sti americani non li conosce nessuno e Giulini ora è a un passo dall'accordo: 25 milioni subito, 25 nel corso del prossimi 18 mesi (così Cellino potrà occuparsi ancora del suo Cagliari). Ci avete capito nulla? Neanche noi. Ma se volete capire che tipo è Cellino andatevi a leggere sull'Unione Sarda' di qualche giorno fa l'intervista che gli ha fatto Enrico Pilia, proprio su questa vicenda. Applausi. Non solo a Pilia, ma soprattutto a Cellino. Per sopravvivere 23 anni con il calcio in provincia bisogna utilizzare tutti i metodi. A volte serve inventarseli. Molto spesso però non serve. Ora i modelli più positivi sono quelli di Empoli (che fa la spola fra serie A e B, sfonrando campioncini) e Atalanta, che riesce ad avere una straordinaria continuità anche essa grazie al settore giovanile e a una società che è sempre stata una famiglia. Ma la provincia non è solo questo.




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